L’AQUILA – Uno dei capitoli più importanti del terremoto e del post-sisma aquilano è finito in un libro, Misaq – Messe in sicurezza all’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009, realizzato grazie al progetto dell’ex vice commissario per la tutela del patrimonio culturale danneggiato dal sisma, Luciano Marchetti.
Il volume, presentato ieri all’auditorium dell’Ance dell’Aquila, è stato curato da Enzo Altorio, giornalista e storico.
Presenti alla conferenza di presentazione, tra gli altri, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, il direttore regionale dei Beni culturali, Fabrizio Magani, la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane, il Nunzio apostolico del Vaticano in Serbia, monsignor Orlando Antonioni, Anna Maria Reggiani, direttore Regionale Mibac, Maurizio Galletti, ex Soprintendente dell’Aquila ed attuale Direttore Regionale Mibac in Liguria, Claudio Modena dell’Università di Padova, che ha collaborato l’ufficio di Marchetti e il vescovo ausiliare della Diocesi dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole.
“Lo stato dei puntellamenti è monitorato e quello è accaduto a Collemaggio è stato un fatto eccezionale – ha detto Magani riferendosi alla chiusura della Basilica per rischio crolli in caso di nuove scosse – In centro storico le altre strutture sono sicure”.
“Il giorno dopo il sisma ci siamo trovati a un bivio: o il rilancio della città o ritirarsi per decidere”, le parole di Cialente.
“La città deve essere ricostruita meglio di prima”, ha dichiarato monsignor Antonioni, che ha espresso speranza per “una ricostruzione correttiva e migliorativa per la competitività turistica, come confermato e ribadito anche dal documento dell’Ocse che ha scientificamente provato che il turismo è il futuro”.
“Ho fatto solo quel che dovevo fare – ha affermato Marchetti ricordando il suo periodo aquilano – rappresentavo il ministero dei Beni culturali ,dovevo salvaguardare la storia di questa città che faceva parte del Dna acquisito nel tempo. La città nelle sua pietre rappresenta l’anima dei suoi abitanti. Una ricostruzione di case nuove uguali omogenee non può dare l identità dei luoghi dove si è nati”.
“La scelta di mettere tutto in sicurezza è stata fatta assieme al sindaco Cialente”, ha specificato, aggiungendo che “bisognava salvare il tessuto: Il monumento vive in quanto vive il tessuto attorno a sé.
“Decidemmo di salvare tutto, poi a bocce ferme avremmo deciso come intervenire. Non è detto che quello salvato andasse mantenuto tutto, ma era necessario fermarsi per ragionare – ha insistito – Abbiamo esportato questo tipo di operazione, ne ho parlato in Giappone di quello che era stato fatto qui all’Aquila”.
“Ma ora c’è necessità di manutenzione e rimessa a punto nel tempo”, il chiarimento di Marchetti con uno stimolo alla gestione ordinaria che gli è subentrata, a un certo punto anche con una sorta di ‘duello’ tra regime commissariale e ordinario.
Per la Curia ha parlato solo il vescovo ausiliare monsignor D’Ercole. “Prendemmo consapevolezza del patrimonio e il progetto si identificò subito nel recuperare e condividere, cioè ricostruire e ridar vita – ha detto – L’allora arcivescovo monsignor Giuseppe Molinari disse subito ‘prima le le case e poi le chiese’, mentre monsignor Antonini vedeva la ricostruzione come case e chiese assieme, in quanto unite rappresentavano la comunità”.
“L’Aquila ha un futuro turistico attraverso tutto il il patrimonio culturale. La Curia cercherà sponsorizzazioni private accanto a finanziamenti pubblici”, ha aggiunto D’Ercole.
“Rifare i monumenti come erano prima o dopo è un dibattito su cui confrontarsi che va di pari passo con la ricostruzione pastorale. La ricostruzione della comunità è legata alla ricostruzione dei monumenti – ha concluso – Come nel 1700 le chiese furono ricostruite dalla gente, la gente deve essere protagonista ed essere coinvolta nel processo di ricostruzione. L’Aquila in ogni caso è un modello a cui ispirarsi”.



