L’AQUILA – Tra le mappe italiane del rischio sismico, ottenute tramite i satelliti, è presente anche quella dell’Aquila prodotta dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

“Utilizziamo i dati rilevati dai satelliti italiani Cosmo SkyMed per individuare le faglie attive e quindi per aggiornare le mappe di pericolosità e rischio sismico, sia mappe prodotte in tempi rapidissimi per essere di supporto in situazioni di crisi”, spiega il coordinatore del progetto, il geologo Stefano Salvi dell’Ingv.

È il primo progetto al mondo di questo tipo ed è stato presentato nel convegno sull’Osservazione della Terra organizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) in Norvegia, a Bergen. Il Sistema di osservazione della terra per la gestione del rischio sismico (Sigis) è finanziato dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) con 3,7 milioni ed è condotto dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) con la partecipazione dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irea-Cnr) e alcune aziende.

“A due giorni dal sisma – ha detto Salvi – abbiamo ottenuto le prime mappe del danno. La prima è stata quella del paese più colpito, Onna, l’indomani è arrivata la mappa dell’Aquila. Sono state le prime risposte alle richieste che la Protezione civile fa in situazioni di crisi come queste, relative alla localizzazione della sorgente sismica, dei danni e delle frane indotte dal terremoto”.

I satelliti Cosmo SkyMed sono stati anche i primi a indicare esattamente la posizione della faglia e i rilievi condotti successivamente sul campo hanno permesso di stabilire che negli ultimi diecimila anni quella stessa faglia si è attivata almeno cinque volte, la più recente delle quali corrisponde probabilmente al grande terremoto del 1703.

“Con Cosmo SkyMed – ha concluso Salvi – nell’arco di una settimana abbiamo prodotto 21 immagini, mentre fino a ora i satelliti di tipo tradizionale acquisivano un’immagine al mese. Il progetto è attualmente in una fase pre-operativa, abbiamo creato l’infrastruttura ed è un peccato se andasse perduta. Sul tappeto, per il futuro del progetto, c’é la questione del finanziamento, che potrebbe essere di 500 mila euro l’anno”.