CHIETI – Nuova tegola giudiziaria per il direttore generale dell’università “D’Annunzio” di Chieti, Filippo Del Vecchio, sul quale pende un’indagine dei carabinieri della stazione di Chieti per il reato di insolvenza fraudolenta (articolo 641 del codice penale).
Del Vecchio, si è appreso, è a conoscenza dell’indagine sin da quando, nel pomeriggio del 2 maggio scorso, i carabinieri lo hanno chiamato in caserma per comunicarglielo ufficialmente.
In quella occasione, il manager ha nominato l’avvocato Stefano Rossi, del foro dell’Aquila, come suo difensore. Da allora in due occasioni gli è stato chiesto dell’esistenza di un’indagine, ma il direttore ha sempre detto di non saperne nulla.
L’inchiesta è scattata a seguito di una denuncia depositata da un cittadino di origine macedone ma residente a Colledara (Teramo).
Secondo quanto si è appreso il macedone è titolare di una ditta che, in subappalto, ha lavorato per l’Università dell’Aquila ai tempi in cui Del Vecchio era direttore amministrativo, prima di essere chiamato a ricoprire il ruolo di direttore generale alla “D’Annunzio” dall’ex rettore dell’ateneo teatino-pescarese Franco Cuccurullo.
Sempre legata al periodo pre-università “D’Annunzio” c’è la vicenda in cui Del Vecchio compare tra gli imputati del processo sul maxi affitto del capannone ex Optimes dell’Aquila, dove si è ricollocata la facoltà di Ingegneria all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009.
Imputati nello stesso processo ci sono anche l’ex rettore dell’ateneo aquilano, Ferdinando Di Orio, e l’imprenditore Marcello Gallucci. L’attuale rettore, Paola Inverardi, è invece testimone della difesa di Del Vecchio, notizia, quest’ultima, svelata da questo giornale in questi giorni che non ha mancato di suscitare sorpresa. Anche in questo caso il direttore generale è assistito dall’avvocato Rossi.
Tra i guai giudiziari, la contestazione del personale dell’università “D’Annunzio” per questioni di salario, e le due inchieste sulla gestione dell’ateneo di Guardia di finanza e ispettori del Ministero di economica e finanza, per Del Vecchio c’è, però, anche una buona notizia.
Il Tar sezione di Pescara ha dichiarato inammissibile il ricorso che una dipendente dell’università teatina aveva promosso contro le progressioni verticali volute del manager.
Le promozioni permesse da Del Vecchio, attingendo a una graduatoria interna che secondo molti non era più valida, avevano suscitato grande malcontento in ateneo. Al punto che ci fu un ricorso al Tar e una denuncia dell’associazione di consumatori Codici presentata in Procura e alla Corte dei conti.
Per i giudici del tribunale amministrativo di Pescara, però, il ricorso non è ammissibile. La motivazione sta nella “carenza di interesse ad agire”. Respingendo la domanda di risarcimento dei danni, il Tar ha anche condannato la ricorrente al pagamento di spese ed onorari di causa in favore dell’università.



