PESCARA – Mancata valutazione di proposte alternative e a costo zero, incompetenza in materia dei responsabili dell’istruttoria.
Sono questi due dei motivi che saranno al centro di un ricorso al Tar del capogruppo di Forza Italia in Regione Abruzzo, Lorenzo Sospiri, contro il parere positivo della Commissione di Valutazione di impatto ambientale al contestato progetto da 54 milioni di euro delle vasche di espansione sul fiume Pescara, da realizzare nei comuni di Rosciano, Cepagatti e Manoppello, in provincia di Pescara, e nella frazione chietina di Brecciarola.
Al fine di evitare il rischio esondazioni a valle, in primis a Pescara, dove fa ancora male il ricordo dell’alluvione del dicembre 2013.
Un’opera contro sta ingaggiando una dura battaglia anche il Movimento 5 Stelle, che reputa l’intervento una “inutile colata di cemento”.
E contrappone un progetto alternativo, adottato anche in altri paesi europei, di 700 laghetti artificiali da realizzare lungo tutta la val Pescara, con una capacità di raccolta circa 8 volte superiore a quella delle vasche di laminazione
Proposta però liquidata con un fumettistico e sbeffeggiante “sigh!” dal consigliere regionale del Partito democratico, Alberto Balducci, in una nota probabilmente ispirata dal presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che è anche Commissario per il dissesto idrogeologico del fiume Pescara e pure il più strenuo sostenitore del progetto.
Il muro contro muro si è confermato nel Consiglio regionale straordinario di martedì scorso, dedicato proprio alle vasche di esondazione, e nel corso del quale il documento M5S con cui si chiedeva il ritiro dell’opera, è stato bocciato dalla maggioranza compatta.
In quella sede e poi contattato da AbruzzoWeb, Sospiri ha continuato però a considerare “folle” questo intervento; ed ha annunciato di aver pronto un ricorso al Tar, in quanto il parere positivo del Via è a suo dire pieno di “incongruenze e lacune”, ed addirittura di “illegittimità”.
La prima e forse più clamorosa lacuna è che lo studio di impatto ambientale (Sia), redatto dal Comitato, non ha preso in considerazione “l’opzione zero”, ovvero l’esistenza di alternative a costo zero, come prescrivono il Codice per l’Ambiente e varie Direttive europee in materia.
“L’alternativa esiste – spiega invece Sospiri – sono i tanti invasi naturali lungo l’asta del fiume che potrebbero svolgere la stessa funzione delle vasche, senza la necessità di usare cemento e sprecare ettari di terra fertile”.
Le norme citate prescrivono in effetti che vada prima individuato il problema, poi si passa alle ipotesi progettuali per risolverlo.
In ultimo, va sviluppata l’ipotesi progettuale più congrua e se possibile l’ipotesi zero”, che non comporta oneri economici e minimizza l’impatto ambientale.
“Al contrario, lo Studio di impatto ambientale della Regione, prima sviluppa l’ipotesi e poi in modo sintetico e superficiale (solo sei pagine) scarta le altre ipotesi”, fa notare Sospiri, che mette in dubbio le competenze nella specifica materia dei responsabili dell’Istruttoria, in primis di Vittorio Di Biase, ex capo del dipartimento Opere pubbliche fino al dicembre 2014, poi tornato a fare il dirigente del servizio Genio civile regionale di Pescara.
Come sarebbe invece prescritto dall’articolo 63 della legge regionale 10 del 2012, secondo cui le “istruttorie dei piani e dei progetti presentati al Comitato di coordinamento regionale per la Valutazione di impatto ambientale, sono svolte da personale con titoli e specializzazioni adeguate alla tipologia di piano o progetto da esaminare, quali pubblicazioni scientifiche di carattere nazionale o internazionale”.
“Ho più volte chiesto – spiega Sospiri – copia dei curriculum degli istruttori con evidenziati titoli, specializzazioni e pubblicazioni in materia di opere di laminazione delle piene dei fiumi, ma non ho ricevuto ad oggi risposta”.
L’ultima lettera indirizzata al Comitato via e alla direttrice generale della Regione Cristina Grarardis da Sospiri risale al 28 settembre.
A cui però non ha fatto seguito una risposta.
Altri motivi del ricorso al Tar, l’assenza nello studio di valutazione ambientale di uno specifico sugli habitat, con particolare riferimento a quelli degli uccelli migratori, e di uno specifico “studio sulle terre e rocce da scavo”.
Sul piede di guerra anche il comune di Cepagatti, che prenderà terreni senza adeguate compensazioni, e l’agguerrito Comitato “No casse” formato da decine di proprietari delle fertilissime terre in cui dovranno essere realizzate le vasche, anche qui senza adeguati ristori.
E, come detto, il Movimento 5 Stelle, che sta valutando un ricorso al Tar e intanto continua ad insistere sul progetto alternativo rispetto a quello che a loro dire è pensato soprattutto per salvare il centro commerciale Megalò di Chieti Scalo, per il quale è anche prevista una espansione, costruito a soli 150 metri dall’argine del fiume Pescara, su un’area di poco più di 40 ettari classificata ad alta pericolosità idrogeologica.
