L’AQUILA – “Non ci troviamo davanti a un virus contagioso come il covid e anche il decorso dell’infezione è ben diverso. I casi gravi sono davvero molto rari ma, in generale, bisogna essere prudenti e tenere sotto osservazione i contagi acclarati”.

Così, ad AbruzzoWeb, il dottor Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila dopo la conferma del primo caso di vaiolo delle scimmie (Monkeypox PMX) in Abruzzo. Si tratta di un 40enne della provincia di Teramo, di ritorno da un viaggio in Spagna.

“La trasmissione avviene prevalentemente attraverso contatti molto intimi, quindi il contagio è sicuramente meno facile rispetto al covid. In un recente studio è stato dimostrato come il virus sia mutato circa 50 volte in soli quattro anni”.

In Italia, secondo l’ultimo bollettino del ministero della Salute, sono 426 i contagi confermati. La quasi totalità è avvenuta in maschi (sono soltanto 2 le donne), con un età mediana di 37 anni, anche se i casi hanno riguardato persone dai 20 ai 71 anni. La Lombardia è la Regione più colpita con 197 casi; seguono il Lazio (90), l’Emilia Romagna (49), il Veneto (31).

Come si legge sul New England Journal of Medicine, “su 528 infezioni diagnosticate tra il 27 aprile e il 24 giugno 2022, in 43 siti in 16 paesi, il 98% delle persone con infezione erano uomini gay o bisessuali, il 75% era bianco e il 41% aveva un’infezione da virus dell’immunodeficienza umana. Si sospettava che la trasmissione fosse avvenuta per via sessuale nel 95% delle persone con infezione. In questa serie di casi, il 95% delle persone presentava un’eruzione cutanea”.

La malattia, “in genere inizia con la febbre, seguita dallo sviluppo di molteplici lesioni papulari, vescicolo-pustolose e ulcerative sul viso e corpo e linfoadenopatia prominente. Le complicanze includono polmonite, encefalite, cheratite e infezioni batteriche secondarie”.

Ma, precisa Grimaldi, “si tratta di casi davvero sporadici, le manifestazioni più comuni sono quelle cutanee, che possono essere anche molto fastidiose ma raramente si va incontro a situazioni più preoccupanti. La durata della malattia è soggettiva”.

“Prima dell’aprile 2022, l’infezione da virus del vaiolo delle scimmie negli esseri umani era raramente segnalata al di fuori delle regioni africane dove è endemica. Attualmente, i casi si stanno verificando in tutto il mondo”, spiega ancora Grimaldi.

Nonostante il numero in rapido aumento di casi, diversi esperti ritengono improbabile che diventi una pandemia come quella del Covid. Il virus attualmente in circolazione sembra essere meno letale e si diffonde meno facilmente del SARS-CoV-2 e i farmaci e i vaccini esistenti sembrano essere efficaci.

Per l’Oms “il modo migliore di fermare il contagio per farlo è ridurre il rischio di esposizione. Per gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, prosegue l’Oms, ciò include, per il momento, la riduzione del numero di partner sessuali, la riconsiderazione del sesso con nuovi partner e lo scambio di dettagli sui contatti con eventuali nuovi partner per consentire il follow-up, se necessario”.

Intanto, sempre dall’Oms arriva la richiesta di cambiare nome al vaiolo delle scimmie, “per evitare il rischio di razzismo e discriminazione che porterebbe portare chi si ammala a isolarsi invece di cercare le cure necessarie. Lo stigma e la discriminazione possono essere pericolosi come qualsiasi virus”.