TERAMO – “Lavoro con il sorriso in faccia, per mascherare il mio disagio, ma piango dentro e fuori ogni giorno che passa sperando in un miracolo che non avviene”.

Disperazione e nobiltà d’animo, preoccupazione e dignità, sono i sentimenti che condiscono le giornate di Gabriella Cantalini, una lettrice di Atri (Teramo) che ha scritto un’accorata lettera intestandola ai suoi concittadini, ma in fondo a tutti gli italiani, denunciando una difficilissima condizione, comune purtroppo a numerosissime famiglie: quella della mancanza di lavoro e dell’assoluta incertezza verso il futuro.

Suo marito e suo figlio sono disoccupati da due anni e lei, che ha 51 anni, è l’unica a portare i soldi a casa, lo stretto necessario per riuscire a tirare avanti.

Una condizione in cui si trovano tantissime famiglie abruzzesi. Ieri Sandro Giovarruscio della segreteria generale della Cgil Abruzzo ha parlato di 62 mila persone, soprattutto donne e giovani, alla disperata ricerca di un lavoro.

Altre cifre della disperazione sono quelle diffuse ieri dal Banco Alimentare di Abruzzo e Molise: 6.000 persone in più rispetto allo scorso anno hanno chiesto aiuto per poter tirare avanti. Numeri impressionanti che danno l’idea di quanto questa crisi stia colpendo senza pietà la popolazione.

Il triplice suicidio di Civitanova Marche, solo qualche giorno fa, ha portato a galla una realtà agghiacciante.

In un passaggio della lettera viene riportata la frase pronunciata dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, proprio durante la sua contestata visita nel comune marchigiano in omaggio a Romeo Dionisi, Anna Maria Sopranzi e il fratello di lei Giuseppe, morti suicidi perché non riuscivano ad arrivare a fine mese. “Non sapevo che gli italiani fossero così in miseria”, ha detto la Boldrini, parole come “colpi di pistola” per Gabriella.

Non si può non sapere, non si può più far finta di niente quando le persone arrivano a scegliere di non vivere piuttosto che vivere in questo modo.

“La situazione è drammatica. Non voglio soldi, vorrei solo che mio figlio o mio marito avessero la dignità di un lavoro, nulla di più”, scrive Gabriella.

“Senza lavoro non ho dignità”, è stato l’ultimo messaggio scritto dall’operaio di Trapani che si è impiccato i primi di febbraio per “uscire dallo stato di disouccupazione”, come ha scritto nel biglietto prima di morire.

Un pensiero che confessa di aver avuto anche Gabriella: “solo Dio solo sa quante volte mi è passato per la testa”. (red)

LA LETTERA

Cari concittadini,

chi vi scrive è una madre di quasi 51 anni che ha preso il coraggio e lo spunto per alzare la mano e chiedere aiuto. Il mio senso di responsabilità verso i miei due figli e la mia dignità mi hanno fatto chiudere in me stessa e non vivo più serena.

Sono oltre 2 anni che mio figlio e mio marito sono disoccupati e malgrado tutti gli sforzi che stiamo facendo non trovano nemmeno una ditta che almeno risponda a tutti i nostri annunci di lavoro.

Lavoro solo io, mutuo da pagare e trattenute in busta ci rendono economicamente una famiglia in ginocchio.

Siamo andati avanti fino adesso grazie a un amico di famiglia a cui possiamo dire solo grazie, ma adesso la situazione è drammatica. Non voglio soldi, vorrei solo che mio figlio o mio marito avessero la dignità di un lavoro, nulla di più. Sentire il presidente della Camera che cita “Non sapevo che gli italiani fossero così in miseria” sono state come un colpo di pistola.

Ma dove ha vissuto fino adesso? Lavoro con il sorriso in faccia, per mascherare il mio disagio, ma piango dentro e fuori ogni giorno che passa sperando in un miracolo che non avviene.

Scusate lo sfogo, penso ai tanti che non hanno retto e hanno deciso di farla finita, non condivido ma Dio solo sa quante volte mi è passato per la testa.