L’AQUILA – Ripartirà domani alle 13, al tribunale di Avezzano, il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, simbolo di convivenza pacifica tra uomo e fauna selvatica, uccisa da un colpo di fucile il 31 agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi.

L’Associazione Animalisti Italiani si costituisce parte civile e, contestualmente, è previsto un sit-in di sensibilizzazione dal titolo “Giustizia per Amarena”, che si terrà davanti al Tribunale di Avezzano a partire dalle ore 12. Al fianco degli Animalisti Italiani parteciperanno anche le associazioni animaliste OIPA, WWF, Lav e Appennino Ecosistema.

“La nostra presenza in aula rappresenta un atto dovuto per Amarena e per tutti gli animali selvatici vittime di violenza. Il sit-in vuole essere un messaggio forte alla collettività e alle istituzioni: la tutela della fauna selvatica non può essere ignorata”, dichiara in una nota Walter Caporale, presidente dell’Associazione Animalisti Italiani.

“Amarena era benvoluta da tutti – sottolinea -: un’orsa che si avvicinava ai centri abitati senza mai rappresentare un pericolo, considerata da molti la mascotte dell’Abruzzo. La sua uccisione a sangue freddo ha lasciato orfani i suoi cuccioli e ha scosso la coscienza collettiva. Ora, l’indagato, L.A., dovrà rispondere davanti alla giustizia per un atto crudele e ingiustificato. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe esploso un colpo di fucile caricato con munizionamento artigianale, appositamente preparato per causare il massimo danno, uccidendo volontariamente l’orsa. L’azione è aggravata dalla crudeltà, dall’assenza di valida giustificazione e dalla presenza dei cuccioli, oltre che dal pericolo arrecato alla pubblica incolumità per aver sparato in un luogo accessibile a terzi e vicino a centri abitati”.

In aula saranno presenti, come parte offesa, anche il Parco Nazionale d’Abruzzo, la Regione Abruzzo e il Comune di San Benedetto dei Marsi, luogo dove si è consumato il tragico evento.

“Ci auguriamo una condanna esemplare, senza sconti né benefici, per un crimine che ha colpito non solo un animale innocente appartenente a una specie protetta, ma l’intera comunità, ferita nel profondo da un atto tanto vile quanto ingiustificabile”, conclude Caporale.