L’AQUILA – Infuria la polemica nell’Università dell’Aquila, alle prese con un passaggio epocale, il ritorno al pagamento delle tasse universitarie dopo l’esenzione negli ultimi 5 anni come misura di salvataggio a seguito del sisma del 6 aprile 2009.
L’Unione degli universitari (Udu) è in guerra con il rettore, Paola Inverardi, per via del modello predisposto per il ritorno al regime di pagamento, che per l’occasione rivoluziona completamente le modalità rispetto al pre-terremoto.
L’associazione studentesca ha diffuso una lunga nota critica in cui boccia la proposta varata dal Senato accademico martedì 22 e in attesa del via libera definitivo del Consiglio d’amministrazione, fissato per mercoledì 30 dopo uno slittamento per vizi formali.
Un organo che è emanazione dell’ex rettore dell’ultimo decennio, Ferdinando Di Orio, e che già in passato, per esempio nella nomina di docenti o ancora nel varo di nuovi corsi a numero chiuso, ha “tradito” la volontà politica del vertice, votando in modo diverso o facendo saltare il banco.
“O in Cda viene cambiata, altrimenti faremo ricorso al Tar”, minacciano comunque gli studenti inferociti, in vista dell’appuntamento decisivo.
Ma il rettore ad AbruzzoWeb annuncia la linea dura: “Hanno voluto creare scompiglio urlando a tutti, anche agli studenti che si devono iscrivere l’anno prossimo, che verranno alzate le tasse”, sbotta.
Il nodo del contendere è il “bottino” che si raccoglierà dal ritorno delle tasse. “Con il modello presentato dalla commissione tecnica interna, studiato su un numero di circa 21 mila studenti, le entrate dell’ateneo sarebbero intorno ai 12,8 milioni di euro, con la proposta presentata dall’Udu si attesterebbero intorno ai 7 milioni”, contesta la Inverardi.
“Il problema – prosegue – è che non possiamo non tenere conto dei vincoli di bilancio, l’accordo di programma prevedeva 14 milioni di euro quindi il nostro obiettivo è quello di non allontanarci troppo da questa cifra”.
Fiele per gli studenti. “È il presupposto stesso delle entrate tra i 14 e i 18 milioni di euro contestuale al crollo degli iscritti che è del tutto illogico, irrazionale e frutto di una visione elitaria ed escludente dell’Università – ringhia l’Udu – Per gli studenti prima il danno del numero chiuso, poi la beffa di farlo pagare ai redditi più bassi”.
Con la riforma, infatti, come spiegano sempre gli studenti, dopo la revolution della Inverardi “il risultato rispetto alla tassazione del 2008 sarebbe un incremento per gli studenti a reddito 0 che può arrivare fino al 1000% mentre per i redditi a 30.000 euro di Isee si pagherà fino a un 50% di tasse in più; per i redditi a 40.000 l’aumento sarà del 26%”.
Insomma, grazie a una tabella determinata in base alle risultate dell’Indicatore della situazione economica equivalente, usato per valutare la ricchezza delle famiglie italiane, le tasse aumentano per tutti ma soprattutto per i poveri: un’analisi contestatissima dal rettore.
“Tutte le tasse previste per le fasce al di sotto dei 50.000 euro di Isee sono inferiori – assicura – L’unica fascia che pagherebbe leggermente di più è quella tra 0 e 6.000 euro di Isee. Posso dire, però, che siamo a conoscenza di questa situazione e che quindi potremo assolutamente prevedere degli aiuti per gli studenti in questa particolare situazione”.
Venerdì 1° agosto si aprono le immatricolazioni, non ci sarà tempo per rifiatare.
“La prima rata quest’anno comunque non verrà pagata in quanto rientrerà ancora nell’accordo di programma. Per il prossimo anno accademico, dunque, si pagherà solo la seconda rata per cui sono previsti gli sconti di merito”, conclude il rettore.
“La questione delle tasse è in esame da molto tempo. Quasi due mesi fa è stata istituita una prima commissione interna che aveva scopi prettamente tecnici. In questi anni in cui non sono state pagate le tasse non abbiamo avuto modo di capire com’è composta la popolazione studentesca dal punto di vista del reddito – rievoca la prof – Inoltre sappiamo bene che anche il numero di iscritti è cresciuto grazie proprio all’esenzione prevista nel post-sisma. Per questo motivo abbiamo voluto istituire una commissione interna che preparasse dei modelli di studio per capire quale sarebbe il modello di tassazione ottimale per la nostra situazione”.
“Una volta messo a punto questo strumento tecnico per creare delle stime sul futuro – continua la Inverardi – la commissione è stata allargata. È stata resa un po’ più ‘politica’. In questa seconda commissione hanno preso parte ai lavori anche i rappresentanti degli studenti. Il compito questa volta era di studiare il tipo di tassazione da introdurre”.
