L’AQUILA – “Credo che sia stato fondamentale iniziare a scrivere una pagina che era patrimonio quasi esclusivo di chi ha vissuto, di chi ha subito, ha sofferto, e anche di chi come noi ha sempre ricordato. Adesso possiamo dire che è iniziato il percorso della condivisione nazionale di una pagina appunto non scritta della storia, che inizia a essere scritta”.
Così il ministro dello Sport, Andrea Abodi, all’arrivo alla stazione ferroviaria dell’Aquila del ‘Treno del Ricordo’.
Il convoglio storico, partito da Trieste 1’11 febbraio scorso, sta attraversando l’Italia in 11 tappe per ripercorrere, con una mostra itinerante allestita al suo interno, il viaggio compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati nel Dopoguerra, segnato anche dalle foibe. Presenti alla cerimonia, a cui hanno preso parte numerose scolaresche, i presidente della Regione, Marco Marsilio, l’assessore Roberto Santangelo, il senatore Guido Liris, il vicesindaco dell’Aquila Raffaele Daniele, il Direttore Regionale Trenitalia Abruzzo Bruna Di Domenico, una rappresentanza dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Comitato Provinciale di Pescara) e del Comitato 10 Febbraio, l’Istituto Comprensivo Statale “Giuseppe Mazzini” dell’Aquila e l’Istituto di Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci- Ottavio Colecchi.
“L’effetto nei confronti delle giovani generazioni – ha aggiunto il ministro – iniziamo a leggerlo per esempio dal quinto vagone di questo treno, in qualche modo ispirato da un concorso al quale hanno partecipato con dei contributi ragazzi e ragazze delle scuole di ogni ordine e grado”.
Per Abodi, “richiamare il dolore e la sofferenza dei tempi che sono passati è un modo per non ricadere negli errori del passato. Ricordare centinaia e centinaia di persone italiane che sono state uccise. Ricordare un viaggio lungo e doloroso che ha portato queste comunità in fuga a cercare un rifugio, una salvezza, in tutta Italia, e anche qui all’Aquila hanno trovato accoglienza e ospitalità”.
“Dal 2004 – ha sottolineato – c’è una legge del Parlamento, che stabilisce il giorno del ricordo ogni 1o febbraio. Questo non vuol dire che dobbiamo ricordarci di questa tragedia solo in questa data”.
Sul ruolo svolto dal Ministero dello Sport Abodi ha detto che “al centro della nostra attività ci sono giovani e come Ministero abbiamo anche la struttura degli anniversari nazionali, questo dunque il nostro ruolo, la nostra funzione, dopodiché c’è la collaborazione con tutti i ministeri coinvolti che rende forte questo progetto comune”.
Nelle cinque carrozze del treno i visitatori hanno modo di conoscere e approfondire la tragedia delle foibe e dell’esodo attraverso un percorso multimediale, in cui si alternano pannelli informativi, immagini di repertorio e testi originali recitati da una voce narrante.
La mostra è arricchita dall’esposizione di alcune delle masserizie degli esuli, conservate e custodite dall’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata nel Magazzino 18 di Trieste. La quinta carrozza, novità dell’edizione 2026, è dedicata alla trasmissione dell’Istruzione e del Merito, che ha fornito una selezione degli elaborati degli studenti che hanno partecipato al concorso nazionale “Il Giorno del Ricordo”, e con l’Agenzia Italiana per la Gioventù, che ha realizzato “Il Viaggio del Ricordo” nei luoghi simbolo dell’esodo giuliano-dalmata.
Marsilio ha rivolto in particolar modo ai giovani, rappresentati oggi dalle scolaresche presenti, un pensiero sull’importanza della trasmissione della memoria.
“Credo che loro sia di fatto l’ultima generazione, gli ultimi ragazzi che potranno ancora avere la possibilità di conoscere e interrogare i testimoni diretti di quella tragedia, perché ormai gli anni che passano impediscono di poter avere un rapporto diretto con chi ha vissuto sulla propria pelle, in maniera diretta, quegli eventi, gli ultimi che raccontano erano bambini che ricordano più per il racconto dei loro genitori che non per quello che hanno visto con i loro occhi. È importante che queste memorie si sedimentino, possano essere incise sulla pietra, nei video, nei racconti, nelle registrazioni, nei libri, perché qualcuno dopo, anche nei prossimi anni, anche in assenza di testimoni diretti, possa continuare a conoscere, a tramandare, a capire, a comprendere, perché poi la comprensione e la condivisione di ciò che è accaduto nel passato è l’antidoto migliore per evitare che le tragedie si ripetano”.
“L’Abruzzo è stata una delle regioni che ha ospitato i profughi – spiega ancora Marsilio – e peraltro le associazioni ci ricordano di essere stata una delle regioni che li ha accolti a braccia aperte, a differenza di altre storie vergognose che abbiamo dovuto raccontare. È una comunità ancora ben presente nel nostro territorio, che poi si è naturalmente integrata, i suoi figli e nipoti oggi sono pienamente abruzzesi e allo stesso tempo portano nella loro memoria storica e familiare queste origini di cui sono giustamente fieri. Noi abbiamo coinvolto molto le scuole in questo progetto, per la giornata del ricordo il 10 febbraio abbiamo premiato i lavori fatti dentro le scuole di ogni ordine e grado dai bambini delle primarie agli adolescenti, quasi ormai adulti, dei licei, hanno prodotto poesie, ricerche, tesine, podcast, video, quadri, opere d’arte, insomma si è utilizzata la creatività e l’inventiva dei ragazzi che hanno potuto studiare”.





