L’AQUILA – “Sono venuto volentieri qui in mezzo alla gente, perché mi sembra giusto venire a parlare coi cittadini, anche se dentro di me c’è tanta sofferenza, perché trovarsi sbattuto sul giornale in questo clima a me fa male”.

Così, secondo quanto riporta il quotidiano Il Centro, il vescovo ausiliare dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole, si è in qualche modo scusato, parlando in pubblico con i cittadini, delle “ombre” che hanno riguardato anche la Curia dopo l’inchiesta “Attenti a quei due” della procura della Repubblica del capoluogo, che ha portato a due arresti e indagini su altre tre persone scoperchiando un tentativo di truffa su circa 9 dei 12 milioni di fondi per il sociale messi a disposizione dalla presidenza del Consiglio.

“Se ci fossimo accorti di qualche minima stranezza – ha assicurato D’Ercole parlando in assemblea nel tendone di piazza Duomo – saremmo intervenuti subito. Vorrei che questo emergesse. Ed è questo che ho raccontato ai magistrati”.

“Mi fa soffrire – ha concluso il presule, secondo quanto riportato dal quotidiano – leggere negli occhi della gente il dubbio che anche il vescovo faccia parte della truffa. Questo mi dispiace. Il mio è il ruolo di un padre. Ho il compito di dare conforto, sostegno, fiducia. Lungi da me la più piccola intenzione di truffare”.