L’AQUILA – “Il terremoto di ieri non è collegato a quello del 6 aprile 2009 e comunque si è verificato in una zona geografica che già molti anni fa era stata interessata da scosse. Cosa aspettarci? Impossibile prevederlo”.
È questa l’analisi del sismologo Gaetano De Luca, responsabile della rete di monitoraggio abruzzese dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il giorno dopo la scossa di magnitudo 3.6 che ieri pomeriggio ha riportato di nuovo ansia e paura in città. Il sisma, il cui epicentro è stato localizzato tra i comuni di Lucoli e Tornimparte, è stata infatti nettamente distinto anche in tutta la zona Ovest del capoluogo e anche nella periferia Est, rovinando la domenica pomeriggio di molti aquilani.
Se scosse del genere e anche più forti possano nuovamente verificarsi, non è dato saperlo. “Quello che sappiamo – ribadisce De Luca – è quello che è successo e sta succedendo, non quello che succederà”.
“La zona interessata dall’evento sismico di ieri – spiega – è una di quelle aree che, insieme a quella di Montereale, hanno ovviamente subìto la ‘spallata’ del 6 aprile di due anni e mezzo fa. La scossa di ieri potrebbe essere un evento isolato come invece potrebbe dar vita a uno sciame, non possiamo dirlo”.
“Quella zona, se non ricordo male – sottolinea l’esperto – è stata interessata da uno sciame sismico molto vasto agli inizi del 2000 con centinaia e centinaia di scosse. Non è un’anomalia quindi che si registrino terremoti in quell’area”.
Intanto la preoccupazione che ieri serpeggiava tra la gente sembra essere scomparsa. “È come se ormai ci avessimo fatto il callo – dice Gabriele Semplice, titolare del ‘Bar Semplice’ a Lucoli – Personalmente non l’ho sentito ieri perché ero al piano terra. In generale però anche chi l’ha sentito sembra abbastanza tranquillo, tutti hanno dormito dentro stanotte”.
IL SINDACO DI TORNIMPARTE: “STIAMO ATTENTI E INCROCIAMO LE DITA”
“La paura e la preoccupazione del momento sono passati. Ora si vive in uno stato di attenzione e si incrociano le dita sperando che questo sciame sismico si interrompa”.
Il sindaco di Tornimparte, Umberto Giammaria, parla il giorno dopo la scossa di magnitudo 3.6 che ha avuto come epicentro proprio la zona in cui ricade il suo Comune.
“Nessuno ha dormito fuori – racconta il primo cittadino – C’è molta attenzione perché essendo uno sciame sismico la cosa potrebbe ripetersi, non sappiamo come e quando. In generale però non c’è stato panico tra la gente”.
Le aree di raccolta, previste dal piano di emergenza, sono rimaste vuote ieri pomeriggio. “Non ho neanche invitato la popolazione a farlo. Il piano di emergenza scatta solo in caso di scosse più forti”.
“Dobbiamo imparare a conviverci- conclude il sindaco – che altro possiamo fare? Intanto incrociamo le dita…”.
VALENSISE (INGV): “SCOSSA GEMELLA DELLE ALTRE”
“Quello che sta accadendo non ha nulla di sorprendente, non si riesce a fermarli, la benzina è finita ma sui bordi della faglia di rottura, quella del 6 aprile, c’è ancora movimento”.
E’ questa l’analisi del sismologo e ricercatore Gianluca Valensise, dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) il giorno dopo la scossa di magnitudo 3.6 che domenica pomeriggio ha riportato di nuovo ansia e paura in città. Il sisma, il cui epicentro è stato localizzato tra i comuni di Lucoli e Tornimparte, e’ stata nettamente distinta anche in tutta la zona Ovest del capoluogo e anche nella periferia Est, rovinando la domenica pomeriggio di molti aquilani.
“Non ci aspettiamo eventi più forti. La scossa di domenica – ha continuato – è la sorella di tutte le altre che fino ad oggi sono state registrate all’Aquila. Sono repliche del sisma del 6 aprile del 2009, se la sismicità si sposta nella parte nord-ovestr e sud ovest, ovvero verso Rieti oppure verso Sulmona, non c’è niente da fare. Ai margini della faglia del 6 aprile, nella parte nord e piu’ profonda ci sono dei movimenti”.



