L’AQUILA – E’ stato necessario un chiarimento dopo una seduta di commissione che, al contrario, avrebbe dovuto filare liscia come l’olio.
E invece il presidente della prima, Vincenzo D’Incecco, della Lega, ha avuto un botta e risposta caldissimo con Giorgio Fedele e con altri esponenti del Movimento Cinque Stelle.
Tutto è nato nel corso della discussione sul progetto di legge numero 71, firmato dal Carroccio (Angelosante, Marcovecchio, Montepara, D’Incecco, Di Matteo, Bocchino, Quaresimale, La Porta). Su cui, in realtà, c’è generale condivisione perché riguarda la salvaguardia dei tribunali minori, a rischio chiusura.
Si tratta di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, che saranno soppressi nel 2021 dopo che la riforma è stata più volte prorogata.
L’idea è varare un provvedimento che mantenga aperti i presidi, a condizione che le spese di gestione e manutenzione degli immobili e di retribuzione del personale di custodia e vigilanza delle strutture siano integralmente a carico del bilancio degli enti locali e della Regione.
L’Abruzzo, insomma, prova a forzare la mano proponendo allo Stato di addossarsi i costi di gestione, ovviamente non quelli di giudici e magistrati.
La Lega puntava a una rapida approvazione in commissione, ma il Movimento Cinque Stelle ha eccepito che la questione dovrebbe avere una dimensione anche nazionale a approdare, dunque, alle Camere. Per questo ha chiesto di poter audire in commissione i portatori d’interesse, sindaci, ma anche Ordine degli Avvocati.
Apriti cielo. D’Incecco ha inizialmente letto in questa volontà quella di frenare l’approvazione della norma, facendo ostruzionismo. Ne è nato un vivace battibecco a cui si sono accodati anche gli altri pentastellati, Sara Marcozzi, Pietro Smargiassi e Domenico Pettinari. Alla fine D’Incecco ha “ceduto”, aggiornando la commissione per le audizioni chieste dal Movimento.
Il caso ha riportato alla mente le tensioni tra Lega e Movimento 5 Stelle in occasione del dibattito in commissione sulla proposta di referendum elettorale abrogativo formulata al Carroccio. In quella circostanza Sara Marcozzi, vice presidente di commissione, approfittó della momentanea assenza del presidente D’Incecco per aprire e chiudere in maniera repentina la seduta, in modo da ritardare l’approvazione del quesito. Ne nacque un pandemonio politico.
La legge in discussione sui tribunali prevede che, “in attesa di una più ampia e generale riforma della geografia giudiziaria, da attuare nel rispetto del principio del massimo decentramento di cui all’articolo 5 della Costituzione e del principio di prossimità di cui all’art.10 del trattato dell’Unione europea richiesta delle Regioni interessate”, il ministro della giustizia disponga, nell’ambito di apposite convenzioni, che i tribunali soppressi (così come previsto dall’articolo 1 del decreto legislativo 155 del 7 settembre 2012), “riprendano appieno la funzione giudiziaria nelle loro sedi, a condizione che le spese di gestione e manutenzione degli immobili e di retribuzione del personale di custodia e vigilanza delle strutture siano integralmente a carico del bilancio degli enti locali e della regione richiedente”.
Rimangono a carico dello Stato le spese relative alla retribuzione dei magistrati, del personale amministrativo e di polizia giudiziaria. Per l’Abruzzo i tribunali da salvare sono quelli Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto. La chiusura è prevista per settembre 2021.
Nella relazione allegata al provvedimento si legge che “la riforma approvata dal Governo Monti, per l’Abruzzo, ha lasciato una vastissima zona, a confine con il Lazio ed il Molise, totalmente sfornita dei servizi giudiziari, avendo concentrato l’amministrazione della giustizia nell’arco nord-est, costituito dai Tribunali dell’Aquila, Teramo, Pescara e Chieti. Appare, perciò, del tutto evidente che tale squilibrata localizzazione dei presidi giudiziari renderà estremamente difficoltoso e costoso il servizio giustizia per centinaia di migliaia di cittadini abruzzesi”.
Il governatore Marco Marsilio nella sua recente visita al tribunale di Avezzano ha garantito la presentazione della proposta di legge regionale nella stanze del Parlamento. Con il sostegno annunciato di oltre 600 avvocati marsicani.
La battaglia, insomma, entra nel suo snodo cruciale: a decidere dovrà essere proprio il ministro pentastellato Alfonso Bonafede.





