L’AQUILA – “Passerò il Natale come sempre. Con la mia famiglia ho fatto l’albero, il presepe, abbiamo anche benedetto Gesù Bambino. Non sarà un processo kafkiano in Vaticano a scalfire la nostra serenità”.
Parla con estrema calma, ma pure con convinzione, Gianluigi Nuzzi, giornalista milanese finito sotto processo in Vaticano nel cosiddetto scandalo Vatileaks, dopo la pubblicazione di “Via Crucis”, uno dei suoi libri-inchiesta.
Il processo è partito lo scorso novembre con il rinvio a giudizio di cinque persone, tra cui Nuzzi e il collega Emiliano Fittipaldi, autore del libro “Avarizia”.
L’accusa è di sottrazione e diffusione di documenti riservati della Santa Sede.
Al termine dell’inchiesta, sono stati arrestati monsignor Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui.
“Ma il reato di inchiesta in Italia non è previsto – precisa ad AbruzzoWeb Nuzzi – quindi parliamo di un processo kafkiano, nel quale due giornalisti italiani sono giudicati da cittadini italiani in Vaticano, dunque in uno Stato estero, da magistrati nominati dal Vaticano stesso e non da concorso pubblico come in Italia. Ed è un processo kafkiano anche perché l’avvocato che mi è stato assegnato, ricordo che gli avvocati devono essere iscritti al Foro vaticano, è il solo in possesso degli atti dell’inchiesta. Vivendo io a Milano e lui a Roma, è difficile organizzare insieme a lui una difesa come si deve”.
“Sono stato accusato di aver diffuso notizie e documenti riservati sulla Santa Sede, ma io racconto di privilegi, abusi, di furti di una casta che nulla ha a che vedere col messaggio di Cristo e con la vera missione della Chiesa – prosegue il giornalista -. Credo sia in atto una vera e propria guerra per riformare la curia romana, con da una parte Papa Francesco, che spulcia carte e documenti, e dall’altra chi non intende rinunciare a privilegi e continua a macchiarla con le peggiori malefatte, ma non è rompendo uno specchio che si fanno sparire”.
Nuzzi – che aveva pure polemizzato via Twitter col giornalista aquilano e conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa per la gestione del caso Vatileaks in tv (“Bruno Vespa invitava a cena il cardinale Tarcisio Bertone, quello dell’attico, ma non dà replica a Porta a Porta ai giornalisti… mah servizio pubblico?”) – è inoltre convinto del fatto che in molti siano stanchi della situazione della Chiesa di Roma.
“C’è un enorme scollamento tra i fedeli e il mondo della Santa Sede, nonostante gli sforzi di Bergolio – spiega a tal proposito – intanto la guerra di cui sopra va avanti”.
“In aula – afferma poi Nuzzi, cui sono arrivati messaggi di solidarietà e di stima da parte di molti colleghi come Vittorio Feltri, Paolo Mieli, Ezio Mauro, o da scrittori come Andrea Camilleri – sono tutti molto cortesi e gentili, ma non si è mai visto un processo in cui di un libro non si contesta neanche una riga. L’accusa dice che io e Fittipaldi abbiamo agito insieme, però io l’ho conosciuto in tribunale, non prima”.
“Ma non chiamatemi eroe, né martire. Sono solo un giornalista che vuole lavorare con onestà”, conclude.
In attesa di ricevere una risposta via sms dal premier Matteo Renzi sulla libertà di stampa.





