L’AQUILA – “La Regione Abruzzo modifichi il prima possibile la norma che impone l’unanimità per trasformare le Comunità montane in Unioni di Comuni, e si cancelli il termine della loro liquidazione, a fine 2022. Il loro ruolo ora più che mai sarebbe fondamentale, anche per poter far tesoro della possibilità offerta dall’eco-sisma bonus, e per gestire al meglio i servizi sociali, come già alcune di esse fanno”.
L’accorato appello arriva da Paolo Federico, sindaco di Navelli, in provincia dell’Aquila, commissario della Comunità montana Montagna di L’Aquila.
Uno dei 12 enti di area larga abruzzesi, tutti commissariati e da ben 12 anni e nel limbo della liquidazione, con termine ultimo e perentorio per la loro definitiva cancellazione di volta in volta posticipato, fissato al 31 dicembre del 2022.
Intanto però le Comunità montane continuano ad esistere, alcune come “fantasmi”, altre, ed è il caso della Comunità montana Montagna di L’Aquila, continuando a svolgere eroicamente servizi essenziali, come l’assistenza sociale ad anziani, disabili, minori a rischio, donne vittime di violenza. L’ente guidato, a titolo gratuito, da Federico con nove dipendenti assolve la funzione grazie a tre cooperative in 42 comuni, in un bacino di 32mila persone, a maggior ragione durante l’emergenza covid che dura oramai da un anno. In realtà ci sarebbe una scappatoia, una ultima possibilità per mantenere in vita le Comunità montane, dandogli una nuova vocazione: trasformarle in Unioni dei comuni, e affidandogli la gestione, oltre che ai servizi sociali, anche della raccolta e smaltimento dei rifiuti, polizia municipale, servizi finanziari e di ragioneria, trasporto scolastico, con grande risparmio di soldi ed efficientamento, potendo tornare ad assumere personale e riaprire gli uffici.
Peccato però che la norma regionale attuale prevede l’unanimità delle amministrazioni coinvolte per decretare l’unione, che in territori molto ampi e frammentati rende tutto più complicato.
Con l’ex assessore regionale esterno Piero Fioretti, della Lega che aveva la delega agli enti locali, era stato istituito un tavolo tecnico per accelerare la definizione del ruolo delle comunità montane, da sciogliere come in alcuni casi, o favorire la trasformazione in Unioni dei Comuni. Poi nell’ultimo rimpasto Fioretti è tornato a casa, e ora la delega ce l’ha leghista e già capogruppo della Lega, Pietro Quaresimale. E la partita, con il cambio della guardia, e l’arrivo della seconda ondata di coronavirus, ha subito un rallentamento.
“La regola dell’unanimità ha poco senso – spiega Federico -: bisogna creare una situazione per la quale chi vuole unirsi lo possa fare subito, dando una nuova vocazione alle Comunità montane e inoltre non ha nemmeno senso mantenere la death line al 31 dicembre 2022. Lo dico innanzitutto da sindaco: è stata pessima l’idea di volerle sopprimere. Lo dimostra l’attività di servizi sociali che svolge la Comunità montana di cui sono commissario. Nessun comune, a cominciare da Pizzoli, quello ‘pilota’ in quanto il più grande nel territorio interessato, come previsto nella normativa, avrebbe potuto assicurare servizi domiciliari quotidiani per 300 utenti in 42 comuni a decine di chilometri di distanza, in un bacino di 32 mila persone, e ancora far funzionare sportelli dove si rivolgono centinaia di persone, coordinare l’attività di tre cooperative, gestire oltre un milione di euro di fondi per il sociale. Con appena nove dipendenti, e dunque a costo minimo e con risultati oggettivamente ottimali”.
E incalza: “lo stesso discorso vale per tante altre funzioni, penso al trasporto scolastico, al servizio rifiuti, al servizio ragioneria. Piccolissimi comuni con uno o due dipendenti hanno crescente difficoltà, mentre una Comunità montana intesa come unione dei Comuni, messa in grado di funzionare, potrebbe farsene carico, con risparmio di soldi e accresciuta efficienza”.
A maggior ragione ora che occorrerà un surplus di attività burocratica e amministrativa per utilizzare le risorse dell’eco sisma bonus, ovvero del credito di imposta che consentirà ai cittadino di poter effettuare lavori di miglioramento energetico e di stabilità nei proprie case a costo anche zero, e con grande input per il comparto dell’edilizia e del suo enorme indotto.
“Non si ha adeguata consapevolezza del fatto che anche i Comuni avranno un ruolo importante per questa partita decisiva per il superamento della crisi determinata dalla pandemia – argomenta Federico -. Ci sono molte pratiche edilizie da curare, e vi assicuro che già i piccoli comuni montani, per le ragioni che ho spiegato sono in difficoltà, perché non hanno il personale adeguato. Ora più che mai servirebbe una comunità montana con un proprio ufficio tecnico, che possa sgravare l’incombenza dei vari comuni che si sono uniti e hanno fatto finalmente sistema”.






