L’AQUILA – Oramai è una sorta di tradizione, come il cotechino con le lenticchie a capodanno, e non solo in questa consiliatura del centrodestra in Regione Abruzzo, ma, in parte invertite, anche nel precedente governo di centro-sinistra.
La consolidata liturgia prevede che avvicinandosi la fine dell’anno, le opposizioni partono a testa bassa contro i contenuti della manovra di bilancio, “senza visione”, che “non risponde alle esigenze di cittadini e imprese”, e promettono sfaceli e barricate. La maggioranza risponde per le rime. Poi la manovra arriva in aula, e con essa il maxi emendamento, o “manovra d’aula”, e a seguito di trattative serrate e dell’ultim’ora, si addiviene a proficuo accordo – guai a chiamarlo “inciucio” – , in virtù del quale la maggioranza accoglie parte delle istanze della minoranza, sia di carattere generale, sia ad esclusivo vantaggio dei rispettivi collegi elettorali e portatori di interesse, con emendamenti a discrezione e mirati. E così le sciabole tornano nel fodero, i toni si smorzano e si addolciscono, e si arriva all’approvazione dell’intera manovra senza particolari scossoni, e senza alcun rischio di sforare il 31 dicembre, oltre cui c’è l’esercizio provvisorio, con spese ridotte all’asso. Salvo anche il cenone e il veglione di fine anno.
Copione rispettato il 30 dicembre all’Emiciclo, con una plateale “convergenza parallela”, di democristiana memoria, in occasione dell’approvazione del bilancio di previsione, dove è arrivata la solita pioggia di emendamenti ad una manovra approvata in poche ore, a ritmi serrati, senza discussione, senza nemmeno distribuire i testi dei provvedimenti ai consiglieri e figuriamoci alla stampa presente.
Emendamenti frutto di un accordo tra maggioranza di centrodestra e opposizioni di centro sinistra e Movimento 5 stelle, dopo giorni di bordate e polemiche sui contenuti e sui ritardi accumulati per l’iter di approvazione. E secondo indiscrezioni provenienti del mondo politico, i consiglieri e anche gli assessori si sarebbero spartiti, per usare con relativa discrezione, 300mila euro a testa in seno alla maggioranza, e 200mila euro nelle minoranze. Registi dell’operazione, in primis, il presidente della Regione, Marco Marsilio, e l’assessore al Bilancio, Guido Liris, che si è poi dimesso per andare a fare in via esclusiva il senatore di Fdi.
In un clima tornato cordiale, scuro in volto era il solo consigliere del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari, l’unico che aveva forse voglia di menare le mani. Ha infatti protestato rivolto a Sospiri: “gli emendamenti li sta illustrando lei, a voce, in modo criptico, noi non abbiamo nemmeno il testo davanti, sarebbe stato opportuno un approfondimento!”. E poi ha votato contro anche al Milleproroghe, “perché sono otto anni che voto contro”. E Sospiri ha risposto ironicamente, “non è necessario continuare a sbagliare per otto anni”.
Alla fine non ha tirato fuori le manette che si era portato, per tornare a chiedere un consiglio straordinario sulle inchieste giudiziarie che hanno recentemente coinvolto esponenti di centrodestra, e ha rimesso nella busta l’alta pila di emendamenti, minacciosamente messa in bella mostra sul banco durante l’intera durata della seduta.
Come già riferito da Abruzzoweb, il contenuto di questi emendamenti è solo in parte conosciuto, anche se il quotidiano il Centro ha anticipato parte dei contenuti di un allegato con 1400 voci, e si ha contezza ufficiale solo di quelli rivendicati dagli stessi esponenti politici nei comunicati stampa, o perché menzionati esplicitamente durante la seduta. Per il resto tutto è stato approvato con velocità vertiginosa, e molti emendamenti titolavano solo le macro-voci, presentati come misure genericamente a favore della cultura, del sociale, dello sport e così via, senza che nessuno potesse visionare gli allegati, dove c’è la lista di chi ha beneficiato anche di piccole cifre, su indicazione dei singoli consiglieri, a loro discrezione, per alimentare il personale consenso premiando e dando risposte al territorio di appartenenza e agli ambienti a loro vicini e fedeli elettoralmente.
