L’AQUILA – È la volta buona per la sentenza del processo che vede imputato Ferdinando Di Orio, ex rettore dell’Università dell’Aquila, per concussione nei confronti del professor Sergio Tiberti, docente dello stesso Ateneo.

Dopo tre rinvii si conoscerà il verdetto di una vicenda che va avanti da tempo, con l’apertura domattina direttamente della camera di Consiglio.

L’ultima udienza è stata rinviata a causa del trasferimento in Corte d’Appello di uno dei giudici a latere, Laura Fortuni, che prima di prendere servizio ha chiesto di essere applicata al tribunale per l’udienza di domani.

Scongiurato quindi il rischio di dover ricominciare tutto dall’inizio nel caso in cui alla Fortuni fosse stata negata l’opportunità di far parte domani del collegio insieme a Zaira Secchi, che lo presiede, e Claudia Lucilla Nicchi.

I primi due slittamenti riguardano l’udienza del luglio 2015, rinviata a novembre, e da quest’ultima a dicembre.

Il pubblico ministero Stefano Rocco Fava, nell’udienza del 12 novembre, aveva chiesto 6 anni di carcere e la confisca di alcuni alloggi di proprietà dell’ex senatore ad Avezzano (L’Aquila).

Alloggi che corrispondono al valore delle somme, con un minimo di rivalutazione, che, secondo l’accusa,  sono state percepite in modo illecito. 

Nell’udienza di dicembre, invece, l’avvocato di Di Orio, Guido Calvi, si è limitato a parlare di temi accessori e poco del processo, facendo notare comunque che Tiberti, secondo la tesi difensiva, fosse “troppo più potente di Di Orio”, e dunque l’ex rettore, proprio per questo, non sarebbe stato in grado di minacciare il professore per chiedergli dei soldi.