L’AQUILA – Mentre divampano le polemiche sul caso delle presunte irregolarità durante il test di ingresso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Aquila, notizia che ha fatto il giro della nazione, l’Università si difende ed emergono nuovi elementi.
Secondo quanto appreso da Abruzzoweb, sono due i gruppi di giovani candidati, che hanno chiesto l’anonimato per paura di ritorsioni, ad essersi recati dai carabinieri, i quali li hanno sollecitati a rivolgersi alla Procura presentando un esposto.
Nello specifico, come raccontato dai ragazzi, durante il test diversi candidati avrebbero utilizzato smartphone e penne di riserva, finendo di compilare l’elaborato a tempo ormai scaduto mentre erano in fila per la consegna.
La rettrice dell’Univaq, Paola Inverardi, raggiunta al telefono da AbruzzoWeb a seguito della pubblicazione dell’articolo di denuncia, ha spiegato: “Siamo sorpresi da quanto uscito sulla stampa perché la procedura è estremamente solida e dal punto di vista delle verifiche non ci risulta alcun problema. Anzi, quanto denunciato dagli studenti è praticamente impossibile. Il test si svolge attraverso un processo blindato e verificato, in ogni caso se ci saranno delle denunce formali, ci difenderemo e poi anche noi ci tuteleremo per vie legali”.
La professoressa Inverardi, poi, ha tenuto a precisare che “gli studenti sono coinvolti in prima persona nella verifica della correttezza nell’esecuzione dei test: vengono estratti a sorte in ogni aula 4 candidati che seguono l’intera procedura, leggono e sottoscrivono i verbali e controllano, tra le altre cose, che i plichi vengano consegnati e chiusi all’interno della stessa aula – ha aggiunto – Inoltre, è garantito l’assoluto anonimato non sappiamo chi siano le persone che si siedono a compilare il compito e, in caso di irregolarità, chiunque può denunciare i fatti, come tra l’altro è accaduto, ma all’interno delle aule e non fuori”.
Sono state 642 le domande per il test di ammissione alla facoltà aquilana, ma ieri si sono presentati in 584 e tra questi c’è chi ha segnalato delle irregolarità per le quali sono stati presi provvedimenti dalla commissione esaminatrice, presieduta dalla professoressa Leila Fabiani, docente di Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica, Tecniche della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di lavoro, Medicina e Chirurgia.
Inverardi ha ammesso di un unico episodio in cui è stato annullato il compito a un ragazzo: “uno studente aveva portato in aula il cellulare, era spento, probabilmente è stata una dimenticanza, sicuramente una ingenuità, ma il suo test è stato invalidato e il tutto è stato messo a verbale. Per questo – ha sottolineato – trovo assurdo il racconto che è stato riportato a voi da alcuni candidati, se avessero denunciato irregolarità ai componenti della commissione, o alla vigilanza, tutto sarebbe stato messo nero su bianco. Siamo sempre molto rigorosi, non abbiamo mai avuto problemi”.
La rettrice, però, ha rivelato ulteriori elementi: “C’è stato un altro caso particolare: uno studente, da quanto mi è stato riferito, avrebbe segnalato alcuni problemi durante il test una volta fuori dall’aula, quindi a consegna avvenuta, ma in questo caso si tratta di accuse che hanno la valenza di un pettegolezzo per noi, perché usciti dalla porta dell’aula non sono più verificabili”.
Su questo punto le ricostruzioni fornite dai testimoni sarebbero contrastanti, in quanto gli studenti hanno riferito di aver segnalato l’accaduto mentre erano ancora in aula. “Non abbiamo parlato durante il compito ma alla consegna – precisano – e non fuori dai corridoi come è stato sostenuto. Dalla Commissione ci è stato risposto che nessuno ha visto niente e quindi era impossibile verificare. Di questo siamo certi, mai messa in dubbio la loro serietà, ma sappiamo cosa abbiamo visto”.
Informati anche i consulenti Consulcesi, network legale leader nella tutela dei medici e di chi aspira a diventarlo, presenti all’Università dell’Aquila e in quelle di Roma, Napoli, Milano, Firenze, Ferrara, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Pescara, Palermo, Pavia, Pisa e Torino, che hanno parlato direttamente con i candidati e hanno chiesto loro se avessero riscontrato delle irregolarità. La risposta, in molti casi, è stata affermativa. Tant’è che, al momento, è previsto un aumento di circa il 30% di nuovi ricorsi rispetto all’anno scorso.
“I casi più eclatanti a Roma, Firenze e L’Aquila, ma si registrano anomalie anche in molte altre facoltà italiane”, scrive in una nota Consulcesi.
Disponibilità da parte della rettrice dell’Ateno aquilano, che ha risposto ad Abruzzoweb con lo scopo di far luce sulla vicenda – ripresa da diversi quotidiani e da Studenti.it e ScuolaZoo, portali web dedicati al mondo scolastico e universitario – ma il clima all’interno dell’università aquilana è estremamente teso.
Infatti il presidente di commissione, la professoressa Fabiani, sebbene abbia fornito i dati richiesti, ha voluto sottolineare che l’articolo pubblicato “è estremamente lesivo per l’Ateneo”, dubitando a più riprese e con toni poco “istituzionali” sulla veridicità e verifica delle fonti, parlando di atteggiamento “tafazziano” nella pubblicazione della notizia.
Occorre precisare, però, che questo giornale non ha mai fatto riferimento a casi di favoritismo e in nessun momento ha messo in dubbio la buona fede della Commissione o il prestigio dell’università e si è limitato a riportare i fatti per come sono stati raccontati da testimoni ritenuti attendibili al pari delle fonti universitarie alle quali è stato subito dato spazio di replica.
Tornando ai numeri, “tutti i candidati sono stati divisi in 8 aule, 4 più grandi con 91 posti ad aula, anche se la capienza è di circa 200 persone, e 4 leggermente più piccole, situate al terzo piano, per 69 posti ciascuna. In ogni aula per la vigilanza – ha aggiunto Fabiani – c’era un responsabile, 4 amministrativi per le aule più grandi e 3 per le altre, e i 4 studenti sorteggiati”.





