L’AQUILA – La riorganizzazione del servizio di trasporto in Abruzzo prevede una riduzione di 5 milioni di chilometri ripartiti tra le aziende di traporto pubblico e l’aumento delle tariffe del 10 per cento. Le province più colpite sono quelle dell’Aquila e di Teramo: entrambe avranno un taglio di 800 mila chilometri rispetto a quelle di Chieti e di Pescara di ‘solo’ di 400 mila chilometri.

L’allarme è stato lanciato oggi dal segretario provinciale aquilano Cgil Umberto Trasatti e dal segretario provinciale Cgil-Filt Domenico Fontana. Le varie aziende, come previsto nella legge di bilancio regionale, stanno in questi giorni presentando i piani di rioganizzazione del servizio che in concreto si ”tradurranno – dicono in coro i due sindacalisti – in cancellazioni di corse estraurbane, con notevoli ripercussioni sul già deficitario livello del servizio e con una esplosione del traffico privato. Chiediamo un incontro urgente al Governatore Gianni Chiodi e che una gran parte delle cifre concesse dalla conferenza Stato-Regioni sui trasporti vengano spesi per la provincia dell’Aquila”.

Trasatti aggiunge che ”è inacettabile il piano presentato dall’Arpa che dal primo aprile prevede 100 corse giornaliere in meno per un totale di 300 mila annue. La proposta aziendale non tiene conto che nel territorio della provincia dell’Aquila non esistono, se non marginalmente, sovrapposizioni con altri vettori, come il ferro, e che dei 50 operatori di trasporto pubblico regionale solo tre sono le imprese che operano nell’Aquilano con una bassissima offerta di mobilità”.

I tagli arrivano anche sull’Ama, l’azienda di trasporti urbani del capoluogo. ”La scarsa attenzione – afferma Trasatti – si manifesta anche con l’impostazione dell’ex municipalizzata aquilana a presentare come ogni altra azienda regionale il suo piano di riduzione del servizio nella stessa precentuale imposta ad altre meno sventurate realtà. Va ricordato che L’Aquila è stata colpita dal terremoto: la fisionomia della città è notevolmente cambiata con l’Ama che deve percorrere molti più chilometri rispetto al 2009, per dare un servizio ai cittadini”.

La Cgil quindi chiede ”una rivisitazione del piano al fine di prevedere una drastica riduzione di tagli, una più equa ridistribuzione degli stessi, tra i territori provinciali, una rapida riorganizzazione del settore per l’eliminazione degli sprechi tra le aziende regionali”.

Il segretario provinciale aquilano della Cgil Domenico Fontana aggiunge che ”se saranno dato seguito ai tagli, il pericolo che in estate non girerà nessun pullman nella provincia dell’Aquila. Le conseguenze saranno che ci sarà un calo del turismo e soprattutto si perderanno i posti di lavoro nelle imprese della mobilità, senza contare il cattivo servizio per gli utenti. Da non sottovalutare anche i tagli strutturali: vista la sovrapposizioni tra ferro e gomma, una persona residente a Villagrande di Tornimparte dovrebbe prendere l’autobus fino a Sassa, per poi scendere e arrivare all’Aquila con ill treno. L’utente dovrebbe acquistare due biglietti con una spesa maggiore”. (s.cas.)