L’AQUILA – Un appartamento in una palazzina di via Francia a L’Aquila, reso inagibile dal terremoto dell’aprile 2009, ristruttrato e consolidato nel 2011. Riconsegnato agli sfollati con tanto di certificazioni di sicurezza.

Doveva essere la fine di un lungo peregrinare e dello status di sfollati per la famiglia di Marcello De Stasio, una moglie e due figli, operaio edile.

Poi le scosse di mercoledì scorso, quelle del terremoto con epicentro tra Montereale e  Campotosto. Di nuovo la paura e la fuga e infine l’amara scoperta.

La casa di Marcello è piena di crepe, come anche le pareti esterne del palazzo e lungo la tromba delle scale. Non si sa quanto profonde e segno visibile di danni strutturali. Comprensibile intanto la rabbia di Marcello, che su questa casa da anni paga il mutuo, e ora ha paura di farci tornare i suoi figli.

“Non so cosa dire – spiega ad Abruzzoweb – farò fare accurati controlli, poi si vedrà, fatto sta che adesso non posso abitarci. Eppure mi avevano dato il certificato di sicurezza”.

Marcello mostra una crepa nel corridoio e da persona del mestiere spiega che “questo è un allaccio tra trave e tramezzo, ora si è distaccato, però non vedo la presenza di rete, che invece era prevista nel progetto”.

Nel bagno è caduta una spessa porzione di intonaco.

“Ecco – esclama  Marcello staccando un altro pezzo della parete – questa è L’Aquila 2017, una croce che ci portiamo appresso da anni. Una cosa è certa: non sono lavori fatti bene, questo è materiale scadente”.

“Io faccio l’operaio edile – conclude – e temo che non siano danni superficiali, anche se non strutturali. E comunque una famiglia normale non può dormire in una casa dove cadono pezzi di intonaco. Per una scossa che ha fatto a 40 chilometri. Mi chiedo, da padre di famiglia, cosa accadrebbe con un altra scossa come quella del 2009? Qui dentro ora non ci sentiamo più sicuri, questo è il punto”.