L’AQUILA – Aprile 2009. C’era appena stato il terremoto all’Aquila.
Io ero in Puglia a passare la Pasqua con la mia famiglia e ricordo perfettamente il momento in cui ho visto apparire il nome di Giuliano Sangiorgi sul mio cellulare.
Ci siamo parlati su come ci sentivamo in quei giorni, e di cosa si poteva fare per far sentire la gente colpita da questa tragedia non abbandonata,meno sola.
”Potremmo provare a fissare un giorno di questi in uno studio di registrazione e dire a tutti quelli che conosciamo di unirsi e di realizzare una canzone che sia come un abbraccio a un amico colpito da una disgrazia”, ci dicemmo al telefono.
Il caso voleva che io mi trovassi in Puglia e lui era lì a casa sua e così ci incontrammo la sera stessa, per parlare di questa cosa difficile da realizzare in pochissimi giorni,quasi impossibile.
Il nostro è un mondo di gente piena di appuntamenti e di impegni presi con largo anticipo e metterli d’accordo tutti e nel giro di poco per trovarci tutti insieme in uno studio di registrazione suonava davvero irrealizzabile.
Ci venne in mente di chiedere una mano a Mauro Pagani, il “Papa” dei produttori musicali italiani, che avrebbe potuto svoltare la situazione, renderla fattibile e aggiungere “autorevolezza”.
Mauro disse subito “facciamolo, mettiamoci al lavoro” e davvero nel giro di poche ore, ognuno facendo le sue telefonate, avevamo le adesioni dei più grandi artisti italiani.
Io capii che la cosa si faceva grossa quando Luciano Ligabue e Tiziano Ferro, in genere molto restii a gettarsi in avventure sulle quali non possono avere il controllo totale (e li capisco molto bene) mi dissero OK.
Arrivarono adesioni di ogni tipo,i nomi storici, i giovani artisti, quelli dell’hip hop, tutti quelli che sognavamo ci dicevano di Si.
Ci fu qualche no ma è normale, ma ce ne furono molti meno di quelli che ci aspettavamo, e alcuni furono dei No giustificati da lontananze geografiche oppure ostacoli materiali che impedivano di raggiungere lo studio Officine Meccaniche a Milano il 21 aprile.
Noi chiamammo tutti quelli di cui uno di noi tre avesse un contatto diretto, volevamo che questa cosa partisse dagli artisti e fosse una iniziativa degli artisti.
Ci eravamo dati un vincolo che consisteva nell’esserci tutti fisicamente, quel giorno, in studio, e non avremmo coinvolto partecipazioni via mail o in altra forma che non fosse l’esserci fisicamente per dare una testimonianza anche fisica di partecipazione.
Ognuno dei 56 artisti che il 21 aprile dedicò la sua giornata alla registrazione della canzone è una storia unica.
Qualcuno era a Milano,qualcuno si fece tutta l’Italia in macchina con poche ore di preavviso per esserci, qualcuno annullò impegni importanti, qualcun altro si mise nelle “nostre” mani senza nessuna garanzia, fidandosi di tre colleghi che gli avevano raccontato al telefono l’idea.
Ci aiutarono le case discografiche, i manager, i produttori, i tecnici, la squadra del video e delle foto, i grafici, ognuno si mise a disposizione con un cuore grande e con tutta la professionalità perché tutto potesse nascere in fretta senza perderci in qualità.
In effetti la canzone è venuta benissimo, io ogni volta che guardo il video non posso evitare di commuovermi.
Fu una giornata di registrazione indimenticabile, nello studio regnava un clima di reale collaborazione e un vero spirito di commozione.
Ognuno era lì a offrire il suo valore più grande,la propria arte, in nome di qualcosa di molto più grande, la vita stessa che deve continuare quando tutto sembra distrutto.
Non avevamo ancora pensato a come destinare i proventi, in quel momento la cosa da fare era mandare un abbraccio ai nostri concittadini.
Ci venne in aiuto Caterina Caselli per gestire la cosa sul piano discografico e prese contatti con il ministero della Cultura per capire come poter usare i ricavi dalla vendita e i diritti d’autore (anche ogni euro di Siae di “Domani”, scritta da Mauro Pagani, viene devoluto da allora).
Il cd con la canzone realizzata in due soli giorni (la base la registrammo la notte del 20 aprile e le voci tutte il 21) ha poi venduto davvero un sacco e grazie a queste vendite ci sono più di un milione di euro in un conto del ministero dei Beni culturali dedicato alla ricostruzione dei luoghi della cultura e dell’arte in Abruzzo.
