L’AQUILA – Notte di paura dopo tre forti scosse di terremoto in poche ore.
Il Centro Italia trema ancora ed è ansia tra la popolazione. L’epicentro nella Valnerina, nelle Marche. Le scosse sono state avvertite distintamente in tutte le regioni del centro Italia.
Le più forti alle 19.10 di magnitudo 5.4 e di 5.9 alle 21.18, più intensa e duratura. La scossa registrata alle 23:42 è stata di magnitudo 4.6, secondo i rilievi dell’Istituto nazionale di geofisica. L’epicentro è stato localizzato nella stessa zona delle scosse del pomeriggio e della sera.
Un uomo di 73 anni è morto per un infarto a Tolentino, presumibilmente per lo choc provocato dal terremoto. È la prima vittima ‘indiretta’ del sisma.
”Abbiamo qualcosa come due o tremila sfollati, e temo molte più abitazioni inagibili di quelle censite dopo il sisma del 24 agosto”, riferisce la Protezione civile marchigiana. Le repliche del terremoto avvenuto alle 19,10 di ieri nella zona fra Perugia e Norcia sono state almeno 200. Sono state più di 30 quelle di magnitudo pari o superiore a 3, ha detto all’Ansa il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
“Difficile parlare di un aggravamento. È un secondo terremoto: la zona che in parte era stata già provata ora è in una situazione di estrema gravità. Se, insomma, il terremoto del 24 agosto aveva devastato, nelle Marche, l’area dell’Ascolano, ora è stata distrutta la parte del Maceratese che il sisma precedente aveva danneggiato seriamente ma in parte risparmiato. L’unica differenza è che per il momento non si segnalano vittime”, la riflessione del capo della Protezione civile delle Marche Cesare Spuri.
“Solo a Camerino – aggiunge – 700 persone hanno trovato ospitalità in due centri allestiti per l’emergenza. Non risultano persone morte o ferite in modo grave, ma a decine si sono presentate negli ospedali per lesioni varie, malori o crisi di panico.
Le situazioni di maggiore difficoltà, mentre sono tuttora in corso i sopralluoghi, sono a Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Muccia, Pieve Torina, San Ginesio, Camerino, Caldarola, in pratica tutti i comuni dell’area epicentrale, dove, rileva Spuri, si sono avuti nuovi crolli, di edifici che erano agibili prima delle potenti scosse di ieri.
“Il centro di Visso – esemplifica il capo della Protezione civile – non può accogliere più nessuno”.
Crolli vengono segnalati ovunque: a Caldarola è venuto giù il portale di una chiesa, ma anche ad Amandola, nel Fermano, è crollato il timpano della chiesa del Convento delle suore benedettine. Desta poi preoccupazione la frana che isola la frezione di Peracchia, ad Acquasanta Terme. I vigili del fuoco stanno cercando di raggiungere le persone rimaste isolate, fra cui il vice sindaco di Acquasanta Gigi Capriotti. Quanto alla Salaria, sarà riaperta domani.
“I miei tecnici mi dicono che il centro storico è in condizioni tali che potrebbe essere tutto inagibile”, le parole del sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini, facendo il punto sui danni del terremoto di ieri.
“Non abbiamo avuto vittime e soltanto tre feriti lievi – ha aggiunto – ma i danni agli edifici sono molto pesanti. Molti hanno perso parte della facciata. È crollata una chiesa a Borgo Sant’Antonio e danni importanti ci sono stati nella frazione di Borgo San Giovanni”.
Dalle prime informazioni di ieri notte da parte del comandante dei carabinieri di Macerata, Stefano Di Iulio, non ci sonostate vittime per conseguenza di crolli.
A Tolentino, però, oltre al morto per infarto, un operaio, dipendente di una ditta di surgelati, è rimasto ferito dal crollo di un controsoffitto, riportando ferite lacero contuse alla testa e a una spalla, ma le sue condizioni non sono gravi.
“Il servizio salute della Regione ha predisposto evacuazioni da ospedali di Tolentino, Matelica e Cingoli ricollocando i pazienti in altre strutture della regione”, dope le due forti scosse di terremoto, le parole del presidente della Regione Luca Ceriscioli su Facebook.
