L’AQUILA – Si è dichiarato estraneo ai fatti davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, T.A., cittadino albanese ricercato e fermato in Croazia, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per gravi violazioni della normativa sugli stupefacenti.
L’arresto era stato eseguito grazie a una complessa attività investigativa della Polizia di Stato italiana, in sinergia con le autorità croate e con il supporto del canale di cooperazione internazionale SIRENE. L’uomo, che è difeso dall’avvocato aquilano Gaetano Petrilli, è stato comunque estradato e ha potuto riferire in occasione dell’interrogatorio di garanzia, la sua versione dei fatti al gip Marco Billi, che aveva firmato il suo arresto e quelli di altri presunti complici presi prima di lui. L’uomo resta in cella in attesa degli sviluppi investigativi.
L’operazione, durata oltre due anni, era stata condotta dalla Squadra Mobile e dalla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo (SISCO) dell’Aquila, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia e della Procura Generale presso la Corte d’Appello del capoluogo abruzzese. Al centro dell’inchiesta, una organizzazione composta da albanesi, macedoni e italiani, che aveva messo in piedi un imponente traffico di cocaina.
L’operazione si era conclusa con l’arresto di 42 persone, l’esecuzione di 38 misure cautelari – 29 in carcere, 6 ai domiciliari e 3 con obbligo di dimora – e il sequestro preventivo di auto e moto utilizzate per le attività illecite. Cinque componenti del sodalizio criminale, però, erano riusciti a sfuggire al blitz, rifugiandosi nei rispettivi Paesi d’origine.
Determinanti per la cattura di T.A. sono stati gli approfondimenti investigativi congiunti tra la Polizia italiana e quella croata, che hanno permesso di ricostruire nel dettaglio il percorso di latitanza del ricercato e di ottenere l’estensione europea del provvedimento cautelare.