Nonostante tutte le vicissitudini del post-terremoto su quei soldi nessun apprifittatore ha mai messo le mani e sono intatti in quel conto.
Ci sono stati blocchi “politici” non tutti attribuibili a responsabilità dirette del ministero, che comunque ha avuto almeno il merito di non aver intaccato di un solo euro la cifra ricevuta nel conto.
In questi giorni dovrebbe finalmente avvenire lo sblocco della situazione che porterà all’utilizzo di quel denaro per quello a cui è destinato: la musica e la cultura nei territori colpiti dal terremoto del 2009. Verrete informati.
Ho scritto qui questa storia di quei giorni perché oggi sono tre anni da quel terremoto e ancora in Abruzzo si soffre per le conseguenze e non sono molti i segnali per i quali essere ottimisti, anche se ce ne sono.
Questa canzone e alcune iniziative successive credo che lo siano, raccontano di un Paese pieno di gente che crede ancora che nessuna disgrazia possa essere giustificazione per rinunciare a guardare avanti, a fare ognuno la sua parte per ripartire. Anche quando le cose non ci toccano personalmente possiamo dare un contributo.
Il fatto che qualcuno sfrutti anche le disgrazie per trarre profitto e per fare affari non significa che tutto è così, quella resta comunque una minoranza di persone, di delinquenti, che hanno nomi e cognomi.
Io quel giorno in quello studio,e spesso con Giuliano e con Mauro ne abbiamo riparlato, ho avvertito una sensazione forte di partecipazione, che andava molto oltre le nostre singole carriere, che sono importanti perché è il nostro lavoro, ma coinvolgeva una sfera più ampia, fatta di esseri umani che vogliono dare una mano attraverso quello che sanno fare meglio.
Spero e credo che presto ci potrà essere un posto all’Aquila, un luogo per la musica e le arti sceniche, costruito con i soldi di tutti voi che avete comprato “Domani”e che non eravate in studio il 21 aprile ma che senza di voi fuori dallo studio tutto questo non avrebbe avuto davvero nessun senso.
(tratto dalla pagina Facebook “Lorenzo Jovanotti Cherubini”)
DOMA’: LA PARODIA AQUILANA DELLA CANZONE, “UN SUCCESSO INASPETTATO”
“È nata per caso. Un gioco che si è trasformato in un successo”.
Mentre Jovanotti mette su Facebook nero su bianco il racconto della nascita della canzone Domani, anche gli ideatori della versione aquilana del brano, intitolata “Domà- artisti uniti per L’Aquila”, spiegano la genesi di quello che è diventato un vero e proprio tormentone musicale nel periodo post terremoto.
L’idea è nata nel dicembre del 2009 da Francesco Paolucci e Mauro Montarsi, quelli dei famosi video Dice che, e la band aquilana Malia.
“Per caso – spiegano – mentre registravamo un video dei Malia, uno di noi a mo’ di battuta ha detto: ‘perché non rifacciamo Domani e la chiamiamo Domà?’ A gennaio ci siamo riuniti al Boss e abbiamo buttato giù il testo della canzone. Da marzo in poi sono iniziate le registrazioni dei circa 50 cantanti che hanno preso parte al progetto”.
È proprio quella la particolarità del brano, il testo. Rigorosamente in dialetto aquilano, parla dei temi ‘caldi’ di quel periodo: le “99 rotonde” sorte dopo il sisma, la questione delle “new town” e tutti che si sentivano “sulla stessa piastra”; si canta anche la delusione di chi ha ottenuto un alloggio lontanissimo rispetto a quello per il quale aveva fatto domanda, come spiega la strofa “E pensà che voleo ji a coppito du’, me retrovo a Pagliare”,
“Abbiamo giocato anche linguisticamente, con il dialetto. A tratti siamo stati un po’ cinici, ma sempre rispettosi”, dicono.
La presentazione dellla canzone, avvenuta il 21 aprile del 2010 in piazza Duomo, è stata un vero e proprio evento. “Quel giorno abbiamo raggiunto non solo l’obiettivo di riunire i grupopi musicali aquilani, ma tutta la comunità. Quasi mille persone si sono ritrovate in centro storico, per molti era la prima volta dopo il sei aprile”.
Al progetto ha preso parte anche il video blogger Diego ‘Zoro’ Bianchi. (e.m.)