Emblematico che cittadini e anche amministratori locali stanno telefonando in questi giorni in redazione per sapere se è stata approvata questa o quella misura di loro interesse.
L’arcano sarà definitivamente svelato quando sarà terminata l’opera di “collettazione” di tutte le modifiche arrivate in aula, a cui in queste ore lavorano gli uffici della direzione Affari della Presidenza e Legislativi del consiglio regionale, presieduta da Francesca Di Muro, in raccordo con gli uffici della Giunta Regionale. A quel punto il testo definitivo sarà consegnato al presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, che lo invierà al presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, che lo potrà promulgare con successiva e immediata pubblicazione sul bollettino regionale della Regione Abruzzo, il Bura, per avere finalmente vigenza di legge.
Prima di allora, anche se la manovra è stata approvata entro il termine del 31 dicembre, la Regione Abruzzo sarà, seppure per pochi giorni, formalmente in “gestione” provvisoria, con spese congelate e ridotte all’osso, come sempre avvenuto, nelle prime settimane dell’anno.
Tornando a ripercorre la cronaca dell’approvazione del bilancio, dalla inziale guerra alla pace conclusiva: la partita era cominciata sotto una cattiva stella, con il testo approvato solo il 19 dicembre dalla giunta, con l’assessore al Bilancio e senatore di Fdi Guido Liris, messo sotto accusa anche da esponenti di maggioranza per aver modificato il testo all’ultimo momento, tornato dagli impegni romani, e con a cascata l’inevitabile ritardo nell’esame da parte dei revisori dei conti arrivato solo il 29 dicembre, e con la convocazione del consiglio aggiornata, per l’ennesima volta al 30 dicembre con il rischio potenziale dell’esercizio provvisorio in caso non si fosse riusciti ad approvare il bilancio del 31 dicembre.
E invece tutto è filato via liscio come l’olio, grazie all’accordo con le opposizioni. Ad uscirne vincitore, c’è chi osserva, alla fine è stato il presidente della Regione Marsilio che ha portato a casa il risultato, ovvero una manovra di bilancio decisiva in vista delle elezioni regionali del febbraio del 2024, dopo aver ricompattato la maggioranza disinnescando le forti fibrillazioni da parte di Forza Italia che chiedeva un rimpasto e maggiore spazio.
Elezioni che vedranno tranne sorprese lo stesso Marsilio ancora ricandidato, contrapposto ad un centro sinistra e a un Movimento 5 stelle che devono ancora sondare la concreta possibilità di unire le forze.
E ad uscire tra gli applausi, anche dai banchi dell’opposizione, è stato anche l’assessore Liris, bersagliato fino a qualche ora prima dalle accuse di aver svolto ‘part time’ il suo decisivo ruolo, e che approvato il bilancio, si è dimesso per andare a fare il senatore a tempo pieno, sostituito in giunta dal consigliere regionale di Fdi, Mario Quaglieri, medico presidente della quinta commissione Sanità. In consiglio entrerà al suo posto Massimo Verrecchia, dirigente regionale e attuale capo di gabinetto dello staff di Marsilio.
Marsilio in una intervista ad Abruzzoweb, il 21 dicembre, nei confronti dell’opposizione aveva usato il bastone e la carota; da una parte l’ha accusata “di voler fare solo commedia”, presentandosi in aula con uno con le manette, con un altro che strilla, e un altro ancora che balla il tip tap, solo per guadagnarsi un quarto d’ora di visibilità”, dall’altra invitandola “a fare proposte chiare, puntuali e percorribili, su cui siamo pronti a confrontarci nel merito ed eventualmente ad accoglierle”.
