L’AQUILA – Celestino V, uomo della gente. Il frate eremita, profeta, Papa del perdono, che rinunciò al soglio pontificio. L’uomo mite e rivoluzionario che ha mutato il corso della storia, donando alla città dell’Aquila l’indulgenza plenaria, anticipazione del Giubileo. Il gran rifiuto del pontificato, la misteriosa morte del santo, la vita eremitica e i luoghi di culto riconducibili all’opera di frà Pietro rappresentano il fulcro del volume scritto dalla giornalista aquilana, Monica Pelliccione, Nel nome di Celestino, edito dalla Carispaq, i cui proventi sono stati donati in beneficenza al reparto di pediatria dell’ospedale San Salvatore.
Un’analisi storica della vita e dell’operato di Papa Celestino V, un santo controverso, che salì al soglio pontificio il 29 agosto 1294 e riunì il concistoro il 3 dicembre 1294 per rinunciare al papato. Il frate eremita elargì agli aquilani il dono della Perdonanza celestiniana, di cui la basilica di Collemaggio, con la Porta santa, si fregia.
Il libro, scritto prima del 6 aprile 2009, contiene un prologo dedicato a tre giovani vittime del terremoto: Domenico e Maria Paola, figli del caporedattore del quotidiano Il Centro, Giustino Parisse, e Maurizio Antonini, un ragazzo di Villa Sant’Angelo (L’Aquila).
“Mai un Papa fu così discusso, un santo tanto celebrato e al contempo visibile agli occhi del mondo per magnificenza, grazia, indole remissiva e per il testamento spirituale lasciato all’umanità – afferma Monica Pelliccione – è certo che Celestino, come santo e padre della Perdonanza aquilana, la prima Indulgenza che la Chiesa ricordi, è rimasto a lungo in ombra”.
“Eppure – prosegue – il fascino della sua figura non lascia indenni quanti hanno il privilegio di accostarvisi: la grandiosità del santo morronese, che nella basilica di Collemaggio ha identificato il tramite per aspirare alla pietà celeste, è ancora oggi forza dirompente”.
“Prima che un Papa, Celestino V è un mistico, la cui spiritualità si identifica con la dedizione alla preghiera e alla vita contemplativa. Un santo amato e benvoluto dal popolo, benefattore e dispensatore di consigli. Il Papa dei miracoli e del cammino spirituale. Semplicemente, il Papa del perdono”, ha concluso la giornalista.
La Pelliccione, 38 anni, ha iniziato giovanissima la carriera di giornalista dapprima con l’emittente abruzzese Tv Uno, poi nel quotidiano Il Centro.
È stata corrispondente dell’Agi e di Kataweb. Dal 2004 è addetto stampa della Cisl e cura la comunicazione di svariati enti. Nel 2005 ha pubblicato il primo volume L’Aquila e il polo elettronico. Retroscena di una crisi. Sposata con Giuseppe Spezza, ha una bambina, Camilla, di otto anni.
“La piccola Camilla è il dono più grande che la vita mi ha regalato – spiega la Pelliccione – ed è con il cuore di una mamma che ho scritto il prologo del libro Nel nome di Celestino, per ricordare i figli dell’amico e collega Giustino Parisse, che per me è stato un grande maestro di vita e di giornalismo”.
“A Domenico e Maria Paola Parisse, due ragazzi splendidi – prosegue la giornalista – ho voluto dedicare il prologo del volume perché il dolore di quella terribile notte non sia vano. Perché il loro sorriso risplenda ancora. La città ha pianto troppe vittime, continua a farlo. Storie sospese, vite spazzate via da un destino crudele. Ragazzi che non dimenticheremo. Alla nostra bella e martoriata terra”.
“Auguro di non chinare il capo di fronte alle avversità e di rinascere dalle ceneri, memore del suo passato. L’Aquila saprà ancora rispendere di luce propria e diffondere il massaggio di fede e carità di Papa Celestino”, ha concluso la Pelliccione.



