L’AQUILA – Arriverà il prossimo 15 novembre la sentenza del processo che vede imputato al tribunale di Rieti l’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, accusato di abuso d’ufficio aggravato assieme all’ex sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina.

I due sono accusati di essersi procurati “un ingiusto profitto” con le loro condotte messe in atto “nello svolgimento delle funzioni e del servizio” in violazione di una serie di normative.

In particolare, viene contestata la vendita al rettore da parte del Comune reatino di un campo di calcio al costo di 15 mila euro (3,40 euro al metro quadrato) per costruire un’abitazione prefabbricata in seguito alla perdita della casa per il terremoto.

Contestato anche l’accordo di programma con cui veniva concordato il trasferimento ad Antrodoco, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi.

Di Orio è già stato condannato in primo grado a 3 anni di reclusione al tribunale di Roma con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità nei confronti del docente Sergio Tiberti, suo ex amico poi divenuto grande accusatore.

A seguito di questo verdetto con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, in virtù della legge Severino anticorruzione l’ex rettore è stato sospeso dall’insegnamento tra forti polemiche.

L’ex rettore resta imputato sempre per abuso d’ufficio aggravato assieme ad altri due nel processo in corso all’Aquila, destinato, però, a estinguersi per intervenuta prescrizione, sui canoni che sarebbero stati gonfiati per affittare il capannone che era dell’azienda Optimes, nella periferia Ovest del capoluogo, dove vennero ricollocate la facoltà universitarie di Ingegneria ed Economia che avevano avuto le sedi distrutte dal sisma del 6 aprile 2009.

Infine, si contesta la convenzione tra l’Ateneo e la società che gestiva una struttura termale Antrodoco Terme Srl “per le esigenze della facoltà di Medicina in ambito didattico, scientifico e assistenziale con la falsa prospettazione della gestione di una Rsa accreditata con il sistema sanitario nazionale”.

L’associazione Comitato professori Univaq è costituita parte civile in questo procedimento e rappresentata dall’avvocato Felice Cantaro.

LE TESTIMONIANZE

Nel corso dell’udienza di ieri sono stati sentiti quattro testimoni della difesa. Al termine il processo è stato rinviato al prossimo 4 ottobre, per sentire gli ultimi 5 testi da scegliere dalla lunga lista presentata, che è stata depennata.

Un successivo e decisivo appuntamento è fissato il 15 novembre, per sentire i testimoni dell’ex sindaco Faina e approdare alla discussione finale con le arringhe difensive, le repliche dell’accusa e le eventuali controrepliche, prima della camera di Consiglio e della sentenza.

Il collegio ha mostrato di avere tutta l’intenzione di fare alla svelta per evitare la prescrizione del reato, che non è vicina ma neanche troppo lontana, dato che scatterebbe a 7 anni e 6 mesi dall’ultimo atto compiuto nell’ambito delle vicende contestate.

Il primo ascoltato è stato Andrea Basti, ingegnere, consulente tecnico dell’imputato che era stato direttore dei lavori di ricostruzione della casa di Di Orio rimasta danneggiata all’Aquila dal sisma.

Il tecnico ha riferito come l’edificio non fosse abitabile e che l’ex rettore ha avuto accesso al contributo, con i lavori cominciati nel 2012 e terminati nel 2015.

Il pubblico ministero Raffaella Gammarota ha chiesto a quanto ammontasse, una volta incalzato l’ingegnere ha parlato di circa 500 mila euro.

Un altro consulente tecnico, Luca Capuano, incaricato di stimare il valore del terreno acquistato ad Antrodoco nel 2009, ha precisato di averlo valutato sulla base della prima destinazione che aveva l’appezzamento, quella di verde pubblico, quella con cui è stato acquistato.

Secondo l’ingegnere, con quella destinazione il valore di 15 mila euro era congruo.

Sia il pm e che l’avvocato di parte civile hanno contestato l’operazione, visto che il terreno è poi diventato a destinazione turistico-residenziale, di valore nettamente superiore anche perché servito da una strada comunale e vicino a un complesso con sei villini. Capuano ha confermato questo cambiamento.

A seguire c’è stato l’esame di un professore universitario, il neurologo Carmine Marini, che ha dichiarato che l’Ateneo dopo il sisma fece appello a numerosi Comuni, tra cui quello di Antrodoco, per avere immobili a disposizione.

Ha anche detto di aver accompagnato l’allora preside di Medicina, Maria Grazia Cifone, a Trasacco per motivazioni simili.

Il presidente del collegio giudicante, il magistrato Tommaso Martucci, gli ha chiesto come sapesse queste cose, non essendo componente del Senato accademico o del Consiglio d’amministrazione, la risposta di Marini è stata che se ne parlava negli ambienti universitari.

Il teste ha anche ribadito che, per l’operazione di Antrodoco, l’Università non ci ha rimesso niente dal punto di vista economico: tesi contestata dalla parte civile che ha ricordato come siano stati spostati arredi, trasferiti dipendenti, pagate utenze e ingaggiata una ditta di manutenzione che due volte a settimana era lì a pulire, con spese quindi per l’Ateneo.

Ha concluso l’esame la biotecnologa Anna Maria Cimini, che ha descritto in generale la situazione accademica successiva al sisma del 2009.

L’avvocato Cantaro le ha chiesto perché Di Orio sia stato sospeso dall’insegnamento, nel tentativo di strategia difensiva di far entrare nel processo la vicenda della condanna a Roma, ma a quel punto sia l’imputato sia i legali sono insorti, alzando i toni e affermando che non poteva fare domande simili.

“I testimoni di oggi non hanno minimamente scalfito la tesi accusatoria della procura”, ha commentato alla fine l’avvocato Cantaro.