ROMA – Dopo i videocollegamenti con Parlamenti d’Europa, Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Germania e Israele, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky parlerà da Kiev anche alle Camere italiane, riunite a Montecitorio.

Un discorso che, in linea con i precedenti, si preannuncia duro, come duro è il conflitto che sta lacerando la sua terra, e appassionato, probabilmente accompagnato da un appello a fare di più per difendere l’Ucraina.

Ad ascoltarlo, in tarda mattinata, ci saranno Elisabetta Casellati, Roberto Fico, il premier Mario Draghi, l’ambasciatore ucraino, Yaroslav Melnyk, e i parlamentari.

Non tutti, però. Alcuni, infatti, mancheranno all’appuntamento, o perchè in polemica aperta con l’iniziativa, o per marcare, più sottotraccia, un distinguo personale rispetto alla posizione sulla guerra presa dall’Italia e dai suoi principali partiti politici.

Intanto l’Ucraina si è svegliata anche oggi con gli allarmi delle sirene antiaeree, che hanno risuonato in 17 delle 24 regioni del Paese.

E si riaffaccia anche la paura delle armi chimiche e biologiche: le accuse russe che Kiev abbia tali armamenti “sono false” e un “chiaro segnale” che Vladimir Putin “starebbe valutando di usarli entrambi” nella guerra, ha affermato il presidente americano Joe Biden.

Le accuse del presidente americano Joe Biden secondo cui la Russia potrebbe usare armi chimiche e biologiche in Ucraina sono “insinuazioni sbagliate”. E’ la risposta arrivata dal vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov. “Non abbiamo simili armi”, ha aggiunto.

Sale ad almeno 925 il bilancio dei civili uccisi in Ucraina dall’inizio dell’invasione da parte della Russia, secondo i dati dell’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani (Unhcr).

Sono 117 i bambini uccisi dall’inizio della guerra con la Russia, secondo le stime del Parlamento di Kiev, che parla di altri 155 bimbi feriti. Per la Verkhovna Rada, il numero maggiore di vittime si concentra nella capitale, Kiev, nella città nord-orientale di Kharkiv e in quella settentrionale di Chernihiv. Per le Nazioni Unite, finora, sono almeno 925 i civili uccisi, ma il numero reale è probabilmente maggiore.

Nelle ultime 24 ore, caccia russi hanno distrutto 137 obiettivi militari ucraini e 14 droni, incluso un Bayraktar TB2. Lo ha riferito il portavoce della ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov. Tra i bersagli colpiti, ci sono “sei centri di comando e controllo, due sistemi di lancio multiplo di razzi, un sistema missilistico antiaereo e otto depositi che immagazzinano armi e munizioni per missili e artiglieria”, ha precisato,

Mariupol “è stata ridotta in cenere” dall’aggressione militare russa, “ma sopravviverà”. Lo ha detto il presidente ucraino  Zelensky in un nuovo video diffuso nella notte, esortando il suo popolo “a combattere, a continuare a combattere”. Dall’inizio dell’invasione russa, il 24 febbraio, “vediamo sempre più eroi ucraini, prima erano normali ucraini, ora sono veri combattenti”.

Montecitorio si prepara intanto ad ospitare l’incontro virtuale in un clima comunque teso, appesantito sicuramente dall’inasprirsi dei combattimenti e dalla conta dei morti, ma condizionato anche dal dibattito politico interno sulle mosse compiute finora da Roma.

I parlamentari di Alternativa, gruppo nato dai fuoriusciti del Movimento, annunciano che non parteciperanno alla seduta con Zelensky, definita “una forzatura” e “un’operazione di marketing”.

“Essere solidali” nei confronti dell’Ucraina “non significa dover assecondare una propaganda mirata ad alzare il tiro su richieste incessanti di interventi bellici come la no fly zone o l’invio di truppe che comporterebbero per l’Italia e l’Europa l’ingresso ufficiale in un conflitto mondiale”, la loro posizione.

Nella galassia degli ex pentastellati le assenze non si fermano qui. Il senatore Nicola Morra, spiega che domani sarà “fuori per lavoro”.

Ancora incerti i colleghi Elio Lannutti e Paola Nugnes. Emanuele Dessì, ora nel Partito Comunista, diserterà il collegamento, come pure dovrebbe fare Gianluigi Paragone che ha fondato Italexit.

C’è poi Bianca Laura Granato (Misto), finita nell’occhio del ciclone per aver sostenuto la necessità di far intervenire in collegamento con il Parlamento italiano anche Vladimir Putin.

Alla Camera è diversificata la posizione di FacciamoEco che lascia agli iscritti la facoltà di decidere in autonomia.

Andrea Cecconi, per esempio, ha deciso di non andare in Aula. Nel M5s non ci saranno la deputata Enrica Segneri, Davide Serritella (“per altri impegni fissati da tempo”) e Vincenzo Presutto.

Quest’ultimo spiega di essere “favorevole” all’intervento di Zelensky, ma di non poter partecipare per questioni organizzative.

Potrebbero esserci “parecchie assenze” dello stesso tipo, la sua previsione. Almeno un altro paio, dicono i bene informati. “Bene ascoltare Zelensky, ma bisogna sempre esercitare, a livello internazionale, una pressione costante per una soluzione”, la posizione del leader Giuseppe Conte.

Nella Lega, che si annuncia presente in blocco insieme al leader Matteo Salvini, potrebbero mancare un paio di eletti tra cui il senatore Simone Pillon: è in missione a Londra ma ha espresso anche “forti perplessità” sull’evento.

In FI vengono dati come assenti Veronica Giannone e Matteo Dall’Osso: “Posizioni personali”, commentano dal gruppo. Non dovrebbero esserci distinguo in FdI, che ascolterà l’intervento del presidente ucraino.

Così come i dem al seguito del segretario Enrico Letta. Ci saranno e definiscono “grave” la mancata partecipazione alla seduta di alcuni parlamentari: “Certificano una vicinanza politica a chi sta devastando l’Ucraina”, punta il dito la deputata Alessia Rotta.

In LeU si preannunciano tutti presenti. In Sinistra Italiana, il segretario Nicola Fratoianni sarà a Montecitorio ma ribadisce che “la scelta di inviare armi da parte del nostro Paese” è stato un “errore”.

Dopo i brevi interventi dei presidenti di Camera e Senato, parlerà anche il premier Draghi. Che il giorno dopo sarà di nuovo a Montecitorio e a Palazzo Madama per le comunicazioni in vista del prossimo consiglio europeo, un appuntamento cruciale che – nell’ambito del conflitto in corso – determinerà le prossime mosse dell’Ue sul fronte umanitario, sanzionatorio ed energetico