L’AQUILA – “I contatti con il sindaco del Comune di Antrodoco avvennero dopo che la professoressa Cifone, preside della facoltà di Medicina, aveva ricevuto disponibilità di una struttura”.

Uno vero e proprio scarico di responsabilità da parte dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, nei confronti della preside della facoltà di Medicina, Maria Grazia Cifone, sulla vicenda della convenzione, saltata, tra l’Ateneo e la società Antrodoco Terme Srl che gestiva una struttura termale, finalizzata alla realizzazione di una residenza sanitaria assistita (Rsa) mai entrata in funzione.

Emerge dalle carte dell’inchiesta della procura della Repubblica di Rieti sui rapporti risalenti al periodo successivo al terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 tra l’Università e il Comune di Antrodoco, che vede Di Orio sotto processo per abuso d’ufficio aggravato assieme all’ex sindaco del posto, Maurizio Faina.

Un fatto sorprendente, se si considera che la professoressa Cifone è una fedelissima di Di Orio, che l’ha voluta come candidata alla poltrona di rettore nella sfida persa con Paola Inverardi; e se si considera che la Cifone è tra i testimoni presentati dall’ex rettore nel processo per concussione nei confronti del docente dell’Università dell’Aquila Sergio Tiberti, che si sta celebrando a Roma e che prevede i testi in difesa di Di Orio sfilare nell’udienza del prossimo 30 maggio.

I particolari si leggono negli atti di inchiesta, e in particolare l’interrogatorio Di Orio, preceduto da una memoria difensiva del suo legale, Giovanni Marcangeli, che gettano tutta la responsabilità sulla Cifone e, al più, sugli organi di Ateneo, Senato accademico e Consiglio di Stato.

Ma è la stessa preside, in un comunicato stampa del 2010 e in altri passaggi, ad accollarsi la piena titolarità della scelta.

Dinamiche singolari in quanto, per questi fatti, Di Orio è stato rinviato a giudizio per “la falsa prospettazione della gestione di una Rsa accreditata con il sistema sanitario nazionale” e il 7 luglio prossimo sarà al banco degli imputati.

Viceversa, fino a oggi la professoressa è stata considerata dagli inquirenti solo persona informata sui fatti e non iscritta al registro degli indagati.

Già in sede di udienza preliminare, tra l’altro, l’avvocato Marcangeli ha cercato di scaricare sugli organi collegiali le decisioni prese: il Consiglio comunale di Rieti e, per l’Ateneo, il Consiglio d’amministrazione, il Senato accademico e la facoltà di Medicina.

L’avvocato ha pure affermato, ricalcando in aula quanto scritto nei documenti che ha presentato, che Di Orio non ha responsabilità con la questione della convenzione tra Ateneo e Antrodoco Terme Srl, chiamando in causa ancora una volta la Cifone.

Di Orio e Faina sono accusati di essersi procurati “un ingiusto profitto” con le loro condotte messe in atto “nello svolgimento delle funzioni e del servizio” in violazione di una serie di normative.

Oltre alla vicenda Rsa, viene contestata la vendita al rettore da parte del Comune reatino di un campo di calcio al costo di 15 mila euro (3,40 euro al metro quadrato) per costruire un’abitazione prefabbricata, secondo l’accusa una vera e propria villa, in seguito alla perdita della casa per il terremoto; inoltre, l’accordo di programma con cui veniva concordato il trasferimento ad Antrodoco, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi.

Si tratta del terzo processo in corso a carico di Di Orio: altri due, infatti, sono in svolgimento uno all’Aquila, con 2 ulteriori imputati, sempre per abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta sul maxi affitto del capannone ex Optimes per ricollocare la facoltà di Ingegneria dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

L’altro, come detto, a Roma, per concussione nei confronti del docente Tiberti, con il quale in passato aveva buoni rapporti.

L’ACCREDITAMENTO DA CERTO A INCERTO

Il 17 dicembre 2009 si riunisce il Consiglio di facoltà che esprime parere favorevole all’accordo quadro con la società Antrodoco Terme “per istituire una fattiva collaborazione per le attività di didattica e ricerca anche attraverso attività assistenziale”.

La chicca evidenziata dalla preside è che “la società è anche titolare della conduzione e gestione della Rsa accreditata con il servizio sanitario regionale” e che “nella struttura, a partire dal mese di luglio 2010, potranno essere attivati almeno 20 poti letto per riabilitazione e servizi connessi”.

Il 27 gennaio 2010, nell’adunanza del Senato accademico, il rettore informa che “è pervenuta dalla facoltà di Medicina la richiesta di approvazione di una convenzione quadro con la società Antrodoco Terme” e anche lui assicura con le stesse parole della preside che “la società è anche titolare della conduzione e gestione della Rsa accreditata con il servizio sanitario regionale”. Il Senato esprime parere favorevole.

