PESCARA – “Tutto l’Adriatico nelle mani esclusive dei petrolieri. Il permesso di ricerca rilasciato davanti alle Tremiti e a Termoli alla Petroceltic è solo un assaggio amaro e tra poco sarà un vero e proprio far west, con un quadro devastante che si aggiunge alle decine di titoli minerari già rilasciati. È necessaria una moratoria immediata, si tratta di settimane”.

Lo dichiarano in un comunicato il Coordinamento No Ombrina, Trivelle Zero Marche e Trivelle Zero Molise.

I tre movimenti hanno prodotto un quadro riassuntivo aggiornato a ieri delle richieste dei petrolieri per tutto l’Adriatico, dal Veneto alla Puglia. I dati sono tratti dal sito dell’Unmig del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise).

La perforazione alle Tremiti costerà alla Petroceltic 1.929,292 euro l’anno, ha denunciato Angelo Bonelli, della Federazione dei Verdi, spiegando come le ricerche petrolifere riguarderanno “una superficie di 373,70 chilometri quadrati ed in un’area dalla ricca biodiversità marina” e che “verranno utilizzate le tecniche più devastanti, come l’air gun, per le ricerche di idrocarburi”. La Petroceltic Italia, prosegue, pagherà allo Stato italiano “la cifra di euro 5,16 per chilometro quadrato, per un totale di 1.928,292 euro l’anno”.

Insorge anche il governatore della Puglia, Michele Emiliano: “Una vergogna e una follia: non ci arrenderemo. Renzi ritiri il provvedimento”. “Un polverone pretestuoso e strumentale: non c’è nessuna trivellazione”, afferma invece il ministro dello Sviluppo Federica Guidi: non si prevede, spiega una nota, alcun tipo di perforazione e quei permessi riguardano una zona di mare ben oltre le 12 miglia dalla costa e anche dalle isole Tremiti.

“In tutto ci sono ben 23 istanze dei petrolieri che interessano praticamente tutto l’Adriatico, con milioni di ettari richiesti – si legge nella nota del fronte No triv -. Di queste, ben 13 istanze di Permesso di Ricerca sono in dirittura d’arrivo. Pochi mesi e anche queste istanze saranno quindi definite”.

Per Coordinamento No Ombrina, Trivelle Zero Marche e Trivelle Zero Molise “è urgente un’immediata moratoria sul rilascio di nuovi titoli minerari nell’intero Adriatico, altrimenti ogni altra azione rischia di arrivare con i buoi usciti dalla stalla. Tra l’altro l’unico referendum rimasto purtroppo non incide sull’esito delle istanze nei mari italiani, riferendosi solo alla durata dei titoli già rilasciati entro le 12 miglia”.

Per il coordinamento dei comitati anti-trivelle della Puglia, il permesso di ricerca petrolifera rilasciato alla Petroceltic al largo delle coste del Gargano, per la durata di sei anni, è “una trappola ben studiata da parte del Governo, ordita alle spalle dei territori e finanche dei Consigli regionali che, su pressione dei movimenti notriv e di duecento associazioni ambientaliste e non, avevano promosso il referendum, il cui spirito viene completamente tradito”.

“Il permesso – si legge nella nota – che ha il grande sapore della beffa, è stato rilasciato dal Mise e pubblicato sul Buig del 31 dicembre 2015, il giorno prima dell’entrata in vigore della Legge di Stabilità che, di fatto, ne avrebbe determinato il preavviso di rigetto e la successiva riperimetrazione (in quanto, pur di poco, parzialmente interferente con la linea delle 12 miglia marine dalla costa)”.

I comitati pugliesi chiedono quindi al governatore Emiliano e al Consiglio regionale “di diffidare formalmente il Ministero dello Sviluppo Economico a provvedere all’immediata emanazione dei decreti di rigetto per i procedimenti tuttora in corso entro le dodici miglia e a dare preavviso di rigetto per quelli parzialmente interferenti”.

Chiedono inoltre “di chiedere formalmente al Ministero dello Sviluppo Economico, con riguardo al progetto “Tempa Rossa”, che le autorizzazioni necessarie per l’ampliamento delle infrastrutture siano riviste sulla base di una reale intesa con la Regione e non secondo procedura semplificata”. Infine chiedono “di ricorrere al Tar contro il permesso di ricerca rilasciato alla Petroceltic”.

“Il permesso di ricerca concesso alla società Petroceltic – spiega il ministro Guidi – riguarda soltanto, e in una zona oltre le 12 miglia, la prospezione geofisica e non prevede alcuna perforazione che, comunque, non potrebbe essere autorizzata se non sulla base di una specifica valutazione di impatto ambientale. Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano conosce benissimo i termini esatti della questione che a suo tempo gli è stata accuratamente rappresentata dal Ministero dello Sviluppo economico”.

Il ministro Guidi si dice infine “attonita” per alcune recenti dichiarazioni di esponenti politici: “la legge di Stabilità, venendo incontro alle richieste referendarie, ha escluso qualsiasi nuova ricerca entro le 12 miglia dalle coste. Il permesso alla Petroceltic non ha quindi nulla a che vedere con la legge di Stabilità visto che si tratta di ricerche al di fuori del limite delle 12 miglia”.

E comunque, ribadisce il ministro, “nessun altro permesso di ricerca, in nessun’altra parte del Paese, è stato rilasciato alla vigilia dell’approvazione delle legge di Stabilità”.