Stessa apertura arrivata alla vigilia del consiglio decisivo da Liris.
E infatti nel pomeriggio del 30 dicembre, mentre il consiglio era stato sospeso, Marsilio, Liris, e il presidente del consiglio regionale Sospiri, hanno ricevuto le delegazioni del centrosinistra e del Movimento 5 stelle, di fatto concordando gli emendamenti da accogliere.
Si è dunque tornati in aula, e si proceduto speditamente ad approvate legge di Stabilità e bilancio di previsione, senza nemmeno il bisogno da parte della maggioranza di contingentare il dibattito, facendo scattare la “tagliola”, la norma che consente di limitare il numero di degli emendamenti e comprimere le tempistiche del dibattito, visto che di ostruzionismo non c’è stata nemmeno l’ombra.
Questo dunque il “bottino” politico ufficiale, in attesa dell’elenco completo dell’allegato di cui sopra, portato a casa dalle opposizioni: oltre allo stanziamento di 5 milioni di euro per famiglie in difficoltà colpite dal caro bollette, diventato giorno dopo giorno una bandiera di tutte le opposizioni, il movimento 5 stelle ha rivendicato l’ottenimento del rifinanziamento della legge sui malati oncologici, degli impianti fotovoltaici destinati a strutture comunali, utili alla realizzazione di Comunità energetiche rinnovabili, gli interventi relativi ai giochi inclusivi, per consentire una maggiore socializzazione nei parchi pubblici ai bambini con problemi motori, il ripristino degli spazi di alcune scuole professionali per attivare i corsi di formazione gratuiti in quelle realtà territoriali che ne sono sprovviste, e ancora fondi sulla mobilità sostenibile con interventi per il bike sharing con pensiline dotate di impianti fotovoltaici.
Sara Marcozzi del gruppo misto, ex M5s, ha portato a casa un incremento di 150mila euro per i Centri antiviolenza e delle Case rifugio, un contributo straordinario da 30mila euro per l’organizzazione della prossima edizione del Chocofestival di Chieti e 50mila euro per un progetto di valorizzazione del Comprensorio del Voltigno.
Il centrosinistra ha rivendicato nella conferenza stampa del 31 dicembre, il merito dell’esenzione dall’Irap per le onlus, indicata come priorità nello stesso tempo da Marsilio.
E ancora nuovi fondi per i malati oncologici, il ripristino delle risorse per la Vita indipendente, l’approvazione di un ordine del giorno per la creazione di un fondo in favore di quelle famiglie con bassi redditi proprietarie di case in strutture ATER che non hanno la possibilità di contribuire alla quota necessaria per l’efficientamento energetico e sismico degli edifici attraverso il Superbonus, in seguito al mutamento dell’agevolazione dal 110% al 90%.
E ancora come rivendicato dal capogruppo Pd Silvio Paolucci e dal consigliere Antonio Blasioli, lo stanziamento di 100mila euro per i nove Comuni che gravitano intorno a Caramanico, finalizzati alla realizzazione di un progetto turistico unitario.
Portato a casa il risultato, frutto di un accordo e di una pace fatta con la maggioranza, e dopo gli scambi degli auguri in un clima assai cordiale in aula, dopo poche ore M5s e centrosinistra sono tornate ad indossare la corazza dell’opposizione pura, dura e bellicosa.
In una nota M5s è tornata a parlare di “soppressione vergognosa dei tempi di dibattito”, “di manovra sbagliata”, della vera grande assenza di una corretta programmazione”, di “pressapochismo e mancanza di visione”, dell’urgenza “di vedere la luce alla fine del tunnel”
Idem per il centrosinistra, che nella conferenza stampa ha parlato di “documento calato dall’alto, che non affronta e non incide sui veri problemi dell’Abruzzo”, di “un atto con pesanti ipoteche per il prossimo futuro, arrivato all’esame dopo un ritardo mai visto prima”, e “senza il confronto con le parti sociali”.