Due giorni più tardi, 29 gennaio, la stessa cosa avviene in Consiglio d’amministrazione, seppure con i voti contrari degli “oppositori” Sergio Tiberti, Brunello Oliva e Pierluigi Beomonte Zobel.

È un aspetto, questo dell’accreditamento con la sanità romana, fin qui dato per certo ma che poi, invece, negli anni successivi verrà sfumato del tutto fino a sparire completamente, con il venir meno delle certezze delle parti in causa.

Le cose, in effetti, si complicano. Il 19 giugno 2010 in una email inviata a Di Orio e poi acquisita agli atti di indagine, la Cifone spiega di essere stata lei “a dire che avrebbe potuto essere molto utile per i nostri studenti poter fare una convenzione con la struttura termale soprattutto dopo aver saputo che, assai probabilmente, la Regione Lazio aveva accredito la Rsa”: quell’espressione “assai probabilmente” già esprime un mezzo passo indietro, che si completa nel tempo.

A novembre 2010, infatti, nel Consiglio di facoltà allargato del giorno 23, la preside “ricorda al Consiglio” che la struttura termale “doveva essere attivata dallo scorso mese di luglio” ma che, “non avendo avuto notizie in proposito”, nei giorni precedenti “ha chiesto al sindaco di Antrodoco di essere informata circa la sussistenza delle condizioni indicate nelle premesse dell’accordo quadro”.

Alla fine, l’accordo salta completamente e la Rsa non apre mai i battenti.

LA STRUTTURA VISITATA E NON VISITATA

Sulla vicenda si apre l’indagine giudiziaria e così circa 3 anni più tardi, il 18 settembre 2013, la Cifone viene sentita a sommarie informazioni dalla procura come persona informata sui fatti.

E spiega che il sindaco di Rieti “ci mostrò uno stabile in corso di ristrutturazione che, a suo dire, era della società Terme di Androdoco presso cui si stava realizzando una Rsa e per la quale sarebbe arrivato l’accreditamento regionale”.

“Non feci un sopralluogo all’interno dell’edificio, ma vidi solo l’esterno dello stesso proprio perché era in fase di ristrutturazione edilizia”, assicura la prof ai pm.

Ma così contraddice le sue affermazioni di qualche anno prima, sempre nell’email del 19 giugno 2010 a Di Orio, nella quale affermava che “ci hanno fatto visitare anche la struttura, in via di completamento, delle future terme di Antrodoco” in riferimento alla missione reatina da lei compiuta assieme al prof Giustino Varrassi, futuro manager della Asl di Teramo.

DI ORIO: “LA CIFONE TENNE I CONTATTI”

Il 3 maggio 2014 l’avvocato Giovanni Marcangeli presenta una memoria difensiva in cui, di fatto, getta la responsabilità di tutta l’operazione proprio sulla preside Cifone, citando le sue stesse parole contenute in una nota stampa del 31 luglio 2010.

“Appare evidente che l’accordo quadro posto in essere con il Comune di Antrodoco è solo un’iniziativa la cui paternità è da attribuire alla preside e al Consiglio di facoltà di Medicina”, scrive la Cifone parlando di se stessa in terza persona e attribuendosi la titolarità delle scelte, come ricordato dal legale dell’ex rettore.

E Marcangeli insiste: “È il caso di ricordare che le facoltà universitario godono di piena autonomia, rispetto alla governance di Ateneo, nel perseguire iniziative come quella descritta e le relative delibere non sono di competenza del rettore ma degli organi accademici”.

Il legale cita anche la solita email del 19 giugno nella quale “la professoressa esponeva, in una breve relazione, ‘l’iter che ha portato alla proposta della facoltà di Medicina di approvare un accordo quadro con la società Antrodoco Terme’”.

L’11 giugno 2014 è il turno di Di Orio che, a differenza della preside, compare come indagato all’interrogatorio presso la procura reatina, sempre assistito dall’avvocato Marcangeli, e conferma la stessa linea.

Di Orio parla infatti della necessità, dopo il sisma del 2009, di “individuare strutture idonee dove installare i corsi di laurea” e, sgravandosi da qualsiasi responsabilità, aggiunge che “per tale attività avevo incaricato direttamente i presidi delle facoltà e una commissione di iniziative strategiche”.

Ancora, “i contatti con il sindaco del Comune di Antrodoco avvennero dopo che la professoressa Cifone, preside della facoltà di Medicina, aveva ricevuto disponibilità di una struttura in fase di realizzazione presso cui erano previsti 20 posti letto in convenzione con la Regione Lazio”.

Ma alla fine, ribadisce per la terza volta l’ex rettore, “l’iniziativa improntata dalla preside Cifone nel frattempo non trovò alcun sbocco poiché il sindaco e la Antrodoco Terme non davano alcuna certezza sull’ultimazione dei lavori”.