“Basandoci su una stima di circa 21.000 presenze – spiega il rettore – abbiamo creato un’ipotesi di tassazione. Questa prevede le tasse suddivise in 2 rate di cui la prima, uguale per tutti, sarebbe composta dai 198 euro destinati al Miur e da un contributo fisso di 102 euro. Per la seconda rata, invece verrebbe applicata la tecnica degli scaglioni, con una costante fino ai 20.000 euro di Isee e poi una funzione crescente per chi ha un Isee maggiore”.
Il punto forte di questa proposta, secondo la Inverardi, riguarderebbe proprio la seconda rata.
“Nella proposta presentata, infatti, è prevista una serie di sconti che si potrebbero applicare a ogni studente, sconti estremamente consistenti legati a situazioni familiari, ma anche e soprattutto al merito dello studente – sottolinea – Già per quanto riguarda il voto di maturità, l’ateneo dell’Aquila ha fatto una scelta importante per andare incontro agli studenti. Da noi, infatti, chiunque esca con un voto superiore all’80 può beneficiare di agevolazioni. Nella maggior parte degli atenei italiani, invece, viene premiato solo chi esce con il massimo dei voti”.
Per quanto riguarda la seconda rata universitaria è stato studiato un metodo che si basa sul merito dei ragazzi e sull’acquisizione dei crediti.
“La proposta presentata al Senato accademico prevede uno sconto sulla seconda rata di un importo che va a stabilirsi in base ai crediti raggiunti dallo studente. Avevamo preparato una nostra tabella, ma poi, in sede di commissione abbiamo deciso di adottare quella dell’Udu in quanto più articolata e più precisa – svela – Lo sconto previsto per i meriti può arrivare ad un tetto massimo di 400 euro, somma che nella maggior parte dei casi andrebbe a coprire pressoché interamente la seconda rata”.
La docente si è detta particolarmente sorpresa delle esternazioni dell’Udu di questi giorni.
“Voglio sottolineare che nei lavori della seconda commissione hanno partecipato anche i rappresentanti degli studenti che hanno collaborato alla stesura di questo modello. Fino al giorno prima stavamo lavorando insieme, poi all’improvviso l’Udu ha comunicato una sua proposta alternativa”, afferma.
“L’università ha dato la massima disponibilità per una collaborazione a tutti gli effetti quindi mi chiedo, perché poi fare un’azione così spregiudicata? Se fino a qualche giorno prima stavamo collaborando, poi perché inviare messaggi come quelli lanciati dal loro comunicato?”, le domande polemiche.
“A mio modo di vedere se hanno a cuore l’ateneo di queste cose se ne deve discutere insieme, senza proclami che non possono che ledere gli interessi di tutti”.
AZIONE UNIVERSITARIA: “TASSE SONO TRA LE PIU’ BASSE”
“Al di là della demagogia di alcune posizione espresse in questi giorni, riguardo il ripristino delle tasse universitarie nell’Ateneo dell’Aquila, Au vuole far notar due aspetti: primo, questo problema, prima o poi, andava affrontato e adesso è arrivato il momento di farlo; secondo, le rette previste sono comunque tra le più basse d’Italia”.
Lo scrive Luca Rocci, presidente provinciale di Azione Universitaria L’Aquila.
LA NOTA COMPLETA
I problemi chiaramente risiedono nel fatto che appare troppo piccola la forbice tra le tasse dovute dalle fasce di reddito più basse e quello più alte. Comunque in assenza di un’adeguata strategia di comunicazione non può essere trascurato l’impatto traumatico di questa doverosa iniziativa della rettrice.
Per contrastare gli effetti negativi dobbiamo al più presto proiettare un’azione di marketing (sia in Abruzzo che nelle regioni limitrofe) che valorizzi i tanti punti di forza del nostro Ateneo.
Va comunque fatta notare l’assoluta latitanza del Comune: nella complessa “equazione” della capacità di attrazione di una città universitaria, insieme all’erogazione didattica, c’è anche quella dei servizi dove si deve registrare, come sempre denunciato da Au, una carenza strutturale soprattutto sul versante della mobilità.
Al più presto va convocato un tavolo congiunto Comune, Università e Ama per affrontare questo tema e quello scottante degli affitti troppo spesso “spropositati”.
Un ruolo potrà giocarlo anche la Regione, visto che in pochi anni le tasse regionali sono praticamente raddoppiate e a questi aumenti non è seguita un’adeguata politica per valorizzare il “diritto allo studio”.
È tempo che all’Aquila si mettano in campo azioni incisive nella sfera delle politiche giovanili: dobbiamo puntare alla creazione di Startup e alla promozione della cultura dell’innovazione e dell’imprenditorialità diffusa, perché i giovani universitari, aquilani e fuorisede, possano trovare un ambiente fertile per sviluppare le proprie idee e i propri percorsi professionali.
Come finanziare questi progetti? Qualcuno dovrebbe dirci che fine hanno fatto i fondi Meloni e Giovanardi destinati proprio a sostenere i giovani e la ricostruzione sociale dell’Aquila e del “cratere”.



