L’AQUILA – “Non esistono condizioni oggettive che dimostrano che la presenza di immigrati abbia in qualche modo sfavorito la popolazione residente, nelle politiche abitative dopo il terremoto”.
E’ il risultato di una ricerca condotta dal professor Alessandro Vaccarelli, presentata in occasione di un confronto pubblico tra la provincia dell’Aquila e la provincia autonoma di Trento, sulle politiche di assistenza all’immigrazione.
“Spesso – ha spiegato Vaccarelli – la realtà dei fatti è stata inquinata da tante leggende metropolitane”.
Un’affermazione che fa riferimento alle tante polemiche sui criteri di assegnazione dei nuovi alloggi del progetto C.a.s.e.
“In tanti hanno parlato di stranieri che invadono il piano C.a.s.e. – ha commentato il ricercatore – in realtà i dati riscontrati sono ben altri”.
Il censimento estivo condotto sulle persone che al momento del sisma abitavano in case E, F o in zona rossa, ha visto 14.758 moduli, presentati da altrettanti nuclei familiari, di cui solo 917 stranieri (di questi solo 462 sono extracomunitari).
“Forse – ha proseguito Vaccarelli – in un certo senso, è vero il contrario. Prima del 6 aprile 2009 gli immigrati si concentravano nelle zone più fortemente a rischio, nelle abitazioni più fatiscenti e hanno risentito maggiormente del terremoto, così come del crollo del mercato del lavoro”.



