AVEZZANO – Esiste una piccola realtà in Abruzzo che ancora lotta e continua a scommettere sulla qualità “made in Italy”.
Si tratta dell’azienda marsicana Valenti Nastri Srl, che si occupa della produzione di nastri decorativi e ha sede ad Avezzano, in provincia dell’Aquila.
La sua fortuna è stata vendere i prodotti all’estero, nel Nord Europa, perché in Italia “il mercato non è florido e le poche aziende si sono cristallizzate. Non è facile affermarsi sulla piazza”.
Mario Casale, responsabile del personale dell’azienda, spiega ad AbruzzoWeb i motivi di tali decisioni e in che modo la crisi economica sta colpendo direttamente e indirettamente tutta la scala gerarchica dell’impresa.
“Ci troviamo immersi in tante difficoltà – spiega – Con il personale purtroppo non si discute mai di miglioramenti e della possibilità di espandersi, bensì di tagli e di come risparmiare”.
Ma loro non demordono e continuano a rimanere all’Aquila, perché “solo la produzione italiana è sinonimo di qualità”.
Di cosa vi occupate?
Produciamo nastri decorativi, seguiamo tutta la filiera, dall’ideazione alla messa in opera, cominciando dalla bobbina fino al taglio e all’ultimazione. Ora stiamo provando a trattare la carta, per proporci anche sul mercato italiano, ma non è facile, ci sono molte aziende affermate.
Per quale motivo avete deciso di “buttarvi” sul mercato estero?
Il mercato nel Nord Europa è più ampio, i nastri vengono usati sempre e hanno una tradizione più fertile della nostra. L’inserimento è stato molto facile. In Italia c’erano aziende già cristallizzate che lasciavano poco spazio a nuove imprese.
Come è nata quest’avventura?
Tutto è iniziato ufficialmente nel 1999, c’era lo stabilimento dell’Ersa, ad Avezzano, che produceva lana, e quando ha chiuso è stato rilevato dalla famiglia Valenti, di Caronno Pertusella (Milano).
Hanno voluto investire nel territorio marsicano, così hanno acquistato la fabbrica, ristrutturato l’edificio, preso nuovi macchinari e iniziato la nuova attività.
E lei come si è inserito?
Ho conosciuto la famiglia Valenti per caso, durante una riunione sindacale. C’erano dei problemi all’interno del lanificio di proprietà dell’Ente Fucino, così dopo l’acquisto dello stabilimento mi hanno chiesto se volevo collaborare con loro.
Avete deciso di mantenere in Italia tutta l’azienda, la parte amministrativa sta a Milano, il settore di produzione è all’Aquila. Una scelta coraggiosa in questi anni in cui tutte le aziende stanno “emigrando” nell’Est Europa.
Vogliamo rimanere in Italia, continuare la scommessa fatta nel ’99 perché solo rimanendo qui possiamo garantire alti standard di qualità, che all’estero non sono assicurati. Il prezzo inferiore dei prodotti e del personale è sintomo di riduzione di qualità. Finché si può stare qui rimaniamo e sfruttiamo tutte le possibilità che abbiamo, anche puntando sulla produzione di carta.
In che situazione si trova la Valentti Nastri s.r.l.?
Come tutte le aziende europee stiamo risentendo della crisi. Con i nostri dipendenti siamo in contratto di solidarietà, abbiamo dovuto ridurre le ore e anche gli stipendi. Una parte del salario lo paga la cassa integrazione,mentre un’altra parte, circa il 46 per cento, lo paghiamo noi.
Com’è cambiato il fatturato annuo?
Prima si aggirava intorno ai due milioni e mezzo di euro annui, adesso siamo intorno ai due milioni.
Secondo lei di chi è la responsabilità?
È generale, un po’ di tutti. Il vero problema è che le banche non aiutano le piccole e medie imprese. Si dimostrano ancora più chiuse e alimentano le nostre difficoltà. Avremmo bisogno di un po’ di liquidità, ma purtroppo non ne concedono.



