L’AQUILA – Liberarsi degli studenti fannulloni, quelli che hanno drogato il dato sulle iscrizioni all’università dell’Aquila e che rappresentano solo una zavorra per l’Ateneo.

Questa in sintesi la presa di posizione del professor Sergio Tiberti, storico avversario dell’ex rettore Ferdinando Di Orio, oggi sostenitore dell’attuale governance.

“Fino allo scorso anno non si pagavano le tasse di iscrizione, quindi l’università si è riempita di una massa di studenti disinteressati – spiega – Siamo di fronte a un numero di studenti artefatto”. 

“Sapevamo che ci sarebbe stato un ridimensionamento”, assicura il prof, e per questo “non è da considerarsi negativo l’attuale dato sulle iscrizioni”, che vede una leggera flessione.

I 23.300 studenti dichiarati dal rettore Paola Inverardi, per Tiberti, “sono anche troppi, perché l’università deve fare in modo che gli studenti frequentino ed è chiaro che l’università si paralizzerebbe se ogni mattina si presentassero tutti e 23 mila!”.

“L’Università dell’Aquila è tra le prime in Italia per numero di studenti fuori corso – ricorda poi – e sarebbe importante allontanarsi da questo primato e avere studenti che frequentano e fanno esami”.

Il dato, a suo dire, non è indicativo perché “c’è ancora tempo per iscriversi, lo si può fare persino fino a dicembre con una piccola sovrattassa”.

Poi, l’affondo: “Fosse per me a chi non frequenta impedirei di sostenere gli esami!”. Perchè “una università non si qualifica dal numero degli iscritti, ma dalla qualità che offre agli studenti, i numeri alti sono sempre nemici della qualità”.

Tiberti, dal canto suo, si dice “d’accordissimo” con la linea della rettrice Inverardi di puntare sull’eccellenza della didattica, accrescendo anzi il numero di corsi con frequenza obbligatoria.