PESCARA – Il bombarolo abruzzese che nell’ultima settimana si è fatto conoscere per i suoi atti incendiari in segno di protesta contro l’ingiustizia sociale di cui sarebbe vittima anche lui, puntava al Parlamento, dopo aver messo a fuoco l’auto della sorella davanti al portone del Tribunale di Chieti e a una casa famiglia disabitata del capoluogo teatino.
La sua opera, quindi, non era ancora terminata e nel mirino c’erano pure degli istituti penitenziari.
“È molto convinto di quello che ha fatto – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Pescara, il colonnello Marcello Galanzi – e voleva convincere anche noi”, tant’è che ha invitato i militari a leggere i suoi libri.
“Una mente brillante, sotto certi aspetti, ma una personalità disturbata”, ha proseguito il colonnello facendo notare alcune peculiarità dell’uomo.
Di Santo ama i programmi scientifici, ha letto molto e studiato psicologia e sociologia. Anche perché, quando è stato in carcere (bancarotta fraudolenta, ricettazione, detenzione di una pistola clandestina che ha fabbricato lui stesso) era addetto alla biblioteca.
Con queste letture si è convito di essere “l’ultimo profeta”.
Nei giorni di latitanza si è camuffato, per andare in giro: oltre a essersi rasato si truccava con creme e cere che sono state trovate dai carabinieri, quindi era difficilmente riconoscibile.
Per nascondere il camper ha sgonfiato i pneumatici e lo ha infilato in un capannone, coprendo il mezzo con delle lamiere.
In questi giorni sarebbe stato sempre lì ma avrebbe passato una notte nella ex casa famiglia che poi ha incendiato a Chieti.
In quella occasione ha usato uno stratagemma: ha lasciato una candela accesa su una poltrona che, consumandosi lentamente, ha fatto partire il rogo.
Nel frattempo lui ha raggiunto l’emittente televisiva Rete 8, a Chieti Scalo, dove ha lasciato uno dei suoi videomessaggi facendosi riprendere da una telecamera, e poi è di nuovo sparito fino alla cattura di oggi.





