L’AQUILA – La nebbia che domenica avvolgeva le vette del Gran Sasso è la stessa che ancora circonda la dinamica dei fatti che hanno portato alla morte di Massimiliano Giusti, l’escursionista caduto in un crepaccio in località Valle dell’Inferno dopo aver perso contatto con il suo compagno, Paolo Scimia, salvato dai soccorritori presso il rifugio Duca degli Abruzzi.

Dopo la ricognizione cadaverica del 37enne aquilano ordinata dal procuratore Stefano Gallo, che sull’incidente mortale in montagna ha aperto un fascicolo, non vi è ancora il nulla osta per i funerali, che non è escluso potrebbe arrivare nelle prossime ore: secondo il quotidiano Il Centro le esequie si svolgeranno domani nella chiesa di San Pio X. Ma è tutto ancora da confermare.

Così come gli investigatori vogliono avere conferma sui collqui telefonici che la vittima ha avuto nei concitati momenti di domenica pomeriggio.

Stando a quanto riportato dal quotidiano la prima chiamata ai soccorsi è stata fatta attorno alle 14 di domenica da Scimia, seguito poco dopo da Giusti che ha contattato prima il 118 e la moglie: in entrambi i casi all’uomo è stato consigliato di aspettare i soccorsi nel posto in cui si trovava.

L’escursionista, probabilmente per paura di rimanere paralizzato dal freddo e dal gelo e per cercare di recuperare il contatto con il compagno, riprende la marcia, sbagliando direzione e finendo in fondo ad un crepaccio dopo un volo di 30 metri.

Attorno alle 16 il cellulare di Giusti non risponde più, secondo fonti citate dal Messaggero sarebbe morto di lì a poco.

I carabinieri vogliono capire se tra i due compagni di escursione, che non erano legati tra loro in cordata, vi siano stati colloqui telefonici e cosa si siano detti.