L’AQUILA – Rinviata al 6 marzo per l’esame degli imputati e la discussione l’udienza sul crollo del Convitto nazionale Cotugno dove la notte fra il 5 e 6 aprile persero la vita Luigi Cellini (15 anni), Ondreiy Nouzovsky (17) e Marta Zelena (16).
Per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni gravi, sono imputati Livio Bearzi, preside dell’istituto, e Vincenzo Mazzotta, dirigente della Provincia dell’Aquila.
Tra i testimoni ascoltati stamane, il dirigente comunale Ermanno Lisi, al quale è stato chiesto di ricordare se la struttura del Convitto fosse stata presa in considerazione dal Comune dell’Aquila come alternativa alla De Amicis, chiusa in seguito alla scossa del 30 marzo 2009: “Non era uno stabile inserito nelle possibili scelte perché non avevamo fatto alcun sopralluogo dunque non potevamo sapere se fosse affidabile o meno. Comunque lo abbiamo escluso a priori dato che erano in corso alcuni lavori”.
I lavori a cui fa riferimento Lisi erano quelli che erano da poco cominciati al Liceo classico. Il titolare dell’impresa edile Quirino Giammaria ha raccontato di essere stato più volte all’interno del Convitto per organizzare gli interventi che gli erano stati affidati per la struttura contigua del Liceo ma che nel corso di questi incontri non gli capitò di vedere danni strutturali nei locali.
Dopo è stata la volta di Renato Diamante, all’epoca dei fatti, tecnico di una società privata incaricata di effettuare dei controlli nel plesso dal punto di vista della sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’uomo ha sostenuto in aula di aver detto all’imputato Bearzi e al direttore amministrativo, dopo aver effettuato il sopralluogo all’interno dell’edificio, di non far dormire i ragazzi all’interno di una stanza in cui era visibile l’umidità nelle pareti e i mattoni del soffitto.
Infine in aula anche due educatori: Luciano Carissimi e Giancarlo Filauro. Gli istitutori hanno confermato la presenza di infiltrazioni nello stabile e in particolare nella stanza numero 9 dove “a gennaio, un periodo molto piovoso, cadde dell’intonaco”.