“Al momento si registrano crolli – scriveva ieri -. Grazie ancora a tutti i sindaci, gli amministratori, volontari e alle forze dell’ordine che in questo momento stanno lavorando e dando sostegno alle popolazioni”.
“Sono crollate parecchie case. Il nostro paese è finito”.
Lo ha detto il sindaco di Ussita, Giuliano Rinaldi, a Skytg24, in relazione all’ultima e più forte scossa di terremoto. Il sindaco ha affermato che “è crollata anche la facciata della chiesa” e che si è “spaccato il terreno.
“La frazione di Casali non la possiamo raggiungere”.
”Grazie a Dio siamo riusciti a portare in salvo le due anziane che erano rimaste intrappolate nella loro abitazione, la cui facciata è crollata con le scosse di terremoto” aggiunge il sindaco.
”Sono state portate via in ambulanza, ma dovrebbero essere in condizioni discrete”. A quanto risulta al sindaco non ci sarebbero feriti in paese.
A Camerino dopo la scossa delle 21:18 il campanile della chiesa di Santa Maria in Via, già danneggiata dal sisma del 24 agosto, è crollato su una palazzina. Lì si sta concentrando il lavoro dei vigili del fuoco, anche se non si pensa che ci fossero dentro delle persone.
Lo ha reso noto l’ufficio stampa del Comune. Molte persone erano comunque fuori casa dopo la scossa precedente delle 19:11. Molti i crolli nel centro e nelle frazioni.
A Fabriano, a causa del crollo di alcuni tramezzi in un palazzo di via Fratelli Latini ”ci sono 8 feriti, a quanto so contusi lievi”. Lo dice all’Ansa il sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola, che parla anche di ”alcune abitazioni inagibili” e sta organizzando i punti di accoglienza dopo le due scosse di magnitudo 5.4 e 5.9 di oggi.
”Apriremo il PalaGuerrieri, il PalaFermi e il PalaCesari, in modo da accogliere le persone che hanno paura a dormire nelle loro case”.
Verifiche sono in corso in tutte le frazioni, e domani le scuole resteranno chiuse.
Una terza scossa di terremoto – di 4.6 – è stata percepita in tarda serata a Visso. Si sono verificati nuovi crolli negli edifici già lesionati precedentemente. La scossa è stata avvertita in tutte le Marche.
“Tutti gli eventi sono collegati tra di loro, in questo caso il sisma è sulla stessa struttura di quello del 24 agosto. Si tratta di volumi di sottosuolo, nessuno di noi è mai andato a 10 chilometri di profondità a vedere cosa c’è, ma i due terremoti hanno lo stesso allineamento”.
Lo dice il geologo Antonio Moretti dell’Università dell’Aquila, che parlando di quanto avvenuto in Valnerina spiega come “quando c’è un movimento della terra c’è una parte che spinge, una perturbazione di sforzi sotterranei e più è forte il terremoto, maggiore è lo spostamento”.
Moretti sostiene poi che un evento tellurico, trattandosi di spostamento di placche terrestri, può eccome innescarne degli altri: “Più prima che poi si rimetteranno in moto le strutture tra L’Aquila e l’Irpinia, quindi le faglie del Morrone, Campobasso e Benevento”.
In Valle Peligna, dunque, “è bene che si preparino, non possono mettere la testa sotto terra”.
D’altra parte le date “non sono coincidenze casuali”, afferma, ricordando come queste tre località sono state interessate da eventi a distanza di pochi anni l’una dall’altra, tra il 1702 e il 1706.
“Il campo di sforzi del terremoto dell’Aquila del 2009 – dice – è andarto a spingere le strutture sismogenetiche più a sud, dove ci sono strutture che da secoli non liberano energia”.
Per Moretti i movimenti terrestri che generano i terremoti sono come la stoffa di un pantalone che si strappa, “inizia da un piccolo strappo e man mano lo squarcio si allunga”.
