VALLE CASTELLANA – Domenica prossima urne aperte a Valle Castellana (Teramo), dove i cittadini sono chiamati al voto per scegliere se restare in Abruzzo o passare nelle Marche, nella provincia di Ascoli Piceno.
Sono 1.070 gli aventi diritto e dunque il quorum è fissato a 536 voti.
Sarà questa l’ultimo capitolo di una lunghissima storia che ha visto per anni i cittadini di Valle Castellana impegnati nella difficile battaglia per entrare a far parte della Regione Marche e della Provincia di Ascoli Piceno.
Da anni, infatti, i residenti del piccolo comune, denunciano uno stato di abbandono da parte della Provincia di Teramo e della Regione Abruzzo, soprattutto in termini di viabilità.
Ascoli, a circa 20 chilometri dal borgo, risulterebbe molto più vicina e facile da raggiungere.
Il Consiglio dei ministri, infatti, su proposta del ministro dell’interno Luciana Lamorgese, ha deliberato di indire, per domenica 8 marzo 2020, la convocazione dei comizi per lo svolgimento del referendum popolare per il distacco del comune di Valle Castellana dalla regione Abruzzo e la sua aggregazione alla regione Marche.
A fine gennaio, il presidente della Provincia di Teramo, Diego Di Bonaventura, si è recato a Pietralta, una delle numerose frazioni di Valle Castellana, comune al confine con il territorio di Ascoli Piceno, incastonato fra i Monti della Laga.
È uno dei territori messo a dura prova dalle caratteristiche di questo territorio, tanto suggestive quanto complesse. Interessata da importanti fenomeni di dissesto idrogeologico con piccole frazioni scarsamente abitate e un reticolo di strade spesso interessato da frane e smottamenti.
“La vivibilità quotidiana è messa a dura prova – ha sottolineato Di Bonaventura – la manutenzione delle strade, qui, con le condizioni ambientali esistenti, ha costi altissimi e negli ultimi anni non c’è stata quella manutenzione costante ordinaria e straordinaria indispensabile a garantire una viabilità accettabile. Valle Castellana deve rimanere a Teramo, non vogliamo nemmeno prendere in considerazione altre alternative che, peraltro, non sarebbero affatto risolutive dei problema di questa zona”.
Con i finanziamenti che la Provincia ha messo in campo, fondi sisma e manutenzioni, oltre ai due milioni e trecentomila già spesi, ci sono circa altri tre milioni coperti da finanziamento con il sesto stralcio Anas e con il Piano triennale delle opere pubbliche.
“Con questi fondi interveniamo nei tratti più critici – ha aggiunto il presidente – primo fra tutti quello che dal Ceppo sale a Pietralta e Morrice; sulla provinciale 52, sulla 49 e sulla 48. Ma non è solo un problema di strade, anche per questo siamo rientrati nel Cotuge il consorzio che gestisce il comprensorio sciistico di Monte Piselli. Un piccolo gioiello turistico che può contribuire alla rinascita di questa zona. Come noto la Provincia non ha più alcuna competenza in materia turistica è chiaro che dobbiamo lavorare di concerto con la Regione Abruzzo: gli enti locali devono aggregarsi con progetti di comprensorio. Dobbiamo sconfiggere il senso di abbandono che emerge forte parlando con i cittadini”.





