L’AQUILA – “L’Aquila non si fida”: è questo lo striscione esibito davanti al Colosseo a Roma dalla delegazione di aquilani terremotati giunti nella Capitale con autobus e veicoli privati in occasione delle manifestazioni odierne in contemporanea con il voto di fiducia alle Camere.
Dei manifestanti abruzzesi, qualche centinaio, fanno parte anche gruppi di studenti che contestano la Riforma Gelmini.
I comitati aquilani fanno parte del cartello “Uniti contro la crisi” che porta in corteo le istanze locali.
“Siamo qui per dire che non è giusto rinnovare la fiducia a un governo che dopo aver portato avanti operazioni di facciata ha abbandonato la nostra città”, spiega Ilia Antenucci del Comitato aquilano “3e32”.
“Non è una questione politica – puntualizza – anche se dovesse cambiare governo, la nostra mobilitazione andrà avanti qualora la nuova coalizione tradisse la nostra fiducia come ha fatto quella attuale”.
Gli aquilani contestano “l’atteggiamento politico di chi ha negato una tassa di scopo per la ricostruzione, ma non si fa scrupoli a far aumentare il prezzo della benzina per coprire altre spe come il deficit sanitario”.
AQUILANO VIVE DA SEI MESI IN ROULOTTE
L’AQUILA – “Sono uno di quelli rimasto senza casa: da sei mesi vivo in roulotte. Con il terremoto ho perso tutto. Anche mia moglie, ci siamo lasciati”. Luca Pucci, quarant’anni, stamattina sfila nel corteo di ‘Uniti contro la crisi’, per dimostrare la sua “totale sfiducia nel Governo Berlusconi“.
Secondo Luca, il dopo terremoto è stato gestito male: “Siamo stati sei mesi in hotel a Pescara, poi due mesi in una delle abitazioni del ‘Progetto case’, ma mi hanno sbattuto fuori, a giugno. La verità è che se sei single o se non hai figli non sei affatto tutelato”.
“Ero sposato – continua la testimonianza – ma come moltissimi miei amici mi sono separato dopo il terremoto. In sei mesi in una stanza d’albergo succede che litighi, ti innervosisci, ed alla fine, dopo dieci anni assieme, io e mia moglie ci siamo lasciati”.
E’ a questo punto che inizia una difficile trafila, continua la testimonianza di Luca: “Mia moglie è tornata a casa nostra, in verità era proprietaria dell’appartamento che si trovava nella zona rossa. Io invece non sapevo dove andare: mia madre e mio fratello hanno perduto le loro case, distrutte nel terremoto. Inizialmente ho beneficiato del ‘Progetto case’: ho firmato un contratto secondo il quale, venute meno le condizioni perché io rimanessi, avrei avuto quaranta giorni di tempo per trovare una soluzione alternativa”.
“Poi invece un’ordinanza del sindaco ha di fatto annullato questo accordo: mi hanno mandato via in cinque giorni”.
Luca racconta anche di quanto sia complessivamente avvilente la situazione di molti suoi concittadini: “Molti aquilani sono ridotti ad assumere psicofarmaci, lo dicono diverse statistiche. La depressione dilaga”.



