L’AQUILA – Tegole che rischiano di cadere, abitazioni sventrate, macerie dappertutto. Il centro storico di Paganica, a quasi due anni dalla notte del 6 aprile 2009, sembra essersi trasformato in quello di una frazione fantasma che tutti possono facilmente visitare.
La “zona rossa” dovrebbe essere inaccessibile, come dice l’ordinanza numero 790 del 31 luglio 2009, per “garantire l’incolumità dei cittadini, consentire le verifiche di staticità degli stabili e le operazioni di messa in sicurezza degli stessi”.
Qualche transenna, qua e là, c’è. Ma è facile sollevarla, spostarla e passare oltre. È così che il cuore di uno dei centri più colpiti dal terremoto è diventato anche meta di curiosi, oltre che degli ex abitanti della zona, che di tanto in tanto vanno a controllare se ancora tutte le macerie sono al loro posto.
Quello che trovano è la desolazione, che cresce di giorno in giorno. Niente, infatti, è ancora stato fatto. Le strade sono coperte dai resti di quelle che erano le loro case. Il terremoto le ha distrutte e il tempo ha fatto il resto.
Un “viaggio”, quello tra le vie devastate dal sisma che facilmente può diventare pericoloso. L’assenza di sorveglianza e la facilità nella rimozione delle transenne, infatti, permettono a molti di inoltrarsi nella frazione fantasma, piena di insidie.
Tra le macerie è facile inciampare e a volte basta un soffio di vento per far cadere una tegola o un brandello di muro.
Forse non sono sufficienti i danni creati dal terremoto? (m.c.)



