L’AQUILA – “Magari capissimo quello che succede. Lo sciame in corso potrebbe benissimo finire così o continuare. E come potrebbe non accadere nulla, non si possono neanche escludere eventi paragonabili a quello dell’Aquila”.

Non vuole creare allarmismo, ma parla chiaro e senza giri di parole Gaetano De Luca, sismologo responsabile della rete di monitoraggio abruzzese dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

“Dopo un terremoto importante come quello del 6 aprile 2009 – spiega – l’area dei Monti Reatini è instabilizzata. I terremoti non si possono prevedere, però sappiamo con precisione in quali zone di solito fanno i terremoti. E quella di Montereale, così come lo era quella dell’Aquila, è una zona sismica, in cui ci si possono aspettare scosse”.

“La situazione – aggiunge – è ingarbugliata anche perché l’area ha una struttura molto particolare e diversa tra il Reatino, la zona di Montereale, quella di Pizzoli e quella di Campotosto”.

“In condizioni ordinarie – spiega ancora De Luca – lo sciame sarebbe potuto durare un altro mesetto e poi esaurirsi, ma dopo il sisma aquilano davvero non so cosa possa accadere”.

Un problema su cui De Luca pone l’accento, e non da ora, è quello della prevenzione: “Anche se si potessero prevedere  i terremoti – sottolinea – senza prevenzione che ci fai?”.

Il sismologo spiega poi questa provocazione. “Ipotizziamo uno scenario apocalittico – prosegue – in cui si prevede cinque giorni prima una scossa di settimo grado in quell’area. Un terremoto che spazzerebbe via tutti i paesini antichi. Anche se riuscissero ad avere salva la vita, migliaia di famiglie si ritroverebbero senza più casa costretti a stare in albergo per anni. E che vita salva è? È una vita desolante”.

Per quanto riguarda la prevenzione, per De Luca “prima si comincia  e prima si finisce. Io lo dissi anche dieci anni fa e fui censurato, e la scusa è sempre quella che non ci sono soldi. Se continuiamo a pensarla così, la prevenzione non si farà mai”. (alb.or.)