Se ora a Pescara ci sono problemi di esondazione del fiume – il pensiero dei grillini – è anche e soprattutto perché si è avuta la pessima idea di far realizzare un centro commerciale in un’area in cui il fiume aveva una volta sfogo in campagne non antropizzate.
Ed ora dopo questo scempio si vuole salvaguardare il Megalò, e “si vogliono costruire delle enormi casse, che non risolveranno il problema, visto che esperti in materia hanno evidenziato che si ridurrà di circa il 13 per cento la portata massima dell’onda di piena garantendo in teoria un ritardo del picco dell’ onda di piena di 13 ore. Però gli eventi di piena del fiume Pescara si prevede la persistenza di fenomeni alluvionali per circa 48 ore a causa dell’assetto idrogeologico dell’intero bacino”.
Con i laghetti, ovvero un’opera di ingegneria naturalistica – viene inoltre fuori dal progetto sposato dai pentastellati – che in altri paesi europei è adottata, e che ha avuto l’approvazione di stimati esperti del settore, invece la capacità di assorbimento della portata in caso di piena arriverà fino al 70 per cento. “La maggioranza – dice il Movimento 5 stelle – sceglie però di percorrere ancora una volta la strada del cemento, una strada vecchia che dimostra l’assenza totale di una visione del territorio ed interessi ben lontani da quelli della salvaguardia di chi lo abita o lo utilizza per il lavoro agricolo”.
I laghetti diffusi del progetto elaborato dal Movimento 5 Stelle, insomma, verrebbero realizzati solo sui corsi d’acqua temporanei del bacino idrografico del Pescara, raccogliendo solo le acque in più dovute alle precipitazioni. Laghetti di piccole dimensioni, con capacità medie intorno ai 30 mila metri cubi, che complessivamente garantirebbero di contenere circa 30 milioni di metri cubi di acqua, circa 8 volte la capacità delle vasche di laminazione proposte dall’attuale Giunta regionale.
Che sarebbero realizzate, con dighe in terra, con una minima parte in cemento sul colmo necessaria alla fuoriuscita dell’acqua in caso di riempimento.
Altro aspetto che evidenzierebbe la piena sostenibilità ambientale dell’opera, sta nello sfruttamento delle centinaia di fossi già esistenti.
Dunque, non si renderebbe necessario scavare dei giganteschi invasi ma solo chiudere a valle quelli già esistenti in natura, garantendo una forte riduzione anche in termini di costi economici. Innanzitutto verrebbero utilizzati terreni marginali, i fossi appunto, non pianure, come vorrebbe il progetto messo in cantiere, tra le più fertili della regione.
Tutti questi piccoli invasi diventerebbero delle vasche di fitodepurazione naturali, in quanto l’acqua proveniente dai terreni agricoli verrebbe raccolta in questi laghetti e depurata dalla vegetazione, a tutto vantaggio del fiume e del mare, entrando a far parte di un progetto organico per il ripristino della qualità delle nostre acque di balneazione. Le aziende agricole e i coltivatori privati avrebbero a disposizione acqua per l’irrigazione tutto l’anno, inoltre, i laghetti dalle dimensioni più importanti potrebbero essere usati per altri scopi, dalla pesca sportiva ad altri sport acquatici, allevamento di pesci, realizzazione di parchi lacustri a scopo ricreativo e naturalistico e molto altro ancora, creando diverse centinaia di nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato.
Argomenti ribaditi nel consiglio straordinario di martedi 8 ottobre davanti ad una maggioranza distratta, e preoccupata più dalle sue tensioni interne, con il presidente e commissario D’Alfonso assente.
La replica stringata è arrivata dal sottosegretario di Giunta con delega all’ambiente Mario Mazzocca, di Sinistra ecologia e libertà, che ha ricordato che “il progetto è stato da questa maggioranza ereditato dall’epoca del centrodestra, assieme alla cementificazione indiscriminata della val Pescara”.
Mazzocca ha poi rivelato di “aver letto con attenzione la proposta alternativa del Movimento 5 Stelle, e parlando anche da architetto ha spiegato che “ho avuto esperienza documentale, di interventi simili realizzati in Europa, ma in condizioni diverse dall’Abruzzo”. Mettendo in dubbio però le problematicità di questi settecento laghetti in caso di eccezionali eventi atmosferici” ricordando quello che è avvenuto a Pineto (Pescara) dove alcuni laghi collinari hanno creato problemi aggiuntivi in occasione di eventi atmosferici eccezionali”. E ha concluso impegna dosi a “incitare ad una riflessione puntuale, prima dell’affidamento esecutivo dell’opera, il commissario D’Alfonso”.
Detto questo, la sua maggioranza ha respinto come un sol uomo il documento, confermando insomma la volontà di procedere senza indugio alla realizzazione delle vasche di laminazione. Mazzocca è uscito dall’aula e non ha partecipato al voto.





