L’AQUILA – La procura della Repubblica dell’Aquila ha aperto un’inchiesta per falso in atto pubblico e truffa ai danni dello Stato da 250 mila euro sulla vicenda denunciata da Massimo Tomeo, imprenditore di Vasto (Chieti) che aveva eseguito in subappalto lavori di messa in sicurezza dell’istituto scolastico “De Nino-Morandi” di Sulmona, affidati dalla Provincia dell’Aquila a un’associazione temporanea di imprese.

L’uomo, che ha denunciato più volte il fatto di non essere stato pagato, mettendo a rischio la sua azienda, nei mesi scorsi ha cercato di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul suo caso con proteste eclatanti: ha messo in atto scioperi della fame e della sete e, ancora, si è barricato nell’ufficio del presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, fino a minacciare anche di lanciarsi da una finestra.

Il procuratore della Repubblica dell’Aquila, Fausto Cardella, e i sostituti Stefano Gallo e Roberta D’Avolio hanno iscritto nel registro degli indagati Antonio De Lellis, 52 anni, romano, amministratore all’epoca dei fatti della Fin Infrastrutture di Roma, una delle società facente parte della Ati, e i funzionari della Provincia Valter Specchio, 57 anni, di Accadia (Foggia), già direttore generale dell’Ente, ed Emilio Pacella, 62 anni, di Sulmona (L’Aquila), responsabile unico del procedimento dell’appalto in questione.

Specchio era già stato arrestato il 3 dicembre 2012 nell’ambito di un’altra indagine della procura su appalti ed escort per la messa in sicurezza alcune scuole superiori del “cratere” del terremoto.

Gli indagati devono rispondere a vario titolo del reato di falso in atto pubblico e truffa ai danni dello Stato per aver sottoscritto e presentato stati di avanzamento lavori ideologicamente falsi relativi all’istituto scolastico di Sulmona, al fine di percepire un importo maggiore di quello effettivamente dovuto, documentando alla stazione appaltante lavorazioni in realtà mai eseguite.

Oggi i finanzieri del nucleo di polizia Tributaria dell’Aquila hanno notificato il provvedimento di sequestro preventivo “per equivalente” emesso dal gip del Tribunale del capoluogo, Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta del pool di pm che coordinano l’inchiesta.

Dalle indagini delle Fiamme Gialle risultano rendicontati ed erogati importi per lavori mai eseguiti per un corrispettivo di 250 mila euro.

A tale risultato si è giunti dopo esami testimoniali e documentali che hanno riscontrato la presenza di artifizi e raggiri per indurre in errore l’ente erogatore dei fondi.

Da ciò è conseguita l’iniziativa della magistratura, tesa a reperire e sequestrare una somma equivalente al danno sofferto dall’ente pubblico.

TOMEO: ”LA PROVINCIA SAPEVA E HA TACIUTO”

“La Provincia sapeva di queste irregolarità e ha fatto finta di nulla, nascondendomi la documentazione quando ne ho fatto richiesta”.

Dopo la notizia dell’avvio di un’inchiesta da parte della procura della Repubblica sui lavori di messa in sicurezza effettuati all’istituto scolastico “De Nino Morandi “ di Sulmona, parla ad AbruzzoWeb Massimo Tomeo, l’imprenditore vastese che ha denunciato le presunte irregolarità, utilizzando anche mezzi estremi di protesta come lo sciopero della fame e l’occupazione, lo scorso dicembre, dell’ufficio del presidente della Provincia, Antonio del Corvo.

“Credo e spero che verrà fuori tutto. Ho denunciato altro, oltre alle irregolarità dell’Ati e della Provincia stessa”, afferma Tomeo a questo giornale, attaccando l’ente che, a suo avviso, “era a conoscenza delle irregolarità”.

“Dalla Provincia mi è stato sempre detto di rivolgermi all’Ati per essere pagato perché l’associazione era già stata saldata per i lavori e che non avrebbero potuto pagare due volte”, prosegue Tomeo.

Oltre alla sua, altre 10 imprese attendono di essere saldate dall’Ati romana, secondo quanto aveva dichiarato a questo giornale il dirigente del settore Edilizia e Programmazione della Provincia Domenico Palumbo che aveva annunciato anche un contenzioso dell’ente contro la stessa associazione di imprese, poi rimossa dall’incarico, perché “i subappalti venivano travisati in subaffidamenti ed è una cosa diversa. I primi vanno autorizzati, i secondi solo comunicati – aveva specificato il dirigente – L’associazione aveva intenzione di imbrogliare, è evidente. Ora, al suo posto, è subentrata una nuova ditta”.

“Non ho mai potuto fare causa alla Provincia perché mi si impediva l’accesso alla documentazione che sono riuscito ad ottenere, in parte, dopo Natale – conclude Tomeo – Appena avrò ottenuto tutti i documenti andrò per vie legali contro l’ente dal quale non ho mai ricevuto nemmeno un centesimo, nonostante le mie proteste”.