L’AQUILA – ”Il 6 aprile è per me un giorno molto triste: mi reco sempre in chiesa per pregare chi è morto sotto le macerie”.
Questo è il primo pensiero di Domenico Pupillo (classe 1989) che nel 2009 era un difensore under dell’Aquila Calcio ed era ospitato nel Convitto nazionale ”Domenico Cotugno” del capoluogo abruzzese, lungo corso Principe Umberto, in pieno centro storico.
Pupillo è salvo per miracolo: quella notte in cui la terra ha tremato, nel Convitto sono morti tre studenti, Luigi Cellini, 15 anni, di Trasacco (L’Aquila) e due giovani della Repubblica Ceca, Ondreiy Nouzovsky, (17) e Marta Zelena (16), mentre altri due rimasero feriti.
”Questa terribile esperienza mi ha segnato molto – aggiunge Pupillo, originario di Moncalieri (Torino) – I primi giorni dopo il terremoto non riuscivo a dormire, con i miei genitori che avevano pensato anche di farmi visitare da un psicologo, ma per fortuna sono riuscito a reagire da solo”.
L’ex giocatore dell’Aquila Calcio, poi, non ha nessun rancore verso l’ex preside del Convitto Livio Bearzi, condannato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo.
”Vengo solo ora a conoscenza della condanna di Bearzi – spiega Pupillo – ma non credo che lui abbia molte colpe. Ricordo che disse a noi studenti che chi voleva andare a dormire altrove lo poteva fare. Credo nella sua buona fede, visto che quella sera il preside dormì anche lui nel Convitto insieme alla sua famiglia, che era venuta a trovarlo dal Veneto”.
Di quella terribile notte l’ex promessa della Juventus ricorda che ”ero solo in camera, visto che i miei compagni dell’Aquila Calcio erano tornati a casa, approfittando del fatto che erano originari di zone vicine. Ho avuto molto paura. A causa delle precedenti scosse mi mettevo a letto indossando la tuta pronto a scappare se ce ne fosse stato bisogno. Stavo dormendo, quando all’improvviso è arrivata quella forte scossa e tutto cadeva all’interno della stanza. Mi sono fatto coraggio e, aiutato dalla piccola luce del telefonino, sono riuscito a infilarmi le scarpe e trovare un riparo sotto una colonna portante. Istintivamente sono riuscito a fuggire dalla stanza e nel corridoio ho incontrato gli altri ragazzi tutti basiti, perché era crollato il piano superiore e dei giovani si erano trovati nel mio piano”.
Pupillo prosegue affermando che ”noi ragazzi non sapevamo cosa fare, in quanto una scala era inagibile e piena di macerie, ma per fortuna l’altra sembrava percorribile e abbiamo deciso di utilizzarla per uscire. Ho visto la morte in faccia”.
”Quando sono riuscito ad arrivare in strada – continua Pupillo – ho incontrato dei conoscenti che mi hanno accompagnato in una caserma militare dove ho potuto trovare un po’ serenità. Verso le 6 di mattina, poi, sono riuscito a mettermi in contatto con l’allora team manager rossoblù Paolo Ianni, che dopo essersi recato a Coppito a recuperare il mio compagno di squadra Martin Cicotello mi venne a prendere all’altezza dell’hotel Amiternum. Ianni fu gentilissimo: fu l’unico dirigente dell’Aquila Calcio, nonostante avesse la casa inagibile, a dare un aiuto a me e al compagno argentino. Ci portò nel giardino della casa della madre dove pranzammo, in attesa dell’arrivo di mio padre e di mio nonno che mi riportarono in Piemonte”.
Da quella brutta esperienza Pupillo è tornato all’Aquila una sola volta. ”Abito a Moncalieri – afferma – ma vado ogni estate in Puglia (terra d’origine dei suoi genitori, ndr) e nel 2010 nel viaggio di ritorno dal Sud Italia ho fatto una deviazione all’Aquila: sono rimasto impressionato delle pessime condizioni della città. Un vero peccato, perché nel capoluogo abruzzese mi sono trovato benissimo e mi piaceva molto la città. Dopo la stagione 2008-2009 nelle file dell’Aquila, in quella successiva potevo andare a giocare nella Santegidiese, formazione teramana, ma avevo ancora timore di venire in Abruzzo e quindi non se ne fece nulla”.
Pupillo conclude affermando che ”spero di poter venire a fare un’altra visita all’Aquila, ma aspetto che la situazione sia ancora più tranquilla. L’unica cosa è che non resterò a dormire: sono rimasto troppo shockato da quella notte”.



