L’AQUILA – “La mente intelligente ed operosa del sindaco Massimo Cialente, di Carlo Benedetti, Enzo Lombardi ed altri consiglieri comunali ha da tempo e giustamente posto l’urgenza della priorità della ricostruzione del cuore della città, quel centro storico che costituisce l’identità dell’Aquila”.
Interviene così Lelio De Santis, segretario della sezione aquilana dell’Italia dei valori, sul tema della ricostruzione post-sisma.
“Oggi – prosegue De Santis – viene annunciato che questa idea comincia ad avere un piano progettuale ed un percorso definito, mancano solo i progetti esecutivi di ricostruzione. Certamente, è un fatto positivo, dopo due anni di silenzio amministrativo e di responsabilità della gestione commissariale”.
De Santis chiede quindi agli amministratori comunali di “non perdere di vista com’era la città e dove abitavano gli aquilani, ossia le periferie e le aree circostanti il centro storico, i luoghi dove abitava e viveva e dove vuole e deve tornare la maggior parte della popolazione aquilana”.
“Pertanto continua – cari amministratori di questa città, dite almeno ad alta voce che centro e periferie debbono essere ricostruite contemporaneamente, se non vogliamo lo spopolamento e la fuga dall’Aquila di tanti nuclei familiari che dopo due anni non riescono a cominciare la ricostruzione delle loro case E di Pettino, di S.Antonio, di Pile, i cui progetti giacciono in qualche stanza polverosa in attesa di ricevere la miracolosa approvazione da parte di Fintecna, Cineas e Reluis”.
Una battuta anche sulla difficoltà della partenza di lavori più facili.
“Se non partono i lavori semplici – spiega – delle case delle periferie, quando e come partiranno i lavori oggettivamente più comlpessi del centro storico? Allora il problema, comunque, torna ad essere solo e soltanto quello della trasparenza, della chiarezza e della responsabilità del percorso autorizzativo che riguarda tutta la ricostruzione e che non può più essere nelle mani di Chi finora ha bloccato tutto”.
“La gestione commissariale – conclude De Santis – e le suddette società debbono rispondere ai cittadini, prima che al comune ed alle altre Istrituzioni, delle paralisi in cui versa la ricostruzione delle loro case e debbono ammettere il loro fallimento, lasciando spazio ad una nuova e più incisiva fase della ricostruzione della città”.





