L’AQUILA – “Non ne faccio una questione di campanilismo, ma quella di tre pescaresi nominati a commissario e sub-commissari dell’Agenzia regionale per le attività produttive è una decisione molto contestabile”.
Lo denuncia ad AbruzzoWeb Luciano Mari Fiamma, segretario generale di Apindustria L’Aquila, appresa la notizia della nomina, da parte della Giunta regionale, a sub-commissari dell’Arap, l’ente che ha accorpato i vecchi nuclei industriali, di Marco Battaglia, consulente del Comune di Silvi (Teramo), e di Luciano Quercia, dirigente regionale dell’Ufficio contenzioso.
Entrambi originari di Pescara, come il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e soprattutto come Giampiero Leombroni, commissario dell’ente prorogato nella sua carica fino al 30 ottobre prossimo tra le proteste delle opposizioni nel Consiglio regionale del 4 ottobre.
Fedelissimo di D’Alfonso, Leombroni era in corsa anche per diventare amministratore unico dell’Aca, l’azienda acquedottistica del Pescarese, ed è già commissario regionale del Consorzio di Bonifica Sud, nonché direttore generale dell’Ersi, l’Ente regionale unico del servizio idrico.
Una scelta “etnica” che non piace a Mari Fiamma perché, spiega, “dopo la proroga di Leombroni, la nomina dei due commissari poteva essere l’occasione per bilanciare territorialmente la presenza dio referenti in altre aree della regione, ovvero quelle dell’Aquilano e del Teramano”.
E la vicenda non riguarda solo l’anagrafe, per Mari Fiamma, che nutre un tremendo sospetto. “Come noto, l’Arap avrà un ruolo centrale nel gestire le risorse economiche del Masterplan per il Sud destinate ai depuratori e alla bonifica delle acque del fiume Pescara, oltre che per la realizzazione delle contestate vasche di laminazione. Non vorrei – insinua – che dietro queste nomine ci sia l’intenzione, da parte del governatore, di gestire la partita con suoi fedelissimi”.
Nulla di male, se non fosse che, ricorda Mari Fiamma, “l’Arap è nata per occuparsi di nuclei industriali, e da quando è nata mi risulta che non ci sia nessuna novità positiva rispetto al vecchio assetto dei sei nuclei, e non partivamo certo da una situazione rosea. Per esempio – rimarca – noi associazioni di categoria non sappiamo nulla sulla sua reale situazione finanziaria. Ho l’impressione che si sia cambiata solo una sigla”.
L’incarico di Leombroni è a termine, come pure quella dei sub-commissari, ma anche qui il diffidente Mari Fiamma ha un timore: “Una proroga tira l’altra”.
Il suo invito a D’Alfonso è, dunque, quello di un maggiore coinvolgimento per il futuro prossimo dell’Arap che, terminata la fase commissariale, dovrà assumere un assetto definitivo con la nomina di un Consiglio d’amministrazione a tre componenti.
“L’auspicio di Apindustria, e anche di altre associazioni di categoria, è che questa scelta non sia quella definitiva, e che le prossime scelte relative all’Arap siano finalmente condivise con tutti i territori e con gli operatori del settore”, conclude Mari Fiamma.





