L’AQUILA – L’epicentro della piccola scossa di terremoto di magnitudo 2.9 di ieri sera alle ore 23,22, “si colloca proprio sotto quella faglietta che siamo andati a vedere a ‘ju Vastu’ nella prima escursione, prima che cominciasse a piovere, e che fa parte del sistema Campotosto-Campo Imperatore, parallelo ma più esterno rispetto alla faglia di Pettino-Paganica del 2009”.

Lo scrive in un post su Facebook Antonio Moretti, geologo dell’Università dell’Aquila, che spiega come “una parte di quel segmento si è attivata tra il 6 ed il 9 giugno 2009 dopo la scossa principale del 6 aprile. L’epicentro di stanotte è localizzato proprio all’apice di questa porzione, nella parte profonda della struttura, e non si può escludere una sua eventuale propagazione verso sud-est”.

“Studiando la morfologia del versante attraversato dalla faglia (ci sto dando una tesi con il drone proprio in questi giorni) si riconoscono almeno tre ‘scalini’ di riattivazione dall’ultimo postglaciale ad oggi (ultimi 20.000 anni) verosimilmente relativi ad altrettanti eventi sismici di magnitudo molto elevata (>7)”.

“Naturalmente”, continua Moretti, “sappiamo troppo poco dei meccanismi che regolano la propagazione dell’energia nel sottosuolo per potere affermare o smentire alcunché, tuttavia gran parte dell’energia del sistema si è certamente dissipata nel 2009 ed è estremamente improbabile che la faglia maggiore decida di riattivarsi proprio ora”.

“Del resto, la magnitudo di questo piccolo evento (2.9) è ben poco significativa, per cui personalmente dormirò sogni tranquilli, almeno per quei pochi decenni che il Signore mi manderà ancora da vivere”, scherza il geologo, che conclude con una considerazione: “La probabilità che torni un grande evento all’Aquila o a Campo Imperatore è in realtà molto minore del rischio che corriamo ogni giorno prendendo la macchina per andare al lavoro, salendo su di un aereo, fumando una sigaretta o camminando per le vie di Roma”.

“Se nessuno di noi ha paura di salire in automobile è perché abbiamo l’impressione (falsa) di essere noi a controllare la situazione, e quindi molto presuntuosamente ci sentiamo sicuri. Altrettanto, io mi sento più sicuro perché conosco la dinamica del fenomeno sismico, od almeno ne ho la presunzione. In sostanza, per quanto istintiva ed atavica possa essere la paura del terremoto, non possiamo smettere di vivere per questo, ma affrontare le nostre paure e cercare di vincerle. Almeno, questa è la mia maniera di interpretare la vita, da umile geologo martello e scarponi”, conclude Moretti.