L’AQUILA – “Nessuno si preoccupa di reinserire nella struttura ospedaliera il centro trasfusionale, ancora sistemato in precarie condizioni di lavoro in un container quasi da terzo mondo”.

Lo denuncia la presidente dell’Avis dell’Aquila, Roberta Galeotti.

“Si ha l’impressione – aggiunge – che la conduzione dei lavori, fortemente rallentata, stia creando l’opportunità di nuovi ‘scippi'”.

“Già da qualche tempo – prosegue la presidente – l’associazione opera in modo saltuario sul territorio, con un’autoemoteca attrezzata per la raccolta del sangue e del plasma in appoggio dall’Avis di Pescara. E questo perché la sede provvisoria e precaria del Sit, posta all’esterno degli immobili ospedalieri, in un container, non è spesso nelle condizioni di ricevere e accogliere i donatori, soprattutto per l’inadeguatezza della sede e per la totale assenza delle misure di riservatezza, malgrado la completa abnegazione del primario Luigi Dell’Orso e degli addetti ai lavori”.

“Un container quattro metri per quattro – accusa la Galeotti – con poche postazioni su cui si effettuano prelievi e donazioni, in un unico ambiente in cui convivono il primario, i medici, gli infermieri e i donatori. Un unico ambiente, dunque, in cui vengono svolte pratiche amministrative, prelievi e colloqui conoscitivi con i potenziali donatori”.

“In questo modo – conclude – si scoraggiano decisamente tutti quei cittadini, specialmente giovani, che vorrebbero contribuire a donare, ma che in condizioni così disagevoli non sono incentivati”.