L’AQUILA – Sin dalla prima fase dell’emergenza post-terremoto, il Comune di Pizzoli ha preso in gestione l’ex albergo “la Gioia” per ospitare alcuni sfollati, ma dentro la struttura oggi molti vivono in condizioni di disagio.

Le stanze le pulisce chi le occupa, le lenzuola bisogna portarsele da casa e lavarle nel lavandino, perché non le cambiano, i pasti arrivano freddi, la sala mensa è piena di spifferi, le pareti sono sporche…

È un quadro allarmante quello che emerge dalla storia di Clementina Balbo, 82 anni, costretta a trasferirsi in un’altra struttura ricettiva dopo aver patito la situazione ed essersi perfino ammalata. La racconta la figlia della donna, Marisa Pettinelli, che premette di non avercela con il personale che dentro l’albergo ci lavora: “Mi dispiace per quei ragazzi perché il servizio è stato buono, sono state persone di cuore”.

A parte questo, però, lì dentro è un vero disastro. “Quando c’era mia madre – ricorda – c’erano circa 30-40 persone. Di ritorno da Montesilvano, dove era stata sfollata, avevamo chiesto di poter vedere la camera prima, ma ci è stato negato. Siamo andati a fiducia, e poi quando siamo entrati abbiamo visto che c’era la moquette sia per terra che sul muro, e per mia madre è un problema perché soffre d’asma. Sono anche andata alla Protezione civile con un certificato medico, chiedendo di farla spostare. Anche nell’albergo dove si trova ora c’è la moquette, ma almeno un giorno sì e uno no aspirano la polvere”.

Questo è stato solo l’inizio. “Le stanze – svela la donna – le deve pulire chi ci alloggia, a mia madre ho dovuto comprare scopa e paletta. Le lenzuola le ho portate io perché lì non le cambiano, e chi non ha più una casa è costretto a lavarle nel lavandino del bagno dell’hotel”.

Problemi anche per il cibo. “I primi tempi – ricorda la Pettinelli – cucinavano lì, poi hanno smesso e il cibo veniva cucinato altrove, e quando arrivava in albergo era tutto freddo. Nell’albergo c’è poi una sala mensa in cui entrano tanti spifferi, ed è molto fredda. Certo, sempre meglio di stare dentro una roulotte, però…”.

La situazione non era più sostenibile. La signora Balbo, che ha una casa classificata “E” nel quartiere di Valle Pretara, compirà 83 anni ad aprile, è abbastanza autonoma però gli acciacchi dell’età ce li ha.

E gli spifferi e i disagi l’hanno portata anche ad ammalarsi. “Mia madre – prosegue – è lì stata quattro mesi, però per un mese intero l’ho dovuta ospitare in casa mia perché non stava bene di salute: in una casa classificata B e di proprietà dell’Ater, che non è ancora stata ristrutturata, e in cui non funziona neanche l’ascensore”.

A quel punto la Pettinelli ha deciso di muoversi diversamente. “Prima di Natale – conclude – sono andata a riprenderla perché aveva problemi di salute. Da lì mi sono attaccata al telefono, fin quando mi hanno detto che le avevano assegnato il posto in un altro albergo”.

Per gli altri, però, i disagi continuano.