L’AQUILA – L’avviso di garanzia notificato a Paolo Antonio Scimia, l’escursionista sopravvissuto alla tragedia del Gran Sasso, dove invece ha perso la vita in località Valle dell’inferno il compagno di ascesa Massimiliano Giusti, non rappresenta una novità dal punto di vista giurisprudenziale italiano.

Come conferma il presidente del Cai, il club alpino Italiano, Bruno Marconi “è una cosa normale in questi casi. C’è una sentenza della Cassazione che ha stabilito con precisione che nel caso in cui l’escursione coinvolga due persone, quella più esperta è ritenuta responsabile dell’incolumità del compagno”.

il sostituto procuratore Stefano Gallo, che ha aperto un fascicolo sui fatti di domenica scorsa, ha emesso l’avviso di garanzia per “l’avviso di accertamenti tecnici irrepitbili”.

“Anche noi del Cai quando facciamo i corsi per alpinisti ed escursionisti forniamo una preparazione agli iscritti anche per quanto riguarda la responsabilità civile e penale. Se invece l’escursione vede protagoniste tre o più persone e si dimostra con delle testimonianza che un terzo si allontana dal gruppo assumendosene la responsabilità la guida o l’alpinista più esperto sono esentati da eventuali colpe”.

Su questo aspetto aspetto, come spiega Marconi “esistono una giurisprudenza ed una letteratura specifica. Ciò che è importante è avere una vera e propria cultura della montagna, conoscere il passato, conoscere la storia della montagna per evitare il ripetersi di errori già commessi da altri in passato. Per questo organizziamo corsi per formare guide ed escursionisti: la montagna va conosciuta e rispettata”.