“I movimenti della crosta terrestre sono abbastanza continui, l’Italia si sposta ogni anno di 1 o 2 centimetri verso i Balcani – spiega – ma il fatto che ci siano terremoti continui più di tanto non dovrebbe succedere. Quelli avuti fino ad ora sono eventi di media intensità considerando che in Appennino si può arrivare ad una magnitudo di 7, 7,2, che vuol dire energia cento volte superiore”.
Secondo Moretti, poi, “la quantità di energia che viene liberata da un terremoto è proporzionale allo spostamento della terra, più che alla durata o all’intensità della scossa”.
“Un grosso terremoto può muovere fino a 100-150 chilometri di struttura sismogenetica, in Irpinia se ne mossero 60, all’Aquila 20-25”, si è trattato quindi di “segmenti relativamente piccoli”.
Eventi che se si fossero verificati tutti insieme, spiega Moretti, “avremmo avuto un unico terremoto di magnitudo più grande e che srebbe durato di più, quello dell’Aquila è stato avvertito per 20 secondi, la rottura reale che è partita da nord e si è diretta verso sud è durata 2 secondi e poi altri 3, lo sforzo che si propaga è durato quindi 4 o 5 secondi. Per dare un’idea in Irpuinia è stato più di un minuto”.
“Il danno e la magnitudo sono proporzionali alla grandezza della superficie che si mette in movimento”, chiosa Moretti, secondo il quale “bisogna approfittare del tempo che intercorre tra un evento e l’altro per prepararci rinforzando almeno gli edifici strategici, che non possono crollare come successo all’Aquila, è un problema che deve diventare europeo perché un piccolo Paese come l’Italia non ce la fa ad affrontare un tema così grosso!”. Marco Signori
Situazione complessa a Montorio al Vomano (Teramo), dopo le forti scosse di terremoto che ieri hanno colpito il Centro Italia, in particolare le Marche, a distanza di due mesi da quelle di agosto che hanno devastato, con morti e feriti, alcune zone sempre del Centro Italia.
Il sindaco del comune del Teramano, Gianni Di Centa, impegnato nei sopralluoghi insieme a tecnici comunali, vigili del fuoco e Protezione civile, ha parlato di “solo qualche crepa in alcune strutture, nulla di più. Vedremo più avanti se è il caso di riaprire le scuole chiuse”.
“Però la scuola dell’infanzia è assolutamente intatta – ha spiegato ad AbruzzoWeb – quindi la teniamo aperta, i bimbi sono decisamente più sicuri qui che altrove. Si tratta di una struttura che è stata messa a posto”.
Il primo cittadino ha poi aggiunto che “le zone di pericolo sono state già chiuse ad agosto, si tratta di piccole aree. I problemi, purtroppo, ci sono e alcuni sono anche difficili da risolvere. In questo momento, sono circa 150 persone che non potrebbero rientrare nelle abitazioni perché ancora inagibili. Qualcuno è riuscito ad arrangiarsi da parenti o amici, oppure a prendere in affitto un’abitazione, ma tutti gli altri sono nei guai”.
“Mancano le abitazioni da affittare e l’idea delle tende non l’abbiamo presa in considerazione perché si rischierebbe di restarci a tempo indeterminato – ha spiega poi Di Centa – quindi c’è un assoluto bisogno di risolvere al più presto questa situazione complessa”.
C’è inoltre la questione di un aggregato del centro storico di Montorio al Vomano che dovrebbe essere prima puntellato, con una spesa, secondo il sindaco, di circa 100 mila euro, per poi essere rimesso a posto con circa 400 mila euro.
“Sto facendo di tutto per evitare lo spreco dei puntellamenti e intervenire direttamente con consolidamento e ristrutturazione – ha detto su questo punto Di Centa –. Senza dimenticare che in centro storico ci sono sette punti da zona rossa senza più attività commerciali. Queste ultime sono ancora chiuse, non è stato possibile ricollocarle altrove e quindi stanno subendo danni notevoli”.
In Provincia, nella giornata di oggi, sarà sottoscritto l’accordo per il nuovo polo scolastico, “ma il bando, pur essendo pronto, subisce il problema del nuovo codice degli appalti che non ci permette di essere centrale di committenza. Dunque, la competenza in questo senso sarà della Provincia”, ha concluso il sindaco. Roberto Santilli





