L’AQUILA – Tempi cupi per l’emergenza, l’assistenza alla popolazione e per il personale del Comune dell’Aquila e del “cratere”. E anche per la ricostruzione, le risorse stanziate nel decreto Abruzzo sono poche rispetto alle previsioni della struttura commissariale.

È impietoso il bilancio tracciato dal ministero dell’Economia e delle finanze (Mef), che ha bocciato su quasi tutta la linea la proposta di ordinanza predisposta dall’ufficio legislativo del dipartimento nazionale di Protezione civile su richiesta del commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

“Lo schema di ordinanza non è assentibile in mancanza di una riconduzione dell’onere entro lo stanziamento di legge” scrive la Ragioneria generale dello Stato che, fuori dal burocratese, sta a significare: “per il 2012 avete a disposizione 30 milioni di euro per l’emergenza, non un centesimo di più”.

Una cifra assolutamente insufficiente, visto che la bozza di ordinanza prevedeva una necessità di almeno altri 100 milioni.

Soldi che non possono essere attinti dal capitolo della ricostruzione perché si tratta di spese in conto capitale (cioè che non possono essere utilizzate per la parte corrente) e che comunque “non sono considerate sufficienti per i prioritari scopi di legge, come risulta da un quadro prodotto dalla struttura commissariale”.

Niente proroghe, quindi, per i collaboratori degli uffici tecnici comunali, che soprattutto nei piccoli paesi reggono le sorti della ricostruzione, così come per i lavoratori di Abruzzo Engineering. Identica cosa per i contratti stipulati dall’Azienda per il diritto agli studi universitari e per la convenzione con il Formez.

Anche l’autonoma sistemazione cade sotto la scure del ministero: sarà consentita “nel limite massimo delle risorse disponibili”, vale a dire solo per i primissimi mesi dell’anno nuovo.

Mazzate per i comuni anche dal mancato rinnovo dei trasferimenti per far fronte alle maggiori spese e alle minori entrate generate dal terremoto come, per esempio, le tasse locali sulle case inagibili, tra le principali fonti di sostentamento degli enti.

Stando a quanto riferisce il ministero, inoltre, “non sussistono disponibilità” per il personale dei Vigili del fuoco e per i militari dell’Esercito che presidiano il centro storico del capoluogo.

“Niet” su tutta la linea, quindi, alle esigenze del territorio che dovrà farsi bastare le poche risorse che il decreto Abruzzo assegna all’annualità 2012.

Una notizia che sicuramente farà sollevare i sindaci del “cratere” che già nei giorni scorsi, non avendo avuto le necessarie assicurazioni in merito, si erano confrontati su iniziative clamorose, come quella di riconsegnare simbolicamente le fasce tricolori perché non in grado di garantire i servizi minimi alle proprie comunità. Finora l’idea della protesta era rimasta sotto traccia, in attesa di buone notizie dal governo, ma la chiusura totale del Mef potrebbe farla tornare prepotentemente d’attualità.

Un’iniziativa alla quale potrebbe affiancarsi quella del commissario Chiodi, che aveva annunciato ai primi cittadini di essere pronto a rimettere il proprio incarico nel caso in cui non fossero state assecondate le istanze della governance. (e.m.)

DOCUMENTI CORRELATI:

LA BOZZA DI ORDINANZA

LA RISPOSTA DEL MINISTERO