L’AQUILA – Ancora accuse reciproche al tribunale dell’Aquila tra due ex amici e vertici dell’Università del capoluogo: l’ex rettore, Ferdinando Di Orio, e l’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, interrogati nel processo che li vede entrambi imputati per abuso d’ufficio aggravato assieme all’imprenditore Marcello Gallucci.

L’inchiesta, in corso da molti anni, riguarda i canoni di locazione e lavori che, secondo l’accusa, sarebbero stati gonfiati, per affittare il capannone ex Optimes, nella periferia Ovest aquilana, dove vennero ricollocate la facoltà di Ingegneria e altre che avevano avuto le sedi distrutte dal sisma del 6 aprile 2009.

Questo filone di indagine è ormai arrivato alle soglie della prescrizione e forse anche per questo oggi il giudice monocratico Giuseppe Grieco, nel rinviare l’udienza al prossimo 7 luglio, ha annunciato di sospendere i termini per l’estinzione del reato.

Il processo maxi-affitti è tornato d’attualità in questi giorni dopo che, nell’ambito della richiesta di istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul post-sisma, la senatrice aquilana del Movimento 5 stelle Enza Blundo ha chiesto di indagare anche sui conti e le spese dell’Ateneo.

Spettatore interessato del processo, che non ha parti civili ammesse per la bocciatura di un’associazione di docenti e il passo indietro dell’Ateneo stesso, il docente universitario aquilano Sergio Tiberti, che insieme ad altri colleghi è tra i maggiori critici di Di Orio, contro il quale ha in corso numerosi contenziosi giudiziari.

L’udienza di oggi è stata dedicata agli interrogatori di due degli imputati, Di Orio e Del Vecchio, mentre è saltato quello di Gallucci.

“Mi prendo la responsabilità politica di aver lavorato per far rimanere l’università all’Aquila dopo il terremoto e salvarla contro la carità pelosa che ci veniva offerta, ma non mi assumo la amministrativa degli atti, c’era un direttore amministrativo”, ha affermato Di Orio nella sua deposizione di fronte al pubblico ministero Roberta D’Avolio, che ha sostituito David Mancini, titolare dell’inchiesta.

Gli “atti” di cui si parla sono, in particolare, il contratto d’affitto a cui ha fatto sempre riferimento Del Vecchio, e del quale Di Orio dice di non sapere nulla pur avendolo firmato, tanto che l’ex direttore in sede di interrogatorio sbotta: “Se sei rettore, firmi cose e non sai di che parli, devi andare a fare il panettiere!”.

L’accordo sanciva l’affitto dalla società Gallucci Srl del capannone, in passato sede della Optimes, fabbrica di cd fallita prima del sisma, dove ancora oggi si trovano alcuni insegnamenti del dipartimento (ex facoltà) di Ingegneria che, solo dal 9 ottobre 2013, per alcuni corsi, è tornata alla storica sede del polo della frazione di Roio.

L’allora rettore, comunque, a dispetto delle sue dichiarate volontà di tenere l’istituzione in città anche con le sedi distrutte, avallò il trasferimento ad Antrodoco (Rieti), poi mai avvenuto, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione universitaria, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi, vicenda oggetto di un altro procedimento giudiziario.

Sul solito tema del contratto, Del Vecchio ha ricordato che “il rettore era legale rappresentante, io facevo il direttore, lui ha firmato il contratto insieme a me. Abbiamo fatto il contratto e lo abbiamo portato a ratifica – ha aggiunto – Un giorno mi ha chiamato Di Orio e mi ha detto di correre a firmare il contratto perché aveva sentito voci che Gallucci avesse anche altre offerte”.

Sul tema Di Orio ha ammesso di avere “imposto agli organi accademici questo contratto”, ma dopo ha corretto il tiro ribadendo che “sono gli organi che governano, il rettore non è una figura monocratica”.

Oltre all’ex direttore Del Vecchio, Di Orio ha riscontrato responsabilità a suo dire anche sulla “Commissione iniziative strategiche”, presieduta dall’ex prorettore Roberto Volpe, che ha seguito l’intera operazione affitti e le principali scelte nell’immediato post-sisma.

Di questo organismo, non previsto dallo Statuto, faceva parte anche la stessa rettrice Inverardi, chiamata nei mesi scorsi da Del Vecchio come testimone a suo favore, circostanza che ha generato qualche imbarazzo.

L’udienza di oggi, tra l’altro, è cominciata con un singolare richiamo a un altro tema di attualità, ma estraneo al processo, visto che uno dei legali di Di Orio gli ha chiesto quanti studenti avesse ai tempi suoi, sentendosi rispondere “27 mila”, nei giorni il successore, Paola Inverardi, difende il calo fino a 18 mila spiegando che si sono raggiunte le reali dimensioni dopo la “bolla” dovuta alla gratuità delle iscrizioni dopo l’accordo per 6 anni con il ministero.

Secondo le accuse, nell’agosto 2009 l’Università ha sottoscritto un contratto di locazione della durata di 6 anni per un importo di 1.242.528 euro all’anno, di gran lunga maggiore rispetto ai 715 mila euro stimati successivamente dai periti dell’Agenzia del territorio, e senza aver cercato alternative più vantaggiose.

Tra le altre contestazioni agli imputati, il fatto che l’Ateneo si sia impegnato a versare alla Gallucci un sovrapprezzo di 699 mila euro l’anno per 4 anni, che fanno oltre 2,5 milioni di euro, per rimborsare il suo intervento di adeguamento della struttura per renderlo funzionale a ospitare le facoltà universitarie, senza regolare bando di gara necessario per quegli importi.

E tutto questo corrispondendo anche, a titolo di cauzione, la somma di 1 milione di euro, superiore alla quota massima di 310 mila euro, pari a 3 mensilità, e procurando dunque alla Gallucci un ingiusto vantaggio patrimoniale e all’Università un danno di oltre 5 milioni di euro.

Di Orio è stato appena condannato a Roma in primo grado per induzione indebita (concussione riformata dalla cosiddetta “legge Severino”) a 3 anni di reclusione. È tuttora sotto processo a Rieti per abuso d’ufficio aggravato assieme all’ex sindaco di Antrodoco. (alb.or.)