L’AQUILA – Non si tira indietro, come pure inizialmente ipotizzato da ambienti teatrali, il direttore artistico del Teatro stabile d’Abruzzo, Alessandro D’Alatri. E anzi, nell’intervista ad AbruzzoWeb bacchetta il presidente dimissionario, Ezio Rainaldi, che ha detto basta in polemica con la Regione per i ritardi nell’erogazione dell’annuale finanziamento.

Il regista romano, alla guida dello stabile abruzzese da meno di un anno, lancia una proposta concreta alla Regione per superare l’impasse: rivedere lo Statuto, dando la possibilità al Tsa di aprirsi al mercato intercettando anche finanziamenti privati.

D’Alatri stigmatizza il “gesto affrettato” di Rainaldi: “La stima e l’affetto che ho per Ezio sono enormi, è un validissimo collaboratore, anzi sono io un suo collaboratore, ma io avrei aspettato ancora – spiega – Nonostante tutto, il suo è un gesto forte e segnale di forte preoccupazione”.

“Tutti – racconta D’Alatri – quando ha paventato le dimissioni, nell’ultima assemblea di venerdì scorso gli abbiamo detto di aspettare”.

Dal direttore artistico, poi, più di una stoccata alla Regione. “Abbiamo una situazione paradossale, non abbiamo un assessore, quindi siamo senza un interlocutore diretto”, sbotta.

C’è poi la natura pubblica dell’ente teatrale che impedisce anche qualsiasi fonte di finanziamento esterno. “Siamo un ente a vocazione pubblica regionale essendo costituito dalla Regione, una caratteristica che ci preclude tutta una serie di attività commerciali che potrebbero generare introiti – rileva – Se, per esempio, volessimo aprire il bistrot nel teatro, che comunque neanche abbiamo, non potremmo farlo”.

“I soci del Teatro – spiega ancora D’Alatri – potrebbero rivedere lo Statuto dandoci la possibilità di camminare con le nostre gambe. Visto che ogni anno vengono tagliati sempre di più i finanziamenti pubblici e che questi sono gli unici dei quali possiamo vivere, si potrebbe pensare di aprire a investitori privati”.

Esclusa, comunque, qualsiasi ipotesi di passo indietro: “Anche se avessi voluto, non posso dare le dimissioni anche perché siamo a una settimana dalla presentazione della stagione, la mia prima stagione. Io devo combattere – assicura – Lo faccio per amore del teatro, dell’Abruzzo e dell’Aquila. Di certo non mi ci sto costruendo la villa al mare”.

Sull’ipotesi di un buco in bilancio, paventata da Rainaldi alla luce del fatto che parte del finanziamento regionale che deve arrivare è già stata impegnata, D’Alatri dice di voler aspettare i passi dell’ente per vederlo messo nero su bianco. “E se la Regione non può aiutarmi in un modo voglio capire come potrà farlo in un altro”, promette.

“Il lavoro dello stabile è di grandissima qualità – fa notare poi- Il ministero lo ha riconosciuto come teatro di rilevante interesse culturale ed è all’ottavo posto in Italia. Abbiamo un progetto artistico di altissimo livello, l’unico neo lo abbiamo sulle infrastrutture, visto che siamo senza teatro: è come se gareggiassimo in Formula Uno e arivassimo ottavi senza macchina: mi sembra straordinario!”.

Non manca, infine, una stoccata ai tre consiglieri regionali “ribelli” Luciano Monticelli del Pd e Mario Olivieri e Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico, quest’ultimo poi promosso ad assessore, che hanno proposto di dar vita a un “regolamento legislativo chiaro, completo ed efficace che tenga conto, in primo luogo, di tutte le associazioni culturali presenti nella nostra regione, da considerare tutte sullo stesso piano” per tutelare tutti ed evitare quelli che a loro dire sono favoritismi.

“Le competenze nel resto del mondo hanno un valore – argomenta D’Alatri – se vogliamo possiamo anche perderle, chi gestisce le leve del comando può farlo, ma l’acqua sporca, anche se non ne ho vista nello stabile, non si può buttare insieme al bambino”.