CHIETI – “Ho intenzione di querelare l’associazione Codici, perché nell’esposto presentato in procura e illustrato alla stampa ha ripreso una lettera anonima pesantemente denigratoria nei miei confronti”.

Il direttore generale dell’Università “D’Annunzio” Filippo Del Vecchio, si dice “assolutamente tranquillo e sereno” rispetto alle accuse di Codici (Centro per i diritti del cittadino), ciononostante vuole portare in tribunale l’associazione per il contenuto della lettera anonima da essa riportata nell’esposto.

AbruzzoWeb lo incontra nel suo studio al secondo piano del rettorato del campus universitario di via dei Vestini a Chieti, il giorno dopo la tempesta mediatica che lo ha investito a seguito della denuncia di Codici.

Non è la prima volta che il suo nome riempie le prime pagine: la procura dell’Aquila ha aperto un’indagine sui presunti affitti gonfiati dei capannoni che ospitano le facoltà quando era direttore amministrativo dell’ateneo aquilano e, da quando è arrivato a Chieti, ha suscitato più di un contrasto, compresa la contestatissima vicenda delle promozioni di 19 dipendenti, che ha anche provocato una diffida da parte del rappresentante del personale nel Senato accademico, Goffredo De Carolis, e un ricorso al Tar.

”HO SAPUTO DOPO DI INCHIESTE SU DI ME”

Del Vecchio, comunque, non si tira indietro e affronta tutte e due le questioni su cui si incentra l’esposto di Codici. La prima è quella relativa alla sua dichiarazione di non essere a conoscenza di avere procedimenti penali aperti, rilasciata in occasione della sua candidatura a direttore generale della “D’Annunzio”.

“Questa vicenda è di una linearità esemplare – dice – Sono stato avvisato di un procedimento a mio carico a ottobre 2012, dunque quando a febbraio 2012 ho detto di non essere soggetto a indagine, non ne sapevo realmente nulla. Non saprei dire perché la procura non mi avvisò prima”.

“Ho presentato anche un certificato relativo ai carichi pendenti che era negativo e che, in maniera informale, mi era stato richiesto dall’università. Ho scoperto in un secondo momento, inoltre – prosegue – che quando io resi la dichiarazione sulla mia non conoscenza di indagini sul mio conto, la procura di Chieti, forse sollecitata dall’ateneo, chiese a quella dell’Aquila se ciò fosse vero e la procura del capoluogo rispose che avevo dichiarato il vero. Di questa circostanza, che dunque mi discolpa, sono venuto a sapere solo quando mi hanno dato tutto il fascicolo relativo all’indagine che mi riguardava”.

Insomma, la difesa di Del Vecchio si fonda sul fatto che una cosa è la conoscenza per via legale di essere sottoposto a un’indagine, altra è esserne a conoscenza leggendone articoli di stampa.

”LE GRADUATORIE SONO VALIDE PERCHE’ PROROGATE”

Il secondo punto dell’esposto di Codici si incentra, invece, sulla storia delle cosiddette “carriere facili”, ovvero le progressioni verticali, leggasi promozioni, di 19 dipendenti, fatte attingendo a una graduatoria che per molti non era più valida, mentre per il direttore lo era ancora.

“Le graduatorie del 2008 da cui abbiamo attinto – sostiene Del Vecchio – non sono affatto scadute. Al contrario sono valide perché assoggettate a ben due proroghe. La prima concessa dalla legge Brunetta del 31 ottobre 2009, che le prorogava per tre anni, la seconda concessa dal Milleproroghe di fine 2011, che le rendeva valide fino al 2012”.  

Come confermato anche dal rettore Carmine Di Ilio, Del Vecchio riferisce ancora che la “D’Annunzio” aveva urgente bisogno di una nuova pianta organica che permettesse l’applicazione della legge Gelmini. È stato lo stesso rettore a chiedere al suo direttore generale di muoversi in questo senso e lui a fine novembre scorso si è servito di una graduatoria che riteneva valida.

“La legge Gelmini – dice ancora Del Vecchio – richiedeva 40 posizioni di categoria D, noi ne abbiamo create solo 19”.

E tra i 19 dipendenti promossi c’è anche la segretaria dello stesso Del Vecchio, cosa che non è sfuggita ai redattori dell’esposto di Codici, che anzi hanno insistito su questo punto.

“Anche all’Aquila avevo un funzionario di categoria D a capo della mia segreteria – dice a riguardo il direttore – Un funzionario di questo livello può svolgere mansioni che funzionari di livello C non possono svolgere. La segreteria di un direttore generale rappresenta il cuore dell’università. Perciò ci è sembrata la scelta più logica”.