L’AQUILA – La mannaia dell’Inps sta per calare sulle aziende del cratere sismico, in particolare quelle che non rientrano nel perimetro della zona franca urbana, limitata al solo territorio comunale dell’Aquila.
Secondo un’interpretazione dell’istituto previdenziale, contenuta in una circolare di tre giorni fa, l’abbattimento delle tasse al 40 per cento si configurerebbe come aiuto di Stato e quindi soggetto ad approvazione della Commmissione europea.
In attesa delle determinazioni dell’organismo comunitario, quindi, “la disposizione che concede la riduzione del debito contributivo può trovare applicazione esclusivamente nei riguardi dei soggetti che usufruiscono dell’aiuto di stato nei limiti de minimis secondo quanto disposto dai regolamenti comunitari”.
“Per i soggetti che non rientrano nella soglia de minimis – continua l’Inps – trova applicazione la sola dilazione in 120 rate mensili, senza l’abbattimento del dovuto nella misura del 40 per cento. L’eventuale estensione della riduzione al 40% ai soggetti che eccedano la soglia de minimis potrà essere concessa unicamente a seguito all’esito positivo della valutazione di compatibilità con la disciplina degli aiuti di stato effettuata dall’autorità comunitaria”.
Questo vuol dire che tutte gli artigiani, i commercianti e i professionisti che hanno la sede fuori L’Aquila dovranno restituire il 100 per cento dei contributi sospesi a seguito del terremoto, la stessa cosa accadrà per coloro che, pur residenti nel capoluogo, non accederanno alle agevolazioni del de minimis.
Una situazione paradossale, che sta facendo infuriare gli addetti, come spiega il presidente dell’ordine dei commercialisti della provincia dell’Aquila, Americo Di Benedetto: “è pura macelleria sociale, le piccole realtà extra L’Aquila rischiano di essere messe in ginocchio, qui continuano a massacrarci”.
Un altro problema è quello relativo all’assenza di dialogo da parte dei “pezzi” dello Stato: da un lato la legge ha disposto la copertura finanziaria dei mancati introiti delle tasse attraverso l’aumento della benzina, circa 600 milioni di euro, dall’altro, però, questi soldi non vengono trasferiti, per la quota spettante, all’Inps, che si trova “scoperta”.
Il guaio è che a farne le spese sono i cittadini terremotati, che non sanno più a che santo votarsi.
La situazione è stata sottoposta ai parlamentari abruzzesi che più da vicino seguono le vicende dell’Aquila e del cratere, che si sono attivati presso il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca e il suo capo di gabinetto, Alfonso Celotto.
Il tentativo è quello di mettere in contatto Agenzia delle entrate, ministero dell’Economia e vertici Inps per risolvere da una vicenda che, se dovesse andare nella direzione descritta dalla circolare, manderebbe in tilt il sistema produttivo locale, già fortemente penalizzato dalla tragedia del 2009.
L’Inps fissa anche ulteriori termini: il versamento delle rate da gennaio a settembre 2012, per le quali sono scaduti i termini di pagamento, dovrà essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre, mentre per quelle in scadenza a partire dal mese di ottobre il pagamento dovrà essere effettuato entro il 16 di ogni mese.
Non solo: l’importo minimo da versare per ciascuna rata non deve essere inferiore a 50 euro, nell’eventualità in cui sia inferiore il numero massimo di rate dovrà essere rideterminato.
Naturalmente non è ammesso il rimborso di quanto spontaneamente pagato: la classica beffa oltre al danno.
MAGLIOCCO: “PIETRA TOMBALE SULLA RINASCITA”
L’AQUILA – “Nel luglio scorso il Popolo della Libertà dell’Aquila sottolineó in una conferenza stampa che l’Europa era in attesa di una comunicazione da parte delle autorità italiane riguardo al provvedimento di abbattimento del 60% delle tasse sospese e che il rischio era quello che le aziende impossibilitate ad ottenere aiuti in de minimis avrebbero dovuto restituire il 100% delle tasse sospese a seguito del sisma.
L’Inps conferma con una circolare del 19 settembre 2012 quanto da noi sostenuto e che la decurtazione del 60%, in attesa di risposte dalla UE, è da considerarsi come aiuto in de minimis e pertanto molte aziende non potranno beneficiare di tale agevolazione”.
A scrivere è il coordinatore provinciale Pdl della federazione L’Aquila-Sulmona, Alfonso Magliocco.
“Giá allora sottolineammo il pressapochismo del Governo su questa problematica che oggi trova ulteriori riscontri. Dalla circolare Inps, infatti, sembrerebbe che la notifica alla UE sia stata trasmessa soltanto a luglio 2012 e quindi ben 8 mesi dopo l’approvazione del provvedimento che sanciva il beneficio. Tale ritardo sta comportando, quindi, un danno incalcolabile alle imprese aquilane e ad un territorio che ancora stenta a rialzarsi”.
“Non solo le aziende che per il regolamento comunitario non possono essere oggetto di aiuti in de minimis dovranno restituire l’interezza delle tasse non versate ma anche chi, potenziale benficiario, ha ecceduto la soglia massima prevista dovrá restituire l’eccedenza”.
“Ma un altro incubo incombe sulle imprese aquilane. Infatti, se si considera il gennaio 2012 come data effettiva di elargizione dell’aiuto (e non l’aprile 2009) allora tutte le imprese aquilane che hanno raggiunto la soglia dei 200 mila euro con la decurtazione delle tasse non potranno beneficiare delle ulteriori agevolazioni previste nel bando di 90 milioni fino al 2014 (gli aiuti in de minimis sono triennali). Per tutte le aziende che invece non hanno raggiunto la soglia massima potranno beneficiare dei futuri aiuti fino al raggiungimento della stessa”.
“Dopo aver vissuto un dramma che ha poche similitudini in Italia e nel mondo, L’Aquila sta vivendo anche il dramma di un governo che a parole si dice vicino ai problemi locali ma che i fatti smentiscono quotidianamente. Dopo aver bloccato la ricostruzione con leggi e provvedimenti da dilettanti allo sbaraglio questi fantomatici tecnici stanno mettendo la pietra tombale sulle aziende aquilane e con esse ad una ripresa economica indispensabile per la rinascita dell’Aquila”.



